Un gran bel disco il debutto da solista di Giorgio Cuscito, che il 16 ottobre ha esordito con “L’amore da vicino” (VREC Music Label), lavoro proposto in vinile e cd (oltre che disponibile sugli store digitali), con undici brani per un album realizzato con il contributo del Nuovo Imaie, che tutela i diritti degli artisti in Italia.
Giorgio Cuscito, nato ad Acquaviva delle Fonti nel 1994, è musicista, cantautore, poeta e performer. La sua ricerca si muove da tempo tra musica, teatro, poesia e arti contemporanee, concependo l’arte come processo e pratica di relazione, capace di opporsi all’isolamento, all’individualismo e all’anestetizzazione del sentire. Ha inoltre musicato e interpretato testi di Paul Éluard, Cesare Pavese, Gottfried Benn e Pier Paolo Pasolini, prendendo parte a reading e progetti interdisciplinari, e ha realizzato sonorizzazioni per mostre e installazioni d’arte contemporanea, collaborando con artisti e istituzioni culturali. Nel 2026 ha pubblicato la raccolta di poesie “Nessuna solitudine” (RP Libri). Vive e lavora a Gioia del Colle (BA), dove è produttore e direttore artistico del collettivo Stand Alone Complex. Fin qui le note essenziali per presentare Cuscito.
“L’amore da vicino”, dunque, arriva dopo tre lustri di sperimentazione con i Violent Scenes (quattro dischi all’attivo) e di incursioni nel mondo culturale e artistico, lontano dal mainstream. La speranza, vista la qualità e la fattura dell’album, è che il Nostro decida di proseguire su questa strada, fatta di fatica, senza dubbio alcuno, ma capace di garantirgli una libertà espressiva che, all’ascolto di questa sua prima opera, fa assolutamente ben sperare. Un disco dedicato all’amore è di certo ciò che non mi attira. Di amore cantato ne son pieni i fossi, e non se ne può più. Tuttavia, al Nostro è stata concessa una possibilità d’ascolto perché nelle 11 tracce propone un omaggio a Caetano Veloso. Ora, trovare un cantautore di 32 anni che cita Veloso, artista completo, totale, con militanza e carcere alle spalle, oltre all’impegno politico annesso, è quanto di più lontano ci si aspetti da un artista italiano di questi tempi. Per me, che amo e adoro Veloso, questo aspetto già bastava per dare una possibilità al disco (oltre alla qualità Vrec, che è sempre un fattore da non trascurare).
Il problema, poi, è che una volta ascoltato emerge Nick Drake, seguito da un omaggio a Fossati, echi di Léo Ferré e, a un secondo attento ascolto, il miglior Tenco – quello pieno di grazia – accenni di Ciampi e, qua e là, di Concato, con uno sguardo alla musica d’autore che considera il passato una fonte di vita per il presente. A tutto questo si aggiungono scelte musicali scarne, ma così essenziali da far invidia e oscurare Le Luci della Centrale Elettrica di Vasco Brondi. Non c’è alcuna vocazione all’estetica del loser in questa prova, ma solo una presa d’atto di stati d’animo raccontati in presa diretta.
Sette giorni, un’Odissea, una creazione del dolore che si dipana dalla presa di coscienza di “Mi sbagliavo” per arrivare a “È già domenica”, non certo un canto di liberazione, ma piuttosto un sospiro di sollievo dopo aver attraversato una sofferenza che “E parlo ancora di te” e “Ci sono uomini” raccontano come pochi hanno saputo fare in questi ultimi anni. Nel mezzo, due pezzi splendidi, come “Achille e Patroclo”, in cui Cuscito riesce a far nuovamente brillare una storia che, dal film “Troy” del 2004 in poi, è diventata quella di due cugini bianchi, etero e palestrati. Altro vertice dell’album è “… Marmo”, con echi blues e suoni pungenti: un brano minimale che racconta il contrasto della solitudine di chi perde un’abitudine.
Meritano attenzione gli arrangiamenti, che spaziano dalla chitarra semplice alle trombe e ai suoni della natura, dosati con sapienza. Un altro aspetto che Cuscito ha curato con grande perizia, coadiuvato da Sebastiano Lillo, riguarda i momenti in cui gli strumenti tacciono e i rumori di sottofondo, uniti alla voce, diventano protagonisti. Il rischio di queste operazioni è che si trasformino in esercizi di stile noiosi, che denotano una mancanza effettiva di originalità. Cuscito, invece, ne fa un punto di forza in alcuni passaggi, che diventano così ancora più significativi nel restituire la dimensione di sofferenza affrontata nell’album. È il caso di “Manchi solo tu”, terzo brano davvero interessante di questo lavoro, da segnalare già per l’essenzialità dell’incipit: un arpeggio dolce che sorregge due frasi semplici come Mi manca il respiro / mi manchi tu. Perché, alla fine, la questione dell’assenza è racchiusa tutta qui, in queste poche e scarne parole.
Un disco firmato da un autore figlio di quella generazione di cantautori che sussurrano la propria esistenza, senza gridarla, perché non cercano vite spericolate, né amori rubati e sofferenze da graffiare e urlare ai quattro venti. Il lavoro di Cuscito riconcilia con un sentimento che, ormai, è così abusato da essere diventato banale. “L’amore da vicino” è invece una radiografia che ci fa capire cosa significhi avere a che fare davvero con un sentimento intimo.
Articolo di Luca Cremonesi
Track list “L’amore da vicino”
- Mi sbagliavo
- Manchi solo tu
- Un casa
- Una finestra
- Marmo
- Una settimana
- E parlo ancora di te
- Achille e Patrocolo
- Michelangelo Antonioni
- Ci sono uomini
- È già domenica
Line up: Giorgio Cuscito voce e chitarra acustica / Sebastiano Lillo produzione artistica, musicista e registrazione / Paolo Palmieri registrazione e collaborazione allo SLAP Studio
Giorgio Cuscito online:
Instagram: https://www.instagram.com/giorgiocuscito
Facebook: https://www.facebook.com/giorgiocuscitocanzoni
YouTube: https://www.youtube.com/@giorgiocuscitocanzoni
Quando è uscito e per quale etichetta è stato pubblicato l’album “L’amore da vicino”?
L’album d’esordio da solista di Giorgio Cuscito, intitolato “L’amore da vicino”, è stato pubblicato il 16 ottobre per l’etichetta Vrec nei formati vinile, CD e sugli store digitali, realizzato con il contributo del Nuovo Imaie.
Quali sono i riferimenti artistici e le influenze musicali presenti nel disco?
Il lavoro di Giorgio Cuscito raccoglie citazioni e influenze che spaziano dal cantautore brasiliano Caetano Veloso a figure del Pop d’autore, della Chanson e della canzone d’autore italiana e internazionale come Nick Drake, Léo Ferré, Ivano Fossati, Luigi Tenco, Piero Ciampi e Fabio Concato.
Quali sono le caratteristiche degli arrangiamenti e della produzione sonora dell’album?
L’album si distingue per arrangiamenti essenziali e scarne scelte musicali curate insieme a Sebastiano Lillo. La strumentazione varia da chitarre e trombe fino a suoni della natura e rumori ambientali di sottofondo, bilanciando momenti acustici con atmosfere riconducibili al Blues.
