Dal 28 al 30 agosto il Lumen – spazio urbano rigenerato all’aperto, multifunzionale e multidisciplinare –, situato all’estrema periferia sud di Firenze (che, per dove è messo, significa che bisogna proprio volerci andare), ha ospitato la quinta edizione del Lasciati Fiorire Festival, rassegna curata dal collettivo Fiore sul Vulcano dedicata alla musica indipendente e alla cultura contemporanea.


La seconda serata, quella del 29 agosto, ha come headliner sul palco principale Gaia Banfi, che qui chiude il suo lungo tour estivo. Preceduta sul palco da musicisti locali, la serata sembrava destinata a un flop, con poco seguito; e invece, alle 23, quando lei sale sul palco, ecco che molte delle persone presenti nell’estesa area del Lumen accorrono ad ascoltarla.


Premessa: il suo ultimo album, “La Maccaia” (la nostra recensione), e anche il successivo ep “Al suo riposo/In luce” (la nostra recensione) ci erano piaciuti molto. E no, non l’avevamo scoperta ai tempi di X-Factor – semplicemente perché non seguiamo quel programma – ma solo grazie ai suoi ultimi bellissimi lavori. Aspettativa alta per il concerto, dunque, che si svolge in una location certo non proprio consona alla sua musica, per l’atmosfera da serata di svago, tra un muro di arrampicata a fianco del palco, bambini urlanti e gente intenta a farsi due chiacchiere; una musica così raffinata avrebbe bisogno di teatri. Ma Gaia è una ragazza serena e determinata, consapevole del proprio valore artistico, e sul palco dà tutta se stessa, senza risparmiarsi, regalando un concerto intenso e raffinato.


Cantautrice e pluristrumentista, mi racconta che i suoi miti musicali sono Bon Iver e De André ( ma a vederla muoversi sul palco si vede tanta Tori Amos). Lei fa parte della schiera, nuova, fresca e attesissima, di giovanissime artiste italiane che stanno stravolgendo la visione priva di valori dell’industria musicale italiana, riportando la parola “musica” verso le parole “arte” e “creatività”; nel suo caso c’è anche qualcosa in più: non si rivolge a un pubblico specifico, a una nicchia – che so, i trentenni, gli universitari, i propal, ecc. –; va oltre tutto e tutti. Va per la sua strada, circondandosi di pochissime persone per realizzare il suo progetto.


Vedi Gaia prima del concerto al banchetto del merch e la prendi per una ragazza qualunque, di quelle che neanche noti se ti passano accanto; poi, sul palco, si trasforma. O meglio, è la sua stessa musica che la trasforma in un’artista capace di fondersi corpo e anima con le note, e di contagiare noi tutti con le stesse emozioni che prova lei mentre suona e canta. Il set è relativamente breve, un’ora esatta, ma lascia senza respiro per la tanta bellezza e sincerità artistica.


Accompagnata da Oscar Martin del Rio alla cassa, alla batteria elettronica e agli effetti, il suo strumentario è composto da sintetizzatori e tastiere, campionatori e drum machine, controller per le basi elettroniche, piano elettrico e una chitarra Gretsch. L’artista utilizza anche una tastiera-organo vintage degli anni ’70, proveniente dalla collezione di famiglia e appartenuta al padre Baffo Banfi, storico tastierista dei Biglietto per l’Inferno. A questo ci sono da aggiungere i microfoni effettati, utilizzati per trattare e distorcere la voce e integrarla, al pari degli altri strumenti, nella produzione sonora.


Gaia è molto concentrata, parla pochissimo, avvolta dalla luce blu e bianca e dall’incessante fumo (una costante un po’ spiacevole); il palco è adornato da pannelli LED sui quali scorrono foto in bianco e nero, presumibilmente prese dallo shooting realizzato per la copertina de “La Maccaia”. Un concerto non solo intenso, ma immersivo. Lei è appunto immersa nelle sue note e trascina noi tutti in questo mondo quasi onirico, dove non contano i ritornelli, i passaggi catchy o il groove, dove non la fa da padrone nessuno strumento, ma neanche la stessa voce, ma crea un tappeto sonoro in cui sottilissimi fili si intrecciano dando vita a un pattern unico. L’amalgama del tutto crea un’esperienza artistica più che un semplice concerto.


Qualche parola solo alla fine: ci tiene a ringraziare il pubblico, gli organizzatori e il musicista con lei sul palco, e ci preannuncia che a breve partirà un nuovo tour, solo voce e piano. Non vediamo l’ora.
Articolo e foto di Francesca Cecconi
[foto post-prodotte con Adobe LR/PS che integrano modelli AI]
