Con “Layers”, fuori il 14 novembre su Memory Recordings, Fabrizio Paterlini cambia passo. Dopo essersi mosso tra piano solo e musica contemporanea con album come “Riverscape” (2023) e “Summer Stories” (2024), e dopo l’incursione grunge di “Attitude”, il compositore sperimenta un nuovo modo di lavorare. Il risultato è un disco che sorprende e conferma la sua costante voglia di rinnovarsi.
“Layers” è a tutti gli effetti un mio album – afferma Fabrizio Paterlini – i brani sono scritti da me, la struttura è mia e anche l’Elettronica è interamente gestita da me. La novità, però, è che per la prima volta ho scelto di non scrivere anche le parti degli altri strumenti: ho voluto che Marco Remondini (violoncello) e Stefano Zeni (violino) avessero carta bianca per sviluppare le loro linee, portando dentro la loro voce e la loro sensibilità. Questo ha reso possibile una miscela davvero unica, che respira di energia condivisa senza snaturare la mia identità compositiva.
A questa prima novità se ne aggiunge una seconda che, in una parola, è presto detta: stratificazione. Lasciato da parte il minimalismo introspettivo che caratterizza i suoi album piano solo, Paterlini dà vita a un lavoro che si avvicina ai maestri dell’Elettronica, passando dall’ultimo Sakamoto fino ai Radiohead più rarefatti, con punte – qua e là – di Vangelis. Questo nuovo album che, sia chiaro, non cita nulla e nessuno, ma rimanda semmai, per gamma di suoni, ai mondi sonori suddetti, è caratterizzato da un sound radicalmente diverso, basato sull’interazione dal vivo, sulla stratificazione spontanea e sulla creazione collettiva. In sintesi, ogni brano dell’album nasce da sessioni di live-looping, in cui le texture emergono in modo organico e le strutture si formano momento dopo momento, strato dopo strato.
Per comprendere appieno il lavoro di Paterlini serve immergersi integralmente nel disco. Va ascoltato tutto intero, senza pause, senza interruzioni. Il flusso sonoro diventa linea melodica che prende per mano in un crescendo di stratificazioni. Dalle atmosfere soffici di “Simpler”, brano che apre questo nuovo lavoro, si arriva alle melodie morbide di “Silent Remains”, un brano che si apre con una sequenza di accordi larghi e sospesi, che invitano subito al silenzio e alla contemplazione. Cresce lentamente, intrecciando pianoforte, violino e violoncello senza mai perdere la delicatezza iniziale. Il cambio di ritmo avviene poi in “Unexpected Travel”, una delle composizioni più belle di questo lavoro, dove suoni distorti, batteria elettronica ed echi portano verso mondi sonori sospesi, quasi psichedelici. “Chained Melody” è il brano più “alla Paterlini” di questo album, con un giro iniziale accompagnato dagli archi, che sfocia nel mondo della musica classica prima di arricchirsi di manipolazioni sonore che ne trasformano la trama, mutando l’atmosfera iniziale in un brano animato da stratificazioni che ne determinano metamorfosi inattese.
Quelle metamorfosi che sono alla base anche degli altri brani: da “Vertical Limit”, un perfetto equilibrio fra pop e post-rock, ai galleggiamenti musicali di Floating, brano che arriva diretto dal mondo del sogno e dell’acqua, con assonanze figlie di “Riverscape” (un disco da avere in casa, soprattutto se amate l’acqua e il suo suono). In “Layers”, però, non sono più elementi di nostalgia, ma attimi di rinascita, di ripartenza e di risveglio. “Meet Me There” è il brano che più di tutti richiama i Radiohead di “Amnesiac”, con suoni sospesi e distorti quel tanto che bastano per evocare universi lontani. “Nervous” è l’apporto finale, ma di certo non chiude e non saluta, anzi: il ritmo ipnotico è più da inizio del viaggio, una nuova partenza che ora il trio potrebbe intraprendere, ma, appunto, solo dopo aver compiuto questo viaggio sonoro che li ha fatti “uscire a riveder le stelle”. I suoni elettronici, mescolati con il pop e la distorsione, avvicinano questo brano alla miglior musica sperimentale di questo decennio.
Paterlini, con Zeni e Remondini, dà vita insomma a un album davvero ricco di suggestioni, di suoni e di novità, che non solo è un piacere ascoltare per il semplice gusto di godersi buona musica, senza cercare per forza altre motivazioni, ma è anche un disco capace di soddisfare palati fini che cercano e vogliono solo la novità. “Layers” non risulta affatto stucchevole nell’uso dell’elettronica, non stravolge il mondo sonoro di Paterlini, ma decreta l’esistenza di una possibilità: quella di un percorso musicale a sei mani – e tanti strumenti – che può solo evolvere, e non involvere.
Articolo di Luca Cremonesi
Track list “Layers”
- Simpler
- Layers
- A minor (one)
- Silent Remains
- Unexpected Travel
- Chained Melody
- Vertical Limit
- Floating
- Meet Me There
- Nervous
Line up Fabrizio Paterlini: piano, batteria, programmazioni / Marco Remondini: violoncello / Stefano Zeni: violino
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