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Massimo Silverio live Brescia

L’artista friulano è fra le voci più interessanti che si presentano sulla scena della ricerca musicale italiana

Un’ora di splendida bellezza. Il concerto a Brescia di Massimo Silverio al Mita, centro culturale di nuova apertura, mercoledì 15 maggio, è stata la conferma di come l’artista friulano sia fra le voci più interessanti che si presentano sulla scena della ricerca musicale italiana. La bellezza non è però espressione solo di quei 70 minuti di concerto. Anche la location ha fatto la sua parte. Lo vedremo nel finale.

Silverio parte in tour dopo il buon successo del suo Hrudja (la nostra recensione), uscito alcuni mesi fa. Un lavoro che ci ha subito conquistati per la sua carica di sperimentazione. Il filone è quello che vede protagonisti personalità come Jacopo Incani, Daniela Pes, e tutta una scena sotterranea che, grazie al successo di questi due apripista, sta emergendo. Silverio è fra queste voci. Come ha conquistato noi, ha conquistato anche i referenti della struttura di Brescia, che lo hanno subito voluto all’interno della manifestazione “Voices Hybritude”. Li ringrazio, perché sono stati i primi a chiamarci, ricorda Silverio al termine del suo concerto.

Ci accodiamo, perché questa sfida è stata vinta, dato che il pubblico era numeroso, e tutto attento ad ascoltare una proposta musicale che implicava tanta attenzione. L’unica nota dolente, ma non è un dramma, è che il bancone del bere dovrebbe essere posizionato in altra sede. Il rischio è quello di ascoltare il ghiaccio che dalla sessola passa ai bicchieri di chi, giustamente, sceglie di ascoltare musica sorseggiando un buon drink.

Al netto di questo, che è comunque una nota di colore, ma fa la differenza se si ha a che fare con un’esecuzione musicale dove ascoltare suoni non convenzionali è determinante. Tutto il resto, vale la pena ribadirlo, è stata pura bellezza.

Il pubblico è ormai drogato da grandi produzioni, da show complessi con luci, schermi e impianto audio da esterno, che diventa sempre più difficile saper tornare in piccole location, per trovare qualità sonora che sa fare la differenza. Qui a Brescia, fra antichi tappeti alle pareti, oggetti esposti per la mostra in corso fino al 14 luglio, Silverio ha messo in scena un intenso set con due musicisti – percussioni e programmazione elettronica – che si aggiungono al cantautore che suona chitarra e violoncello.

Il tutto minimale. Palco semplice, con Silverio al centro, e i due musicisti ai lati. Nicholas Remondino suona una batteria che continua a modificare per tutta sera. Sembra di vedere John Cage all’opera, quando cioè modificava il suo pianoforte. Manuel, invece, si destreggia su una consolle ricca di strumentazione con la quale crea parte dei suoni che caratterizzano l’album di Silverio, lavoro che è stato eseguito integralmente nel live di Brescia.

Tutto è minimale, dalla messa in scena alle luci. Tranne che la musica. Silverio non è musicista adepto della rarefazione. Anzi. Cerca suoni, che riproduce con espedienti diversi. Sulla batteria ci sono pezzi di piatti rotti, bucati, scavati. A terra, al termine del concerto, ci sono spazzole di saggina e di plastica; mentre le tradizionali bacchette di legno vengono utilizzate in modo spesso non convenzionale. Sui piatti queste sono utilizzate come archetti di violino, producendo così suoni metallici che rimando al mondo sonoro dell’industrial. Sul rullante compare spesso un piatto cavo, che stride e genera un suono secco, asciutto, di piatti sbattuti, ma anche di officina meccanica. Dall’altro lato la consolle lavora suoni che rimandano, in parte, alle ricerche di Thom Yorke, dei Low, e di Incani. Il tutto, però, condito con grande sapienza al fine di generare un’esperienza musicale nuova, che nasce da un suono compatto, che non può essere spezzato.

La scelta di portare in tour tutto l’album è vincente. Il viaggio di questo live inizia con “Schena”, con quel suono, forte e potente, di nave che lascia il porto. Un manifesto, di fatto, che fa capire come ci si muova in un mondo musicale dove elettronica, sperimentazione e lingua dialettale, sono la benzina della performance. Il risultato è decisamente ottimo. I tre musicisti dimostrano grande affiatamento – ed è di fatto solo la quarta data del tour. Altra nota positiva: c’è un sano stupore, da parte dei musicisti, nello stare sul palco.

Questo modo d’essere mi ha conquistato. Sarà che spesso, ormai, la dimensione del palco è spacciata come novità, quando invece le persone sono anni che fanno gavetta. Storia e malcostume italiano, dove il talento è sempre qualcosa di cui non andare fieri. Qui, invece, c’è una genuinità nello stare sul palco che dimostra come Silverio il ghiaccio lo abbia rotto, ma ancora non sappia nuotare libero davanti al mare del suo pubblico. E pensare che potrebbe decisamente comportarsi in altro modo, data la qualità della sua proposta musicale. Invece è ancora vestito di un’umiltà che lo rende davvero felice, e visibilmente emozionato, della presenza di un pubblico che sa prestare vera attenzione al suo lavoro.

Anche questo aspetto non è secondario, se si considera che, a oggi, la musica di Silverio si è mossa in modo sotterraneo; carsica. Merita successo, e glielo auguro. A differenza però di esperienze simili, per ora il suo percorso è minoritario. Non è un male, anzi. È solo da esperienze minoritarie che si generano poi linee di fuga, che portano con se la possibilità di diventare esperienze maggioritarie. Per certi versi, data la qualità messa in scena, lo auguro a Silverio. Come d’altronde spero che mantenga quella genuina e onesta capacità di stupirsi di chi dedica tempo e ascolto, vero, al suo lavoro.

Rispetto al disco, le parti ritmiche vengo valorizzate nell’esecuzione dal vivo, e brani come “Scune” e “Grusa” diventano di respiro internazionale. Non certo perché rimandano al mondo della World Music, esperienza ormai conclusa e lontana anni luce da questo lavoro. Qui c’è voglia di sperimentazione che nasce dalla contaminazione di suoni. O meglio, il suono è al centro dell’esperienza. La voce, come l’idioma locale, è stata utilizzata per creare atmosfere sonore. Le trame sono state studiate per essere fattive di suoni riletti in chiave attuale, figli cioè della fusione fra strumenti musicali e computer. Nessuna celebrazione del locale, come accade nel Vinicio di Canzoni della Cupa, ma generazione sonora, come nel lavoro di Daniela Pes. Sentito dal vivo Silverio, devo dire, con grande serenità, che la sua musica non è di certo secondaria al tanto celebrato album della Pes.

Date le premesse, mi sento di affermare che quello di Silverio si candida a essere una delle esperienze live più interessanti che sono in circolazione in questo momento, nel nostro Paese. Ripeto e ribadisco che non si tratta di una produzione di intrattenimento, dove le finalità, ormai, sono altre. Qui si va ad ascoltare. E ad ascoltare un musicista, accompagnato da due complici al suo fianco, ai quali si aggiunge Matteo Rizzo, un giovane tecnico del suono, davvero in gamba, che regala pulizia e perfezione all’esperienza sonora, cosa non facile dato l’armamentario messo in campo), che lavora sul suono. Tutto il resto passa in secondo e terzo piano. Compresa la sua personalità che emerge nella musica, ma scompare nell’essere umano, perché in lui non c’è nessun divismo, ma solo voglia di incontrare chi sa godere di questa musica.

Dopo il bis con “Grim”, eseguito da Silverio con la sola chitarra e voce, la location regale un fine serata con Lou Reed, che è la naturale continuità sonora di quanto fin qui si era ascoltato. Il tutto mentre sulle pareti ci sono tappeti orientali che guardano un pubblico composto, colto e rispettoso di tutto quanto c’è stato in quella dalla. Insomma, serata perfetta.

Articolo di Luca Cremonesi, foto di Roberto Fontana

Set list Massimo Silverio Brescia 15 maggio 2024

  1. Schena
  2. Criure
  3. Nijo
  4. Jeva
  5. Scune
  6. Grusa
  7. Cola
  8. Algo’
  9. Piel
  10. Grim

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