Sabato 17 gennaio siamo tornati sulle strade della buona musica live per ascoltare dal vivo due dei più bei progetti musicali usciti nel 2025. Teatro della serata l’Arci Ribalta di Vignola, in provincia di Modena, location di razza per ascoltare ottima musica spesso sotterranea (seguite la programmazione, non ve ne pentirete).
Luca Giordana
La serata si apre con Luca Giordana che presenta il doppio album “Syncretic Synthetic Revn”, progetto musicale anomalo, figlio di un groviglio di suoni che è stato mandato a vari artisti che, in piena libertà, hanno lavorato, manipolato, giocato, filmato e così via questo nodo di suoni. Ne è derivato un progetto davvero singolare, ma allo stesso tempo così anomalo da essere una delle produzioni musicali più vitali uscite nel 2025 (ora si trova su Bandcamp, ma alcuni mesi fa, per averlo, c’era da spedire una lettera al creatore, con tanto di banconota, e sperare che non venisse persa la prima lettera, e che la seconda – contenente il doppio album – arrivasse a casa, prima o poi).

Per l’occasione Giordana, che ha spiegato brevemente il tutto, ha proiettato tre video che sono la trasposizione visiva di quanto elaborato da un punto di vista musicale. Ma ve lo faccio raccontare direttamente da Giordana:

mentre lavoravo su delle immagini l’audio rimase acceso. Avevo una chitarra, probabilmente accesa, forse c’era anche della musica che sentiva mia figlia, la televisione, l’aspirapolvere della mia ex moglie, insomma c’erano diversi rumori in casa. Non avevo staccato l’audio, e tutto venne registrato. Volevo che l’attenzione si soffermasse sulle opere, rallentai molto, la metà della metà del tempo con cui era stato ripreso, e questo andò a scapito anche dell’audio. Sentimmo l’audio e lo riascoltammo un attimo. Bene, ricordo che dissi: io su questa cosa qua ci farei un disco, e lui mi disse sì… secondo me è molto particolare. Io gli dico, a me questi suoni un po’ umani, questi rumori mi ricordano i corvi. Da lì iniziai a fissare i corvi, a pensare i corvi, a scrivere qualcosa sui corvi; naturalmente pensai a gente che l’aveva già fatto; pensai anche al corvo come simbologia, come tipo di animale. A me interessa moltissimo sia la nostra intelligenza, di cui in questo momento il genere umano è un po’ latitante, ma soprattutto anche l’intelligenza animale, l’intelligenza sentimentale. Finita questa telefonata presi questi 45 secondi rallentati che erano diventati un qualcos’altro, comunque mantenni il tempo, 45 secondi dicevo, e iniziai a mandare a un primo musicista questa roba qua, e gli dissi: tu fai quello che vuoi, puoi ascoltarlo e costruire qualcosa; puoi ascoltarlo, campionarlo e costruire qualcosa; ascoltarlo e, siccome ti fa pensare ad altro, dall’ascolto e dal rifiuto, fare delle cose.

Se ti va questo gioco, questa è la mia idea per fare un progetto collettivo che avrebbe dovuto essere musica che creava altra musica, altri modi di vedere magari la stessa cosa. Iniziamo a lavorare, ma cominciamo veramente tutti. Mandai questa cosa qua a quattro musicisti, anche a un amico che vive a Marsiglia, è un batterista di origine russa, e nel pomeriggio mi aveva già mandato il pezzo. Lo ascolto e ho detto: ma forse non so se è questo il genere che voglio, però è bello, è interessante. Alla sera mi arrivò un altro pezzo, da lì in poi spesso mi arrivavano delle composizioni, e altre magari le richiedevo anch’io. Volevo ricavarci un disco: 35, 46 minuti, 60, va bene, e invece, a un certo punto, ho dovuto fissare un tempo massimo e dire: ragazzi me le mandate tutte entro domani e poi non ne prendo più, perché sono pieno di materiale. Ne nacque un disco, un doppio che se volete ascoltare lo trovate su Bandcamp: oltre due ore, 34 brani di non altrettanti artisti, ma contando le band sono almeno 34 persone diverse.
Fabrizio Tavernelli e Manitù Rossi

Fabrizio Tavernelli e Manitù Rossi, a seguire, hanno presentato “Energumeni” (la nostra recensione), lavoro a quattro mani dove il suono e i suoni sono i veri protagonisti, anche se l’album ruota attorno alla canzone “Energumeni”, manifesto dell’epoca prepotente che ci troviamo a vivere. La scaletta ha rispettato il lavoro uscito in cd e vinile, una splendida edizione limitata in 50 copie. Un’esibizione pungente, dove il pubblico, già preso d’assalto dal lavoro di Giordana, si è trovato in un mondo sonoro significante, dove il significato è solo un aspetto posticcio del quale occuparsi. Tolta, infatti, la title track, il resto del concerto serve per mostrare come questo disco possa essere eseguito dal vivo, se trova un pubblico di attenti e raffinati ascoltatori che si sono fatti catturare da queste composizioni sonore, rumorose – in pochi casi – e dove l’essere del suono, la sua capacità metamorfica, è il motore dell’esibirne ed è stata messa ben in evidenza dai due musicisti.

Forse ancora non mi sono ripreso dal concerto degli Swans (la nostra recensione), esibizione e performance che mi ha lasciato con un senso di inadeguatezza e, allo stesso tempo, di bellezza interiore, ma resta il fatto che il concerto di Tavernelli e Manitù mi ha ricordato, pur con tutte le dovute differenze, quello show. Musica che richiede attenzione, coinvolgimento emotivo, suoni non ordinari, musica e suono messi sullo stesso piano, sperimentazione non tanto per stupire, ma come vero senso di ricerca: trovare e provare strade nuove. Sta di fatto che l’ora e mezza circa di esibizione (forse poco meno) ha regalato momenti ordinari, con forma canzone ben evidente e riconoscibile, pur se con suoni che non spingono di certo ad alzare accendini e portano ai cori condivisi, e momenti sperimentali che vanno da “Improvvisazione 1”, “Insurrezione Ipoder mica” e “Improvvisazione 2”, al finale con l’esperimento “Oh Super Superman”, brano nato, ci ricorda Tavernelli, dalla fusione di due canzoni distanti fra loro, ma che possono convivere in questo pastiche sonoro, che diverte un pubblico che, fino a quel momento, è stato messo piacevolmente alla prova.

Spazio anche per il Post Punk e Rock alternativo di “The Affectionate Punch”, che si incastra bene nei suoni sciamanici, ma non di certo rituali, di Tavernelli e Manitù, sorretti in scena da immagini di film di serie D (fra gli altri Star Wars turco che, penso, non possa essere definito B movie, ma ben peggio…) che creano quella giusta sensazione disturbante e spaesante, alla Sartre de “La Nausea”.

Si assiste a un concerto di musica non ordinaria, dunque, dove suono, musica e voce (spesso) sono mescolati senza gerarchia prestabilita; arte che si crea con modalità rizomatica, e non da radice a fittone – fuor di metafora, ambito dodecafonico più che tonale – e allo stesso tempo in questa dimensione non ci si sente a casa propria se, fatemelo dire con orgoglio, non si è disposti ad ascoltare, e non si frequentano circuiti veramente alternativi nell’ambito della musica underground. Qui siamo, per dirla in un altro modo evocativo, nel Sud del Sud dei Santi, in quella terra cioè che è minoritaria anche per chi si muove fuori da schemi e da circuiti fatti di lustrini e paillettes. Però, proprio per questo motivo, in questi concerti si assiste a una creatività vitale, che consegna a chi ascolta un’arte viva, capace cioè di scuotere anime e coscienze.

Corvi ed energumeni, dunque, accumunati dalla capacità di essere extra-ordinari. Concerti ed esibizioni così lasciano il segno, ed è poi dura davvero tornare ad ascoltare ciò che, per mera stanchezza creativa, è solo capace di esprimere ordinarietà.

La serata, poi, è stata chiusa dall’esibizione di Herne von Bòrmanvs, che ha concluso una serata di musica non ordinaria di ottima fattura.
Articolo di Luca Cremonesi, foto di Giulia Bui

Set list Fabrizio Tavernelli e Manitù Rossi
- Astrodrip
- Via Clavature, via Marsili
- Energumeni
- Improvvisazione 1
- Insurrezione Ipodermica
- Improvvisazione 2
- Aaaa Aqaba Wava’s
- The Affectionate Punch
- Crypto Disco
- Oh Super Superman
