Giovedì 18 settembre, Firenzze, Anfiteatro Ernesto De Pascale. È la sera, tanto attesa in città, per il “concertone” per la Palestina, organizzato in prima persona da Piero Pelù e dal suo staff. Sold out da tempo, venue piena fino all’orlo dell’ultimo anello, che raggiungo con largo anticipo, visto i problemi di parcheggio della zona, ragione per la quale erano state previste anche navette, cosa davvero apprezzata, e non banale. Un’organizzazione difficile, 11 tra band e artisti sul palco, durata prevista 4 ore. Che poi diventeranno quasi 5, ma tutto fila liscio, senza inciampi tecnici, meraviglioso.

Mi ci sono voluti parecchi giorni a rielaborare il tutto: la stanchezza di restare ferma alla transenna sotto palco dalle 19 (i fotografi di stampa non erano ammessi nel pit, riservato a quelli dell’organizzazione) fino alle 1 di notte, ma soprattutto per riassumere ciò che era successo su quel palco senza i filtri delle emozioni provate lì per lì. Ma quelle emozioni, con le riflessioni dei giorni seguenti, hanno preso ancora più forza, e consapevolezze nuove.

PACE. Questo il mantra, non solo per la Palestina, ma anche per l’Ucraina, e per tutti quei paesi, lontani e poveri, come ha ricordato, elencandoli, Pelù. E questo è stato un concerto PACIFICO, 2000 persone stipate in un clima bellissimo, di fratellanza, pieno di gentilezza per chi ci stava accanto. Niente spintoni, sgarberie ecc, come purtroppo a volte succede, quando siamo in troppi e tutti vogliamo vedere meglio degli altri. Per mia esperienza personale, anche di generosità, visto l’aiuto di chi mi stava accanto a crearmi uno spazio sufficiente per fotografare (ancora grazie a quelle persone), quando di solito i fotografi vengono infamati perché disturbano.

E poi… nei giorni seguenti tante manifestazioni nelle piazze e nelle strade, con violenza, aggressività, in primis verso le forze dell’ordine che, vorrei ricordare, rappresentano lo Stato e quindi tutti noi, e che pretendiamo siano pronte a correre per le nostre esigenze personali. In TV si sono viste scene raccapriccinati: come si può marciare per la pace facendo violenza?

Il popolo del Rock, no. Ma il merito va anche a chi era sul palco. Potrei raccontarvi le scalette dei brani proposti, ma le trovate qui sotto. Potrei raccontarvi che alcuni artisti, e soprattutto i musicisti che non erano nella posizione di frontman, erano al buio, ma questo le vedete dalle foto e il demerito è del pessimo impianto luci. Potrei raccontarvi delle bandiere palestinesi che sventolavano qua e là, ma questo l’avrete previsto già. Potrei infine raccontarvi che il merchandising preparato, magliette e shopper, i cui introiti vanno pure, insieme all’incasso dei biglietti, a Medici senza frontiere, è andato esaurito molto presto, grazie alla generosità del pubblico.

Invece voglio raccontarvi la magia dell’evento. Sul palco, in ordine: Roy Paci & Aretuska, I Patagarri, Ginevra Di Marco, The Zen Circus, Tre Allegri ragazzi Morti, Emma Nolde, Bandabardò, Fast Animals And Slow Kids; Afterhours, Piero Pelù, e preceduti, dalla 19, dal djset nientemeno che di Eva Poles. Ovviamente sul palco anche Medici senza Frontiere, ma anche Emergency e presidio GKN, una delle cause sociali del territorio che Piero ha sempre e costantemente sostenuto.

Con un bill così, la serata non poteva che essere densa di musica italiana vera e di valore. Questi artisti, che per fortuna amano stare on the road e che possiamo vedere ciclicamente dal vivo, in questa occasione hanno dato ancora qualcosa in più. Intanto, la loro partecipazione è stata completamente a titolo gratuito; alla telefonata estiva di Piero hanno risposto subito con un sì, forte e chiaro. Professionisti di solito impegnati a fare un bello show, dove conta lo scenario, le luci, il look, i suoni, si sono messi a nudo, utilizzando quel che c’era, dando più che musica: tutto se stessi. Il leit motiv della serata non è stata l’incazzatura, prevedibile visto il tema, ma il sorriso: felicità di ritrovarsi tutti sotto un’unica bandiera, quella della pace, non un drappo in cima a un’asta, ma qualcosa che abbiamo nel cuore. E quando si condividono valori, la felicità sgorga con i sorrisi, gli abbracci, la connessione. Sì, il concerto non è stato solo sul palco, lassù c’erano gli artisti, è stato fatto da tutti insieme, loro e noi pubblico. Un’unione palpabile, reale, immensa. Energia che vibrava insieme alle note. Una magia, appunto.

Ogni band, ogni artista, ha avuto più o meno lo stesso tempo a disposizione, senza privilegi per chi suonava per ultimo, o per chi vende più dischi, o ha più follower. Grazie Piero, anche questa delicatezza è stata meravigliosa. E ognuno ha potuto spiegare perché era lì, perché il genocidio va fermato, ognuno con le proprie parole e la propria visione, senza una sola frase fatta, ma tutte sincere e spontanee. Prima della musica, Pelù ha dato il via alla serata insieme ad Angelo Rusconi di Medici senza Frontiere, spiegando cosa sta succedendo a Gaza. Ha anche annunciato un secondo concerto SOS Palestina il 20 giugno, nella stessa location, perché i fondi sono necessari per aiutare non solo ora, ma anche per un lungo futuro la popolazione decimata. Tra un cambio di palco e l’altro siamo stati intrattenuti da due note speaker di Controradio, partner dell’evento, e durante uno di questi momenti c’è stato un collegamento telefonico con un volontario a bordo di una delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla.

Alcune brevi note sul concerto: ho apprezzato molto la scelta dei brani fatta da alcuni artisti, in particolare da Ginevra di Marco con “Canzone Arrabbiata”, e da Manuel Agnelli che ha attaccato con la cover di “War Pigs” (Black Sabbath), introducendola con una dedica Ai maiali della guerra, Una botta di Metal puro, che mai ti aspetteresti dagli Afterhours, come saprete al momento in tour con la formazione originaria. Piero ha invece arricchito la line up dei suoi Bandidos con gli amici – fratelli – delle origini, Antonio Aiazzi e Gianni Maroccolo: che bello vederli tutti e tre insieme.
Un mio piccolo invito a chi era sul palco: come sappiamo da mesi grazie a inchieste giornalistiche serie, Daniel Ek, amministratore delegato e cofondatore di Spotify, investe in tecnologie militari avanzate per trarre profitto dalle guerre, in particolare quella in Ucraina, pur facendolo in modo privato, attraverso il suo fondo d’investimento. Volete abbandonare Spotify, visto che comunque i ricavi dallo streaming sono irrisori? Per favore, fatelo. Chi ama la musica, e in particolare queste musiche, tanto la acquista, non usa i player. Lasciamolo tutti, perché anche questa è politica, è protesta, contro le guerre.
Mi fermo qui, sperando che le immagini, e i video che vi invito a cercare in rete, vi riportino a questo evento magico, e per fortuna ripetibile. E grazie ancora Piero, davvero. Ci vediamo il 20 giugno prossimo!
Articolo e foto di Francesca Cecconi





















































Set list SOS Palestina Firenze 18 settembre 2025
Roy Paci
- Happy Times
- Fiesta Total
- Revolution
- Toda Gioia
I Patagarri
- Diavolo
- Il Camionista
- Hava Nagiria
Ginevra Di Marco
- Canzone Arrabbiata
- Il Coraggio Di Essere Fragili
- Malarazza
Zen Circus
- Catene
- Viva
Tre Allegri Ragazzi Morti
- Mai come voi
- Occhi bassi
- In questa grande città
- Il mondo prima
- Mio fratellino ha scoperto il rock’n’ roll
- Il mondo prima (con Marcella De Gregoriis alla voce)
- In questa grande città (che nel finale è diventata Bella ciao e poi Il disertore di Vian)
Emma Nolde (sul palco da sola alla chitarra acustica)
- Indipendente
- Dormi
Bandabardò
- Sette Sono I Re
- Vento In Faccia
- Ca Plan Pour Moi
- Manifesto
- Beppe Anna
Fast Animals And Slow Kids
- Cosa Ci Direbbe
- Vita Sperduta
- Come Reagire
- Forse Non È La Felicità
Afterhours
- War Pigs
- Strategie
- Adrenalina
- Dea
- La Verità Che Ricordavo
- Male Di Miele
- La Vedova Bianca
- Padania
Piero Pelù
- Io Ci Sarò
- Bomba Boomerang
- Il Vento
- Eroi Nel Vento
