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Edda “Messe sporche”

Grande varietà di generi musicali esplorati, che mescolano Rock ad accelerazioni Punk, senza disdegnare atmosfere Lo-Fi

“Messe sporche” è il nuovo e atteso album di Edda, all’anagrafe Stefano Rampoldi, pubblicato il 17 ottobre  da Woodworm / Universal Music Italia, tre anni dopo “Illusion” (2022). Tutti ricordano Edda come frontman dei Ritmo Tribale: quando la storia si interruppe, nel lontano 1996, quell’evento rappresentò una sorta di cesura nella storia della musica alternativa italiana, visto il ruolo seminale che la band ebbe all’interno di quella scena.

Dopo dodici anni di silenzio, Edda ricomparve nel 2008 come solista. Pubblicò “Semper biot” l’anno successivo, per giungere oggi alla sua settima prova discografica. “Messe sporche” è un album in controtendenza, che non comparirà integralmente sulle piattaforme digitali ma è disponibile in formato CD e LP: in questo si legge la volontà di restituire dignità alla musica, che nella sua forma “liquida” appare sempre più deprezzata. È anche un album dalla marcata connotazione rock, in cui si sente la mano di Luca Bossi, già produttore di “Graziosa utopia” (2017) e “Fru fru” (2019). A seguire, “Illusion” (2022) in cui si percepiva il contributo di Gianni Maroccolo alla produzione. Ciascuno di questi album si stacca dai precedenti, attraversando territori compresi tra Pop e Psichedelia. “Illusion” in particolare rappresenta una vetta di intensità notevole, fatta di rarefazione e visioni sonore per nulla scontate. (In)coerentemente, “Messe sporche” ritorna invece alle origini, con un sound che rimanda spesso proprio ai Ritmo Tribale, talvolta già riemerso in alcuni brani delle produzioni precedenti.

Diversi aspetti del disco colpiscono al primo ascolto. In ordine sparso, la voce di Edda, quasi un unicum nel panorama nazionale, capace di tirare graffi dolorosi ma anche di ripiegarsi su se stessa assumendo toni decisamente intimisti. Poi, la varietà dei generi musicali esplorati, che mescolano Rock ad accelerazioni Punk, senza disdegnare atmosfere Lo-Fi. Ancora, l’istinto, per definizione indisciplinato, che pervade sia la musica che i testi, che Luca Bossi ha incanalato con sapienza in un prodotto che suona coeso e unitario. Sopra tutto, l’evidente indifferenza di Edda verso i giudizi altrui: in questo 2025, realizzare musica senza dover strizzare l’occhio al mainstream e senza preoccuparsi di ciò che il pubblico si aspetta, è già un punto di partenza importante.

Dopo un paio di ascolti, si dirada l’apparente confusione di generi che attraversa il lavoro, e l’aggettivo che rimane sul tavolo è Alternative, nel senso più puro del termine. “Messe sporche” è un tuffo non nostalgico nell’immaginario degli anni 90, plasmato dallo stile visionario e spesso stravagante di Edda. Nei testi, l’artista narra piccole storie individuali che hanno però il potere di risultare comprensibili a tutti, nonostante le parole talvolta criptiche. Non senza una buona dose di autoironia, lo stesso Edda scrive nelle note a “Family Day” di andare fiero di una frase come “mangia pane la vergogna”, perché non ricorda cosa intendesse dire. Aggiunge: “Poi dico ‘Sapientino Clem Clem’ e anche qui mi vengono i brividi.” Questo è Edda, prendere o lasciare. Posso assicurare, per esperienza personale, che l’uomo Edda è del tutto coerente con l’artista, nella sua apparente incoerenza, e questa coerenza non è affatto scontata; anzi, è rara.

Di certo non siamo in presenza di musica da consumare in fretta e poi buttare: “Messe sporche” chiede di essere riascoltato più volte, soprattutto quando emerge la vena autorale dell’artista, in un disco che in apparenza è tutto fuorché cantautorale. Il brano più significativo in questo senso è “Ezechiele”, che prende il via da atmosfere acustiche per crescere a vertigine anche grazie a un’interpretazione vocale di primissimo livello. Esaltante l’andamento punkeggiante di “Belisotta”, sorprendente l’incedere quadrato de “La Diavoletto” (che darebbe parecchio filo da torcere in una competizione per il singolo migliore dell’anno), contagiosa l’elettricità di “Dixan”. Uno dei punti più alti del lavoro è il finale con “Macchia”, un brano riflessivo dal quale emergono venature Blues (più nello stile che nell’armonia) in cui Edda dà fiato a tutte le sue immense risorse vocali, in un gioco finale impreziosito dai fiati di Mauro Ottolini.

In conclusione, “Messe sporche” suona come una prova d’autore matura e di livello, che brilla per originalità e che è stata valorizzata da una produzione attenta all’emozione della musica. L’imprevedibilità di Edda porterà certamente qualcosa di nuovo nel prossimo album, che ci auguriamo di poter ascoltare presto: nell’attesa, la raccomandazione è di andare a vederlo dal vivo, nei concerti in cui la sua energia visionaria si sprigiona al massimo livello.

Articolo di Marco Olivotto

Track list “Messe sporche” (CD/LP)

  1. La Diavoletto
  2. Giorni di Gloria
  3. Dixan
  4. Mucca rossa
  5. Family day
  6. 5 meno meno
  7. Belisotta
  8. Ezechiele
  9. Macchia

Line up Edda: voce, chitarra elettrica / Luca Bossi basso, chitarra elettrica / Alberto Moscone chitarra elettrica / Simone Galassi chitarra elettrica / Teo Canali batteria / Mauro Ottolini fiati / Arrangiamenti, produzione artistica e mix di Luca Bossi

Edda online:
IG: https://www.instagram.com/stefanoeddarampoldi/
FB: https://www.facebook.com/stefanoeddarampoldi 

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