12 giugno, prima delle tre serate del Firenze Rocks, il festival estivo di Live Nation Italia ormai atteso da fan della buona musica dal vivo. Sì, perché accanto al Rock, trovano ormai da anni posto anche proposte di generi diversi, con il risultato di proporre qualcosa per tutti i gusti e tutte le età. La prima sera infatti troviamo sul palco giovani artisti emergenti italiani, Burning Blood e Sotto La Cupola, l’esordio italiano per i The Sophs, l’immensa Anna Calvi, La festa scatenata da Salmo, per arrivare infine all’atteso ritorno in Toscana di Lenny Kravitz.
Burning Blood


Ad aprire ufficialmente il Firenze Rocks edizione 2026 sono i Burning Blood, giovanissima formazione fiorentina nata al Liceo Musicale Dante e composta dal chitarrista e frontman Nicholas Bencini, dal batterista Roshdy Mohamed, dal bassista Roberto Assennato e dal tastierista Mattia Negri.


La band è risultata vincitrice del contest fiorentino Collage Clash 2025 avente in palio proprio la possibilità di esibirsi come opening act al Firenze Rocks 2026. Stile inconfondibile, non ci hanno poi nascosto la forte emozione provata: Quando abbiamo visto il pubblico sotto le transenne la tensione e la consapevolezza di quanto abbiamo lavorato per arrivare fino a lì si è trasformata in carica esplosiva. Ci sentivamo nel posto giusto! Aprire a Salmo e Lenny Kravitz, che sono artisti che ascoltiamo da quando siamo piccoli, è stato un vero privilegio. Ci siamo goduti a pieno Firenze Rocks e siamo grati per tutto questo. Sì, ci vuole coraggio per dei giovanissimi a salire su un palco come quello, dove ci si può perdere tanto è grande, e quando si è abituati a suonare solo in piccoli locali. Bene, questi ragazzi non hanno avuto paura, si sono ben preparati, e hanno dato un bello spettacolo, con una fantastica presenza scenica e proponendo un ottimo Hard Rock rivisitato in chiave contemporanea. Bravi, bravi, bravi.
Sotto La Cupola


Poi sul palco sono arrivati i Sotto La Cupola, collettivo Nu Metal, Rap Metal e Crossover nato nel 2022, capaci di creare un’atmosfera potente ed elettrizzante, caratterizzata da un solido muro di suono metal sulla quale prende vita tutta l’energia del loro Rap. I SLC sono capaci di sfoggiare anche un’esperienza scenica degna di nota: difficilmente si vede infatti un collettivo così corposo – otto membri – destreggiarsi sul palco, trasformando l’esperienza in qualcosa che necessita attenzione: non sai mai da quale parte del palco sentirai la prossima strofa!


Il caldo non ha fermato i presenti che anzi si sono lasciati rapire dalla loro energia coinvolgente, cantando le loro strofe fino alla fine e lasciandosi trasportare dalle indicazioni provenienti dal palco. Abbiamo capito di avercela fatta quando sono partite le prime note di “4astio” e la gente sotto il palco ha cominciato a sbracciarsi, cantare e saltare con noi, è stato incredibile, ci spiegano, aggiungendo che la vera sfida è far scoprire questo genere a chi magari ne ignorava l’esistenza e allo stesso tempo dimostrare di essere credibile a chi invece ne aveva già dimestichezza. Quando la reazione del pubblico è come quella che abbiamo ricevuto noi capisci di aver fatto centro!
The Sophs
Ottimo esordio italiano per i The Sophs, band originaria di Los Angeles che ha debuttato lo scorso 13 marzo con l’album “Goldstar”, pubblicato dalla storica label Rough Trade Records. La band, composta dal vocalist Ethan Ramon, dal tastierista Sam Yuh, dal chitarrista elettrico Austin Parker Jones, dal chitarrista acustico Seth Smades, dal batterista Devin Russ e dal bassista Cole Bobbitt, ha proposto un’ampia gamma di sonorità raffinate provenienti dal loro album, dal momento che si definisce ancora in evoluzione e non ha voglia – almeno per il momento – di essere etichettata in un genere predefinito. I The Sophs, che abbiamo intervistato (la nostra intervista nei prossimi giorni) si sono esibiti suonando davanti a un pubblico partecipe e interessato alle sonorità dei californiani.
Anna Calvi


Arrivati a metà pomeriggio, il palco comincia a ospitare i grandi artisti della serata e fa il suo ingresso in scena Anna Calvi. La sua chioma bionda, illuminata dal sole, spicca sul palco, complice l’outfit total-black della cantautrice. Inglese, classe 1980, originaria di Twickenham ma con padre italiano, ha trasformato il palco del Firenze Rocks in un territorio sospeso tra Art Rock e Blues, con protagonista il virtuosismo chitarristico e non da meno quello vocale.



Il passaggio a un Fender Bass VI ha aggiunto ulteriore profondità a una performance già intensa e magnetica: abbandonata ogni forma di eleganza formale, Anna Calvi ha trasformato parte del set in un Blues sporco e crudo, per terminare sempre con questo strumento, strusciandone le corde sulla spia prima di lasciarlo andare in larsen e uscire di scena, in un epilogo teatrale che ha lasciato nell’aria un’eco di distorsione e atmosfera inquieta. Magnetica, elegante, ribelle, senza dubbio l’opener maggiormente applaudita e apprezzata dal pubblico presente.


Salmo



Ancora sotto il sole, prima dell’arrivo di Lenny Kravitz, il compito di tenere alta l’attenzione da parte di un pubblico sempre più numeroso, e accaldato, è toccato al nostro Salmo. Forte di una presenza scenica consolidata e di un repertorio capace di cantare Rap su un tappeto musicale metal, l’artista sardo ha confermato il proprio ruolo di uno dei protagonisti della scena musicale italiana contemporanea.



L’impatto sul pubblico è stato immediato, l’energia sprigionata dal palco ha contagiato rapidamente la Visarno Arena, con le migliaia di persone presenti che hanno risposto con entusiasmo alle sollecitazioni e provocazioni dell’artista. La presenza di Salmo all’interno del Firenze Rocks non è un’anomalia, dal momento che la sua musica ha sempre dialogato con l’immaginario rock, sia nell’estetica che nell’approccio al live e negli anni “Lebonwski” ha costruito una carriera capace di superare i confini dell’Hip Hop tradizionale conquistando un pubblico trasversale.

Lenny Kravitz
[Non era consentito fotografare professionalmente l’artista, su indicazione del management]
Un pubblico ormai carico ha accolto in grande stile l’eterno giovane del Rock, 62 anni appena compiuti e non sentirli, ma soprattutto non dimostrarli. Alla sua prima apparizione sul palco del Firenze Rocks, l’artista non ha puntato solo sui suoi grandi successi – “Always on the Run”, “It Ain’t Over ‘Til It’s Over”, “Fly Away”, “Let Love Rule” e “Are You Gonna Go My Way” tanto per citarne i più iconici – ma ha dimostrato di non vivere solo di nostalgia, lasciando spazio anche al materiale più recente tratto da Blue Electric Light (2024), con brani come “TK421” e “Honey”, senza rinunciare ad altre composizioni maggiormente contemporanee del suo repertorio come “The Chamber” e “Low”. Spaziando tra Rock, Funk, Soul e Blues, Kravitz ha costruito uno spettacolo capace di attraversare generazioni diverse, coinvolgendo tanto i fan storici quanto il pubblico più giovane accorso. Il pubblico ha risposto con entusiasmo a ogni passaggio dello show, accompagnando l’artista in un viaggio attraverso oltre tre decenni di musica. Tra assoli, groove irresistibili e momenti più intimisti, Kravitz ha confermato una volta di più la sua capacità di unire spettacolarità e sostanza, mantenendo intatto quel fascino che da sempre lo distingue. A chiudere la serata è stato l’encore affidato a “Are You Gonna Go My Way”, accolto come una vera e propria celebrazione collettiva e perfetto punto finale per una prima giornata del Firenze Rocks all’insegna dell’energia, della contaminazione tra generi e della grande musica dal vivo.
Foto di Francesca Cecconi, articolo di Antonio Piazzolla
Set list Burning Blood
- It’s A New Day, It’s A New Age
- Running To The Magic
- Fake People
- Black Storm
- Liar
Set list Sotto La Cupola
- 4astio
- Slc
- Meno Di 0
- La Causa
- Non Ci Arrivi Mai
- Salta”
- Disordine
- Ira
Set list The Sophs
- The Dog Dies in the End
- They Told Me Jump I Said How High
- Goldstar
- Blitzed Again in My Own Way
- Big Red X
- Papercutter
- I’m Your Fiend
- Sweetie Pie
- Ditf
- Sweat
- For the First Time
