Nel 2015, i C+C=Maxigross hanno pubblicato uno degli album più vitali e musicalmente fluidi della scena sperimentale italiana degli anni Dieci: stiamo parlando di “Fluttarn”, il cui decennale è stato celebrato il 10 dicembre 2025 con l’uscita di una scintillante versione anniversario (delusso) pubblicata da Trovarobato, che ci dà la possibilità di (ri)scoprire le atmosfere trippy e stratificate di un classico nella discografia del collettivo musicale veneto, con l’aggiunta di qualche sorpresina sicuramente gradita agli appassionati.
Tirarsi la tega
La nascita dei C+C=Maxigross risale ufficialmente al 20 aprile 2008 quando, durante una scampagnata sulle colline di Cavalo, in provincia di Verona, i tre amici Tobia “Toba” Poltronieri, Filippo “Pippo” Brugnoli e Francesco “Ambro” Ambrosini decidono di dare vita a una band con il semplice scopo di suonare per passare del tempo insieme, uno spirito giocoso che viene efficacemente riassunto dall’espressione dialettale tirarsi la tega, cioè essere assorbiti così intensamente da un’esperienza da andare a perdere la percezione del tempo. Ai tre si aggiunge, nell’autunno dello stesso anno, la batterista e vocalist Carlotta “Carloth” Favretto, figura chiave di tutta la prima fase creativa della band, quella più lo-fi e influenzata dall’Indie Folk americano di artisti come Fleet Foxes e Animal Collective. Nasce il concetto di “collettivo”: non c’è un leader unico, tutti hanno pari importanza sia a livello compositivo che strumentale, scambiandosi spesso e volentieri i ruoli e coinvolgendo costantemente altri musicisti nelle session di scrittura e registrazione, come dimostrato dalle future collaborazioni con Marco Fasolo dei Jennifer Gentle o con il cantante e chitarrista norvegese Martin Hagfors.
Nel periodo successivo inizierà per i Maxigross una sfrenata attività concertistica, che culminerà con la vittoria all’Arezzo Wave del 2012 come miglior band emergente, vittoria grazie alla quale potranno prendere parte al celebre festival delle radio dei college americani CMJ Marathon a New York nell’ottobre dello stesso anno; anche il lavoro in sala di incisione non è da meno, con l’ep d’esordio “Singar”, uscito nel 2011, che ottiene ottime recensioni da parte della critica specializzata, mentre il primo full lenght “Ruvain” è del 2013, anno in cui il polistrumentista Trambu, unitosi alla band nel 2012, e soprattutto la veterana Carloth, decidono di prendere altre strade a causa di divergenze professionali.
Milestones
Arriviamo così a “Fluttarn”, la cui storia risulta essere legata a doppio filo con quella di un personaggio che assumerà un’importanza fondamentale per l’evoluzione artistica e personale della band: si tratta del compianto cantante e polistrumentista statunitense Miles Cooper Seaton, co-fondatore della formazione culto legata alla scena Weird Folk indipendente di New York Akron/Family, che nel 2014 viene invitato dai Maxigross come ospite della prima edizione del festival da loro organizzato tra i monti Lessini, il Lessinia Psych Fest; questo si rivelerà essere un vero e proprio colpo di fulmine artistico e non solo, tanto che quella che doveva essere una semplice collaborazione diventa una convivenza, con Seaton che, l’anno successivo, si trasferisce in Italia per vivere insieme al gruppo a Casa Tega, la comune sorta nella microscopica frazione di Vaggimal, sui monti sopra Verona, quartier generale, eremo creativo e studio di registrazione dei C+C=Maxigross.
La presenza di Seaton è il catalizzatore che porta a un drastico cambio di prospettiva per la band veneta, che fino al precedente “Ruvain” si era mossa nei confini di uno Psychedelic Folk prevalentemente acustico, pregno delle atmosfere rurali e montane respirate da Toba, Ambro, Pippo e soci; un mood che in “Fluttarn”, invece di scomparire, si va ad ampliare, grazie alla “guida spirituale” dello sciamano Miles, che educa i tre – senza dimenticare il giovane polistrumentista Niccolò “Cru” Cruciani, unitosi all’ensemble solo l’anno precedente – ai concetti di flow e di improvvisazione pura, una decostruzione della forma canzone che avrà come risultato un album dalle atmosfere dilatate, espanse, figlie dell’Acid Rock dei Grateful Dead così come degli episodi più stralunati dei Baronetti di Liverpool, senza dimenticare un approccio quasi tribale al groove.
“Fluttarn”
“You Won’t Wait at the Arrival” è il portale di ingresso nel mondo di “Fluttarn”, un brevissimo inno eseguito a cappella impregnato di tensione lisergica, il quale introduce con efficacia l’ascoltatore alle atmosfere sospese che, a partire dalla successiva “Born into it”, daranno le coordinate di un paesaggio sonoro che potremmo definire patchwork: un mostro di Frankenstein in cui la solennità di alcuni momenti sembra cucita insieme a bizzarri episodi quasi parodistici, o per lo meno permeati da una pungente vena ironica. “Bruce Skate” è il primo brano in cui possiamo respirare questa leggerezza, dove l’intreccio delle chitarre è spinto in avanti da un groove ritmico serrato, mentre la linea vocale stessa è pregna di una pulsante energia cinetica che la fa volare come fosse Tony Hawk impegnato in qualche trick che nega le leggi della gravità.
“Every Time I Listen to the Stones” è una passeggiata nella King’s Road di metà anni Sessanta, tra tagli di capelli a scodella e il vivace svolazzare delle minigonne, con tanto di citazione subliminale a “In My Life”; in “Let It Go” lo strumming della chitarra acustica è la solida base sulla quale gli altri strumenti vanno a comporre un mosaico dal sound rilassato, quasi ipnotico nel suo continuo avvolgersi su sé stesso, mentre invece “All That I’ve Done to Be So Lonely” è un breve strumentale, guidato dai fill alla Ringo della batteria, che fa da ponte verso il delicato arpeggio introduttivo della successiva “Est 1973”, un rarefatto gioiellino Folk Rock psichedelico.
Se “An Afternoon With Paul” ha tutta l’idea di essere un omaggio dichiarato al più famoso Paul della storia della musica moderna, sfumato però da una misteriosa sezione centrale tra il rumoristico e l’atmosferico, la melodia scanzonata di “Moon Boots” accompagna l’ascoltatore in una scampagnata sotto il sole primaverile, finché l’ingresso di una chitarra distorta non trasforma il pezzo in un acido trip dai colori sgargianti. Il disco originale si conclude con la suite “Rather Than St. Valentine’s Day Pt. III”, una specie di riassunto di tutto ciò che abbiamo sentito nei nove brani precedenti, dove citazioni Sixties e chitarre acustiche lo-fi trovano un punto di incontro nel finale dalle tinte Psycho-Prog.
Bonus
Come già anticipato, la delusso edition di “Fluttarn” riserva però ancora qualche asso nella manica: si tratta di tre outtakes registrate nelle stesse sessions ma rimaste finora inedite, con in aggiunta “31D”, un pezzo già pubblicato nel 2024 in occasione della compilation “Musica, Troppa Musica, Vol. 2”. La band ha dichiarato in merito ai brani bonus: a riascoltare oggi gli inediti respiriamo ancora la stessa fresca atmosfera montanara di allora, che ci spinse a dilatare ed espandere la nostra visione della psichedelia, che fino a “Ruvain” era ancora prevalentemente acustica. Questi brani sono perfettamente in linea con lo spirito di “Fluttarn” e, a dieci anni dalla pubblicazione di quel disco che ci ha cambiato la vita non solo come artisti, ci sembrava bello e naturale poterli condividere con chi ha vissuto quel periodo assieme a noi.
In “Jesus Christ Super Prog” il tema trascinante del synth è protagonista, finché un lungo solo dell’elettrica non prende il comando, costringendo il tempo a dimezzarsi e facendo assumere al brano i contorni sfumati di un trip mistico alla ricerca dell’illuminazione spirituale, mentre la successiva “Cream Crimson” è introdotta da un riff apocalittico, che dopo pochi secondi lascia però spazio alla spensierata armonia che caratterizza il pezzo. “Maracuja” sembra essere invece un momento di relax tra amici, ripresi a tradimento dai microfoni mentre scherzano accompagnandosi con una chitarra acustica, anche se spetta agli stacchi sferraglianti della conclusiva “31D” salutare l’ascoltatore, ponendo il sigillo su questi 59 minuti di musica densa e mesmerizzante.
Fine del viaggio?
Ne è passata di acqua sotto i ponti da quel lontano 2015: Miles non c’è più, portato via da un tragico incidente automobilistico nel febbraio 2021, ma nonostante questo i C+C=Maxigross hanno continuato ad evolversi, fedeli alla sua visione. Dal 2019 la loro musica ha trovato una nuova voce nella lingua italiana e un sound più secco, asciutto, meno influenzato dal Folk degli esordi; un cambio di pelle culminato con i due capitoli di “Nuova Era Oscura” del 2025, tappe recenti di un viaggio iniziato come gioco tra amici e diventato, col tempo, una realtà consolidata, punto di riferimento della scena psichedelica internazionale, che ha trovato in “Fluttarn” il suo più importante momento di svolta.
Articolo di Alberto Pani
Track list “Fluttarn (Delusso Edition 2015-2025)”
- You Won’t Wait at the Arrival
- Born into it
- Bruce Skate
- Every Time I Listen to the Stones
- Let It Go
- All That I’ve Done to Be so Lonely
- Est 1973
- An Afternoon With Paul
- Moon Boots
- Rather Than St. Valentine’s Day Pt. III
- Jesus Christ Super Prog
- Cream Crimson
- Maracuja
- 31D
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