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Five Finger Death Punch – “Legacy”: vent’anni di Metal tra potenza e formule consolidate

Un decimo lavoro che ribadisce l’identità sonora della band americana bilanciando aggressione ritmica e spunti introspettivi

Vent’anni di carriera possono essere l’occasione per dimostrare di avere ancora qualcosa da dire e i Five Finger Death Punch scelgono di farlo con “Legacy”, decimo album in studio della formazione statunitense: dieci brani che non rinnegano praticamente nulla dell’identità costruita, ma provano a osservarla con una consapevolezza diversa. Fuori il 31 luglio per Better Noise Music, “Legacy” arriva infatti in un momento simbolico per la band, non è un disco fa una rivoluzione, infatti, il Groove Metal e l’Alternative Metal dei FiveFinger Death Punch rimangono immediatamente riconoscibili. Le chitarre sono massicce, le ritmiche pesanti, le accelerazioni improvvise e la voce di Ivan Moody pronta a passare dall’aggressività a una dimensione più melodica. 

“Legacy” apre il disco ribadendo questa identità, ma è con “De Oppresso Liber” che si entra realmente nelmovimento, il riff trascina il brano con decisione, mentre Moody trasforma il testo in una dichiarazione di opposizione. Al centro c’è il rifiuto di diventare una pedina all’interno di un gioco deciso da altri: chi esercita il potere prende le decisioni, mentre altri ne pagano le conseguenze. La scrittura non cerca metafore particolarmente elaborate, preferisce un linguaggio semplice, diretto e tagliente. Questa caratteristica attraversa buona parte dell’album e funziona proprio perché è coerente con la brutalità della componente strumentale.

“Eye Of The Storm” sposta invece la battaglia verso l’interno; aggressività, colpa, paura e consapevolezza si mescolano in un testo nel quale la tempesta sembra assumere i contorni di una condizione mentale. Moody riesce a tenere insieme le due anime del pezzo: quella rabbiosa e quella più introspettiva; così il brano riesce a raggiungere la prima posizione della Billboard Mainstream Rock, segnando un ulteriore importante risultato per la band. Ancora più interessante è “Nails In The Coffin”, l’inizio cupo lascia progressivamente spazio a una tensione crescente, dove la metafora della bara attraversa l’intero testo, segnato dalla fine di un rapporto e dalla necessità di seppellire ciò che ha provocato dolore. 

Se il disco procedesse sempre su questa traiettoria, però, rischierebbe presto di diventare monotono, infatti con “In Time” cambia direzione. Le chitarre lasciano maggiore spazio alla melodia e centrale è la convinzione secondo cui il tempo dovrebbe guarire ogni ferita, anche se il dolore non scompare facilmente. È un tema universale che permette di mostrare una vulnerabilità spesso nascosta dietro la potenza delle ritmiche.
Una funzione simile viene svolta da “Everybody Lies”, anche qui la scrittura parte da un concetto elementare: tutti mentono. Da questa constatazione nasce però una riflessione più ampia sulla perdita di fiducia e sulla facilità con cui le persone modificano il proprio racconto quando conviene farlo. 
In fine arriva “Scapegoat”, con chitarre che tornano a colpire con decisione e una sezione ritmica che non concede tregua, terminando così come aveva iniziato.

Resta però una domanda. Quanto può una band rimanere fedele alla propria identità prima che la riconoscibilità diventi prevedibilità? È forse questo il principale limite di “Legacy”, infatti bastano pochi minuti per capire di trovarsi davanti ai FiveFinger Death Punch. I riff, le strutture, l’alternanza tra aggressività e aperture melodiche sono quelle che ormai appartengono da anni al linguaggio della band. “Legacy” non è di certo l’album con cui i Five Finger Death Punch si reiventano e sperimentano, è piuttosto un disco che fotografa ciò che sono diventati dopo vent’anni: potenti, sicuri del proprio modo di esprimersi. Tuttavia, non va tralasciato che sono ancora capaci di trasformarerabbia e dolore in un ‘energia che riesce a coinvolgere sia i fan che i nuovi ascoltatori, premendo sempre sull’acceleratore edesplodendo dal vivo.

Articolo di Benedetta Rubini

Track list “Legacy”

  1. Legacy
  2. De Oppresso Liber
  3. Eye Of The Storm
  4. Nails In The Coffin
  5. In Time
  6. Unscathed
  7. Joke’s On Me
  8. Everybody Lies
  9. Shelter
  10. Scapegoat

Line up Five Finger Death Punch: Ivan Moody voce / Zoltan Bathory chitarra ritmica / Andy James chitarra solista / Chris Kael basso / Charlie Engen batteria

Five Finger Death Punch online:
Sito ufficiale: https://fivefingerdeathpunch.com/
Instagram: https://www.instagram.com/

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