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Karma live Mezzago

Ben tornati gridano in tanti. Ed è unanime il giudizio, anche finito il concerto

Due premesse, necessarie.
Un grande applauso, sentito, vero, al tecnico del suono della serata. Riuscire, in un luogo carico di storia, per carità, ma pur sempre piccolo e angusto, della provincia brianzola, a far suonare così bene una band che, senza dubbio alcuno, è depositaria di tecnica divina, non era cosa facile. Eppure il miracolo del primo live dei Karma, dopo oltre 20 anni, al Bloom di Mezzago il 10 novembre, s’è avverato, e il suono è stato perfetto. Tutti gli strumenti si sono sentiti bene, come d’altronde la voce. Il luogo era piccolo, pieno di persone, e con soffitto non troppo altro.

Entrando, me l’ero messa via: finirà come con i Verdena a Brescia (ma lì eravamo all’aperto). Ci sarà un pastone sonoro, e amen. Ero pronto solo al peggio, insomma. Così non è stato, merito di un tecnico del suono che, a fine serata, ho ringraziato perché mi ha fatto vivere una bella emozione. L’ho osservato bene: non ha mai alzato gli occhi dalla consolle; non si è fatto disturbare da amici e amiche; ha lavorato sempre con attenzione e dedizione e molto di quello che si è sentito, è senza dubbio merito suo.

Seconda premessa: ma quanto sono alti i brianzoli? Mai visto un concerto con persone con stature così impegnative. Vichinghi della Bovisa, di Monza e Brianza, altro che cowboy o pirati, come cantava Davide Van De Sfroos. Le pochissime ragazze presenti in sala – fatto non sfuggito a molti – sono state condannate a non vedere nulla. Stessa cosa per quanto mi riguarda, e sono comunque 1,78 di altezza. Giganti, con tanto di capelli legati alla maniera dei bonzi tibetani, come se non bastasse. Altezze, poi, compensate da un pubblico di maschi (al 90%) over 45 (partendo dai più giovani). Cellule dormienti risvegliate. D’altronde, lo dicono in molti: siamo rimasti orfani per troppo tempo; 25 anni sono tanti, il pubblico si è comunque affievolito. Qualcuno è andato per età, qualcuno perché già dottore, e insegue una maturità, si è sposato e fa carriera, ed è una morte un po’ peggiore… cantava Guccini.

Ben tornati gridano in tanti. Ed è unanime il giudizio, anche finito il concerto. Quella che, a oggi, era stata una bella parentesi, e cioè i due album dei Karma, band milanese a trazione grunge, e che aveva dimostrato che si poteva portare in Italia una specie musicale alloctona, e cioè la rabbia rock delle grandi capitali statunitensi, ha messo in scena un grande concerto e, prima ancora, prodotto un ottimo album. Il ben tornati ci sta tutto dopo un lungo silenzio, e una parabola che si era esaurita in pochi anni. Poi il ritorno con “K3” (la nostra recensione), album uscito poche settimane prima di questo primo live.

Se il 2023 verrà ricordato per il ritorno dei Rolling Stones e dei Beatles (ma anche per una loro collaborazione, nell’album dei primi, che vede, come è noto, Paul McCartney suonare il basso in un brano punk rock di “Hackney Diamonds”), in Italia, con le dovute proporzioni, possiamo dire di aver recuperato una grande band. Un ritorno che, con quello dei Verdena nel 2022, ha dato uno scossone al sonnolente grunge nostrano. Cosa tutto questo produrrà, nel dettaglio, non è dato sapere, ma nel mentre il risveglio c’è stato.

Lo show, la prima data di un tour che vedrà i Karma in giro per la Penisola, è stato tutto costruito sull’album “K3”, con qualche innesto preso dai due lavori procedenti, e una sorpresa: Manuel Agnelli. L’ex leader degli Afterhours, che durante lo show era camuffato fra il pubblico, vicino al banco del merchandising, è salito sul palco per eseguire, in duo con la band, la sua “Quello che non c’è”, e “Corda di parola”, una delle canzoni più interessanti del nuovo lavoro targato VREC Music Label.

Prima e dopo, solo Karma, non senza un certo imbarazzo da parte della band. Tonare operativi dopo anni non è deve essere stato facile e immediato. Però devo dire che lo scoglio viene superato senza grandi difficoltà. Lo spettacolo è comunque costruito in modo eccellente, anche se non ancora ben oliato. Tuttavia, la scaletta di 18 pezzi, intro compresa, funziona molto bene e, lo ripeto, se il tecnico del suono restasse quello di questa prima data, la band non avrà nulla da temere. I pezzi scelti dai vecchi album sono quelli che si incastrano bene nelle sonorità più cupe, granitiche e solide, di questo nuovo lavoro. “K3” profuma, in modo straordinario, di mood internazionale. A paragonarlo con il bellissimo “Volevo Magia” dei Verdena (la nostra recensione) non si fa peccato. Anzi. A dir la verità, a conti fatti, e messo sul piatto della bilancia i dati oggettivi, vien quasi da dire che quest’ultimo penda dalla parte dei Karma, dato il lungo stop che li ha caratterizzati.

La scelta per questo ritorno è quella di mescolare in scaletta, tenendo ferma però l’apertura che vede l’intro, “K3” e “Neri relitti”, il brano più rappresentativo di questo lavoro di inediti che è stato ispirato dalla lettura del volume “Il monte analogo” di René Daumal, edizioni Adelphi. Subito si capisce che il piccolo locale sarà il nido giusto per far spiccare di nuovo il volo. L’audio è limpido, perfetto e la band suona a memoria, come se fosse scesa dal palco la sera prima. Mancano solo un poco di meccanismi rodati, tipici di chi si muove da sempre su un palco. Sono però automatismi che, a rodaggio fatto, torneranno a essere naturali.

Lo stacco fra i brani del passato, e cioè, per esempio, “Cosa Resta”, grande classico generazionale da “Karma”, come d’altronde “La terra”, e il brano di chiusura, e cioè “Il cielo”, non è così evidente. Un poco di più con i pezzi presi da “Astronotus”, brani che appaiono più deboli, musicalmente parlando, di quelli di “K3”. Così “Terzo Millennio” e “Jaisalmer”, terzo brano in scaletta, creano l’unico momento di tutta la serata che profuma un poco di nostalgia.

I Karma comunque non sono tornati per fare memoria. Tanto meno testimonianza. E neppure effetto revival. “K3” è un album vero, bello, solido, compatto, musicalmente con molto da dire, dato che non è stato scritto e prodotto per far smuovere i dischi del passato. Lo dimostra questo spettacolo che ripropone non solo tutte le canzoni dell’album, ma il mood grunge, ma senza troppa rabbia, più disilluso insomma, figlio chi ha acquisito maturità di pensieri, e ha frequentato un mondo musicale, come ha spiegato nella nostra intervista il leader dei Karma (ascolta il nostro podcast), dove il Rock è vivo, e continua nella sua esistenza.

Il concerto non è affatto uno show per anime disperse, per collezionisti del passato, ma è uno spettacolo che guarda avanti, e alla possibilità di poter dire ancora qualcosa utilizzando, però, un genere che, quanto meno in Italia, è démodé. Cosa che non succede negli Stati Uniti. L’operazione revival non c’è neppure nella proposta live, perché la scelta di eseguire tutto il nuovo lavoro, è segno del rispetto che la band ha per il disco fatto uscire in ottobre.

I primi due album restano, al momento, introvabili, garanzia della voglia di guardare avanti, e non al passato. Sul mercato c’è questo “K3”, ed è un ottimo biglietto da visita per chi li vuole scoprire tanto quanto per chi li vuole riscoprire. Certo, c’è uno scotto da pagare, il lungo silenzio. Servirà far parlare di sé, non di certo adagiarsi sul fatto di essere stati, anni fa, una band di culto. Con questo album in mano, però, ci sono le carte in regola per dire la propria nella dimensione live, e allo stesso tempo, sul mercato discografico nostrano.

Ben tornati, e ora avanti tutta. Rodando lo show, e rimettendo in moto una macchina musicale arrugginita, quella del grunge italiano, della quale però non c’è nostalgia, ma assoluto bisogno. Lo dimostra il successo dei Verdena e, ora, gli apprezzamenti ricevuti dai Karma.

Articolo di Luca Cremonesi, foto di Michele Arduini

Set list Karma 10 novembre 2023 mezzago (MB)

  1. Intro
  2. K3
  3. Neri Relitti
  4. Jaisalmer
  5. Abbandonati
  6. Atlante
  7. Luce Esatta
  8. Cosa Resta
  9. Goliath
  10. Terzo Millennio
  11. Ophelia
  12. Il Monte Analogo
  13. Eterna
  14. Quello Che Non C’è
  15. Corda Di Parole
  16. La Terra
  17. Teardrop
  18. Il Cielo
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