I Geese sono una delle band più interessanti della nuova scena rock americana: una miscela imprevedibile di energia, teatralità e libertà compositiva che sfugge continuamente alle definizioni più semplici. Il loro terzo album, “Getting Killed”, pubblicato il 26 settembre 2025, conferma e radicalizza questa natura irrequieta. Il 4 giugno sull’Occident Stage del Primavera Sound di Barcellona, poche ore prima Cameron Winter era seduto davanti a un pianoforte nell’Auditori Rockdelux. Curvo, leggermente di spalle, immerso in una dimensione intima che sembrava esistere ai margini del palco. Quando sale sul palco con i Geese, accade l’opposto. La sensibilità è la stessa, ma la forma cambia completamente.
La giornata è segnata dal maltempo. La pioggia cade senza interruzioni, costringendo il pubblico a continui spostamenti e contribuendo a una sensazione generale di disorientamento. Alcuni degli appuntamenti più attesi vengono cancellati e l’intera giornata sembra attraversata da una certa instabilità. In questo contesto, i Geese trasformano il caos atmosferico in parte integrante della loro esibizione.

Sul palco, Cameron Winter appare completamente indifferente alla pioggia. Fradicio, continua a muoversi come se il maltempo non esistesse. L’acqua gli cola addosso mentre attraversa le canzoni con un’intensità quasi fisica, senza mai dare l’impressione di voler contenere l’energia. Se all’Auditori sembrava abitare ogni canzone dall’interno, qui la attraversa frontalmente. Corre, si espone, occupa lo spazio. Eppure, osservandolo bene, qualcosa rimane identico: a tratti cerca lo sguardo del pubblico, altre volte chiude gli occhi e sembra concentrarsi esclusivamente sulle parole e sulle note, come se il concerto si svolgesse contemporaneamente in due luoghi diversi — davanti a migliaia di persone e dentro di lui.

Anche la folla contribuisce a definire l’atmosfera del live. L’energia è altissima, a tratti eccessiva. Il pogo si sussegue continuamente e non sempre nel modo più rispettoso. Quando attaccano “2122” e scivolano dentro “Interstellar Overdrive” dei Pink Floyd, qualcosa cambia nella densità della folla: la risposta è immediata e fisica, una delle punte di intensità della serata, il momento in cui il pubblico perde completamente il controllo nel senso più liberatorio del termine. In alcuni passaggi la densità rende difficile persino respirare. La sensazione è quella di una massa in costante movimento, attraversata da una tensione che oscilla tra entusiasmo e perdita di controllo. I Geese riescono però a mantenere il centro della scena. L’acqua, il fango, il disorientamento della giornata e la fisicità della folla diventano parte dello spettacolo. Non c’è separazione tra ciò che accade sul palco e ciò che accade sotto.

Alla fine del concerto, ciò che resta più impresso non è soltanto la qualità dell’esibizione, ma la trasformazione osservata nell’arco della stessa giornata. Vedere Cameron Winter passare dall’intimità quasi domestica del live solista alla furia controllata dei Geese significa assistere a due modi opposti di stare in scena senza che venga mai meno la stessa sensibilità. È forse proprio questa la qualità più sorprendente della sua presenza: la capacità di cambiare forma senza perdere autenticità.
Articolo di Benedetta De Rosa
[foto di Christian Bertrand da cartella stampa Primavera Sound]
Set list Geese Barcellona 4 giugno 2026
- Husbands
- Getting Killed
- 2122
- Crusades
- 100 Horses
- I See Myself
- Bow Down
- Cowboy Nudes
- Mysterious Love
- Au Pays du Cocaine
- Taxes
- Trinidad
