Sperimentazione, suoni pop e allo stesso tempo alternativi, ben fusi insieme con buona Elettronica figlia della nostra epoca. Sono queste le buone caratteristiche del nuovo lavoro della compositrice, cantante e violinista italo-americana Emma Grace. “Satellites”, uscito il 24 ottobre 2025 su Trovarobato, composto da nove tracce per la durata di 31 minuti ben calibrati (il disco non eccede e non si dilunga troppo, dimostrando essenzialità), è stato prodotto da Tobia Poltronieri e dalla stessa Emma Grace, con il supporto di Raffaele Tronci.
Ci siamo dilungati nell’ascolto, non lo nego. Il perché è presto detto: il disco scava, e lo fa lentamente. Il rischio di paragonare questo lavoro a un mondo sonoro che, nel circuito sotterraneo, sta andando per la maggiore, sussiste. Certo, i rimandi a tutti i pianeti che popolano la galassia Tanka non mancano, ma questo disco ha un vantaggio. Grace, nell’intervista di presentazione del disco, lo sintetizza così: Parte quasi sempre dalla melodia: non scrivo testi prima. Lavoro per vocalizzazioni spontanee, una specie di linguaggio provvisorio fatto solo di suoni, in cui la voce gioca in una ricerca di vocali e consonanti, e solo dopo arrivano le parole vere e proprie. Questo processo ricorda molto quello che, ho scoperto da poco, Caroline Polachek definisce ‘apple sauce’. Mi interessa soprattutto la musicalità fonetica, la naturalezza con cui certe parole trovano posto senza cercarle.
Per quanto riguarda i nostri lunghi ascolti, perché appunto la parte compositiva era chiara e non era solo frutto di rimandi e richiami, quello che colpisce è la capacità di costruire paesaggi e architetture sonore. Ogni traccia apre un mondo. Così si passa dalle vocalizzazioni post-rock di “Stuck” al Pop elettronico (dei più rarefatti Radiohead) della title track, con però un elemento innovativo che è la voce utilizzata in molte parti del brano non come significante, ma come significato, fatto che – per chi, ovviamente, non conosce la lingua madre – avvicina molto ai migliori Sigur Rós. Spazio anche per il mondo del Rock sperimentale, morbido e non chiassoso, in “N.F.T.W. (Not From This World)”, sempre però con un’attitudine più post-rock che da puro Rock classico, per arrivare ad atmosfere sospese, ovattate e ambient/meditative, di “Lava” e di “Wild You (The Roe)”, tracce sciamaniche, pervase di magia e ricche di suoni curativi. L’ultimo mondo sonoro è quello di “Fireflies”, dove il violino di Grace è il tema dominante di una musica che si costruisce di attimo in attimo. Un brano dell’accadere, non del previsto.
“Satellites” non è dunque un disco banale, e tanto meno un lavoro di ricognizione. Non si tratta neppure di un album di prospettiva, che segue cioè una dimensione sotterranea che però comincia a essere non più così carsica. Anche se questo lavoro è ricco di grotte, e cioè le nove tracce, che regalano mondi diversi, che distolgono l’attenzione perché Grace chiede di entrare e uscire di continuo da situazioni sonore differenti, pur se comunque coerenti – il filo conduttore resta la voce usata in modo significante, oltre alla creazione di suoni non convenzionali – il risultato finale è comunque quello di un viaggio sonoro che non delude, non è banale e non lascia indifferenti.
Anzi, Emma Grace ci chiama in gioco, e lo fa con nove tracce che necessitano di attenzione singolare. Il tempo di ascolto, dunque, si dilata, si differenzia, e solo così si possono apprezzare le singolarità di queste composizioni che, pur se sembrano rimandare ad altro, in realtà sono monadi. Sbaglia di certo chi riduce questo lavoro a un già sentito, noto e conosciuto. Il minimalismo di “Satellites” è carico di emotività e tiene insieme anime diverse. Una bella sfida per l’ascoltatore che, al termine di questi 31 minuti, può dirsi soddisfatto di non avere un’idea chiara per incasellare il nuovo lavoro dell’artista. In questo aspetto sta la buona riuscita del disco – il quarto per la precisione – di Emma Grace.
Articolo di Luca Cremonesi
Track list “Satellites”
- Hyena
- Scars And Stars
- Satellite
- Stuck
- N.F.T.W. (not from this world)
- Ark
- The Roe (wild you)
- Lava
- Fireflies
Line up: Emma Grace musica, violino, voce, elettronica e testi / Tobia Poltronieri chitarre / Alessandro Cau percussioni / Tancredi Emmi basso / Federico Fenu trombone
Emma Grace online:
Instagram: https://www.instagram.com/ewmagrace/
