Final Light

Final Light “Final Light”

Esercizio violento e duro, fra la Noise e l’elettronica minimale figlia del Post-Industrial

Il 24 giugno esce il debutto omonimo dei Final Light per la Red Creek Records. Il duo è un tandem fra James “Perturbator’ Kent e Johanness Persson, cantante chitarrista de i Cult Of Luna. Blasonatissima band svedese attiva dal 1998, i Cult of Luna (la recensione dell’ultimo album “The Long Road North“) sono pionieri di quel substrato di intrecci fra muri di suono di matrice Post e dinamiche estremamente cupe e complesse dell’universo Metal.

Inutile dire che i Cult Of Luna, insieme agli ISIS, hanno fatto la storia in un universo inesplorato, costruendo le fondamenta di un genere che ha successivamente dato vita a un microcosmo di ulteriori contaminazioni e sub-generi. Questi hanno completamente stravolto il panorama compositivo di un genere che aveva riscontrato, a mio avviso, un momento di saturazione e una linea piatta nel grafico dell’innovazione.

“Final Light” è un esercizio violento e duro, fra la Noise e l’elettronica minimale figlia di un Post-Industrial dove il rullante in quattro effettato e fuzz sono protagonisti. In questa groviglio contorto si intreccia quel muro di suono lento, le distorsioni esagerate e i growl di Johannes Persson che ha il suono lugubre dei maiali incazzati portati al macello.

Un disco di solo sei tracce lunghissime, fra i sette e i dodici minuti, una melodia tenuta ininterrottamente alta, estremamente narcisista a mio avviso, con gli inserti elettronici che aggiungono costantemente la classica ciliegina, nera in questo caso, sulla torta. I testi sono una dichiarazione d’odio da parte di JP verso relazioni negative e la constante ricerca di attenzioni.

Il disco è stato registrato a quattro mani all’inizio della pandemia a Parigi. Fra i tanti festival cancellati per il Covid c’era anche il Roadburn Festival nel quale la band avrebbe dovuto fare il suo debutto. Non tutto il male viene per nuocere, il progetto è stato ampliato, modificato, perfezionato in modo maniacale per rendere il tutto vicinissimo all’idea che il duo aveva in mente. Johanness ha registrato le voci poi in Svezia, cercando di lasciare una impronta indimenticabile con la sua voce apocalittica e cruda.

Forse il momento migliore per un debutto del genere, un debutto basato su intrecci ed equilibri, un debutto che prende in considerazione due carriere basate sulla ricerca e la devozione. Un disco dedicato a coloro che vogliono andare a cercare il significato recondito di melting pot e aggregazione di generi. Essenzialmente dedicato alla pazienza. 

Non c’è nessuna fretta, bisogna prendersi il tempo dovuto, il prodotto finale è estremamente eccelso.

Articolo di Alessandro Marano

Tracklist “Final Light”

  1. Nothing Will Bear Your Name
  2. In The Void
  3. It Came With The Water
  4. Final Light
  5. The Fall Of A Giant
  6. Ruin To Decay

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