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All Them Witches – “House Of Mirrors”: tra Blues arcaico, Stoner e Psichedelia crepuscolare

L’album trasforma il patrimonio bluegrass in un’esperienza notturna guidata da chitarre blues e ipnosi stoner

Esterno notte. Deserto americano. Sotto la luna piena i passi avanzano lenti, sollevando polvere. All’orizzonte non si vede altro che una strada infinita e il profilo delle rocce glabre. Vorrei iniziare la recensione di “House Of Mirrors” degli All Them Witches – uscito il 29 maggio per BMG – proprio con questa suggestione visiva. Perché questo album è esattamente questo: un viaggio crepuscolare, quasi introspettivo, sospeso tra sonorità stoner, doom e blues ancestrale. Allacciate gli scarponi, il viaggio inizia.

Si parte con “Red Rockin’ Chair”, un tradizionale americano che viene preso, distorto e dilatato – pensate che l’originale è un brano bluegrass – fino a trasformarsi in qualcosa di completamente diverso. È il primo passo dentro questo paesaggio notturno. Modulazioni, delay, fuzz e distorsioni disegnano un orizzonte sfocato nel quale noi, nota dopo nota, vogliamo camminare. La successiva “Culling Line” rappresenta quasi una sosta lungo il cammino, prima di arrivare ad “Aethernet”, dove riaffiorano con forza tutte le radici blues della band. Ma attenzione: non il Blues elegante a cui molti di noi sono abituati, bensì quello più arcaico, che odora di Mississippi e fango. Il ritmo è ancestrale, quasi tribale, e possiede un magnetismo incredibile. È uno dei brani che ho preferito dell’intero lavoro, anche grazie al bottleneck che striscia sinuoso tra le corde come un serpente a sonagli nascosto nella sabbia.

Lungo il percorso il panorama cambia. Ci sono momenti in cui il disco devia leggermente verso territori Alternative Rock – “Hold Up, Say What?” ne è l’esempio più evidente – ma senza perdere la bussola. Le coordinate restano sempre quelle: Psichedelia, Stoner e un Blues primitivo che continua a pulsare sotto la superficie della sabbia. Il viaggio si conclude con “Saturn Song”, probabilmente il momento più contemplativo dell’album. Le sonorità diventano quasi psichedeliche e, mentre tutto sembra rallentare, all’orizzonte la notte inizia lentamente a lasciare spazio all’alba. I’m on the way, I’m on / Found a way out. È come uscire dal deserto dopo una lunga camminata, voltarsi un’ultima volta verso quella distesa infinita e rendersi conto che il viaggio, in fondo, è avvenuto soprattutto dentro la propria testa.

Tempo di bilanci. “House Of Mirrors” è un album suonato con grande personalità, capace di mantenere alta l’attenzione dall’inizio alla fine grazie a canzoni che sembrano cambiare, ma senza spezzare davvero l’incantesimo. Gli All Them Witches riescono a fondere la tradizione rurale americana con le sonorità Stoner in modo naturale, senza che nessuna delle due anime prevalga sull’altra. Non è un disco per tutti, e non vuole esserlo. Ma se vi affascina l’idea di mettervi le cuffie, lasciare il mondo fuori e percorrere una strada deserta illuminata soltanto dalla luna, allora “House Of Mirrors” potrebbe diventare il vostro prossimo viaggio.

Articolo di Daniele Bianchini

Track list “House Of Mirrors”

  1. Red Rocking Chair
  2. Culling Line
  3. Aethernet
  4. Hold Up, Say What?
  5. Go-getter
  6. Starting Line
  7. Turn On the Light
  8. Angel on the Wayside
  9. The Welterweight
  10. Saturn Song

Line up All Them Witches: Charles Michael Parks, Jr. voce e basso / Ben McLeod chitarra / Christian Powers batteria / Allan Van Cleave tastiere.

All Them Witches online:
Instagram: https://www.instagram.com/allthemwitchesband/

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