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Ayub “Corse sul pianeta Grumo”

Opera di rigore e sostanza, che maneggia i linguaggi del Progressive, della nuova Psichedelia e del Jazz

Con “Corse sul pianeta Grumo”, terzo album in studio, autoprodotto e pubblicato il 15 giugno, gli Ayub consolidano la loro posizione tra le formazioni italiane più lucide e coraggiose nel coniugare complessità formale, tensione dinamica e una visione musicale personale e non conciliatoria. Un’opera di rigore e sostanza, che maneggia i linguaggi del Progressive, della nuova Psichedelia e del Jazz con naturalezza, evitando tanto la calligrafia quanto la facile accessibilità.

L’apertura, “Spinte contrarie”, è già un saggio di metodo: riff sincopati in rincorsa, sezione ritmica che lavora in spinta continua, pianoforte che intreccia senza mai imporsi, conducendo il brano a una chiusura rarefatta in cui la tensione, anziché dissolversi, si sublima. Una scrittura che conosce a fondo le grammatiche della psichedelia classica e le piega a una sensibilità contemporanea. “Raptus”, in sequenza, spiazza con la sua ambiguità: il titolo evoca una deflagrazione, ma il pianoforte costruisce un fraseggio ciclico, quasi ossessivo, sorretto da una ritmica sobria, in un loop che traduce il raptus in dimensione mentale, reiterata, più che fisica o violenta.

“Sorpresa” è un episodio di notevole intelligenza timbrica: accenna a dinamiche dell’Hard Rock, ma le sfuma dentro un tessuto psichedelico postmoderno, senza indulgere in alcuna citazione compiacente, lavorando per integrazione e sintesi. Con “Ricreazione”, suite di oltre sei minuti, gli Ayub dimostrano padronanza tecnica e sensibilità strutturale: le sincopi e le modulazioni potrebbero suggerire una matrice progressive, ma a un ascolto attento emerge una tensione più jazzistica, evidente nel pianoforte e nella batteria, soprattutto nell’uso dei piatti a creare micro-tensioni. “Megarobot”, altra suite di sei minuti, radicalizza la componente psichedelica: l’introduzione richiama la prima scena di Canterbury, ma la traduce in un lessico asciutto, privo di nostalgia e orientato alla ricerca. Il vertice espressivo è raggiunto con la title track finale, “Corse sul pianeta Grumo / Guido lo svarione”, in cui la band compie la sintesi definitiva: Progressive, nuova Psichedelia e Jazz vengono fusi in un organismo coerente, moderno, quasi sperimentale, che suona come un atto di intenti più che come un epilogo.

“Corse sul pianeta Grumo” è un lavoro che non concede nulla alla superficialità, né alla pigrizia dell’ascoltatore. Variegato, coeso, privo di cadute di tensione, accompagna come un road album, intrattiene con la densità di un classico e sorprende per la capacità di muoversi con disinvoltura in territori formali complessi. Per un orecchio allenato è un piacere immediato, per un neofita una sfida necessaria.

In un panorama che troppo spesso abdica all’urgenza e alla mediocrità, gli Ayub firmano un’opera che si distingue per rigore, lucidità e ambizione. Un album che non cerca di piacere a tutti, ma che, proprio per questo, merita di essere ascoltato con attenzione e rispetto. Per chi riconosce il valore quando lo incontra, impossibile restare indifferenti.

Articolo di Silvia Ravenda

Track list “Corse sul pianeta Grumo”

  1. Spinte contrarie
  2. Raptus
  3. Sorprese
  4. Ricreazione
  5. La metro gialla
  6. Megarobot
  7. Tessatì
  8. Oggi
  9. Corse sul pianeta Grumo/ Guido lo svarione

Line up Ayub: Eugenio Cereser tastiere, sax tenore, Eugenio Vidotto batteria, sample, Francesco Rossi chitarra, mandolino, voce, Giovanni Maschietto, basso, synth

Ayub online:
Instagram: https://www.instagram.com/ayub_libero/

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