Gruppo di riferimento oggi sicuramente imprescindibile nel panorama Post-Punk, iconici sui palchi dublinesi dal 2014, i Fontaines D.C. accompagnano il tramonto del 2026 con l’uscita del loro quinto album: “Dopamine Chamber”, fuori il 16 ottobre per XL Recordings. Giovani, anticonvenzionali e impegnati, con una vena letteraria e un’altra vicina alla tradizione irlandese – l’esordio, omaggio alla poesia burlesca di classe operaia Irish, con “Dogrel”, lo stesso brano “Television Screen”, che nasce come componimento in versi, per essere poi rielaborato per l’album, la lingua gaelica e l’attaccamento all’isola in “Skinty Fia”, o le eterne incoerenze societarie che racchiude “A Hero’s Death” – sono solo alcuni degli indizi preziosissimi di una rarità artistica che da ormai un decennio si presenta come una delle loro peculiarità distintive.
Quel tono ribelle che dagli esordi dà voce a una poetica lirica che ha dimostrato di sapersi muovere con sottigliezza e irriverenza, il rovesciamento di forma datato 2024 con “Romance” e la sua rivoluzione estetica verso nuances vicine all’arte visual fluo, più agganciata a un coraggioso sperimentare Rave-Electro, ha stupito forse la maggior parte dei fan, proprio per la capacità paurosa di sapersi trasformare senza rinnegare le origini da punk-rockettari inimitabili, eufoniche e liriche. Avvinghiandosi forse esageratamente ai sintetizzatori, “Dopamine Chamber” appare il tentativo esteso, stavolta a tratti anche un po’ de-intensificato, di mantenere quell’equilibrio nuovo sul filo della propria storia.
La rottura del ghiaccio con “Six Shot Morning” pulsa di synth ed eco oniriche dalla voce di Chatten, vagando attorno allo stesso tono incavato, con una risalita glitterata, che non appaga totalmente un’apertura da cui ci si aspettava solo di più. Si accoda il singolo “Marianne”, già fuori da metà agosto, che compiace leggermente per il suo accenno strumentale, su cui continuano a pesare le emulsioni elettroniche e le stesse atmosfere da locale night alla Gaspar Noé. Di sapore cinematico neon, la seconda traccia mantiene fedelmente anche nello spirito e nei suoni quell’aura quasi chimica, che si riversa nel sistema nervoso di chi con l’Electro ha imparato a fondersi completamente.
L’onda elettronica prosegue con la terza traccia, “Mimesis”, un esempio questo di sobrietà di base, capace di far apprezzare un testo che inizia a riverberare dalle fibre l’aura originale dei ragazzi irlandesi di “Dogrel”: And time will take you far away, my love / And feel the everlasting now, eternity is real. Un profondo sospiro di sollievo lo cede finalmente “Happy For You”, nella quale la convivenza del timbro del frontman con la strumentale finora quasi timida, implodono ribadendo invece quell’incredibile capacità di stravolgersi, conservando salda anche la propria identità artistica, dettata nell’intero album da un leitmotiv di introspezione e cupezza: Reality does not pay.
“Demolition” si aggiunge con un’orchestra adrenalinica, nella quale le chitarre riprendono il loro posto assieme al basso, con un tenore che risveglia la natura ruvida del quintetto e accantona momentaneamente l’atmosfera eterea onnipresente, mentre “Tongue” interessa soprattutto per il flirting tra echi e batteria, che non osano spingere il pezzo verso l’Industrial Rock, ma conservano essenzialità e schiettezza. “Where Is Gone” è probabilmente la traccia più inaspettata e spiazzante, non tanto per il featuring con ROSALÌA, quanto forse per tutta la potenzialità che una volta finito il pezzo, resta inespressa, lasciando che la vacuità placida sommerga l’aspettativa e crogioli in un ensemble frenato sia dalla chitarra acustica, che dal testo.
“Japan” ricorda di primo acchito una versione non instrumental di “In Heaven” (“Lady In The Radiator Song”) – ripresa dal film di David Lynch “Eraserhead”, presente nell’edizione deluxe di “Romance” e legata a “Starbuster” – per la forza attrattiva con la quale riesce ad insinuarsi nella memoria senza più smuoversi, dimostrandosi quel brano degno del gruppo, capace di far percepire il vuoto della mancanza e assieme la tangibilità della realtà, senza ambire ad altro che al suo singolo significato: Why’d you go and make it real? Con un crescendo di synth che riprende in mano la traccia di chiusura del Long Play prodotto da James Ford – anche produttore dei Gorillaz e gli Arctic Monkeys –, “Intimate” riesce nello specchiarsi infine con le tracce iniziali, chiudendo un cerchio ed evitando l’orgia elettronica, ma anzi valorizzando un testo tagliente e roboante, che ancora una volta riverbera del marchio di fabbrica dei dublinesi: Intimate, it’s all that’s real.
Con “Dopamine Chamber”, dopo “Romance”, i Fontaines D.C. riescono a evitare la caduta catastrofica nel Pop profetizzata dai pochi molti, si dimostrano in grado di continuare per una via coraggiosamente percorsa nel 2024 con buone sorprese, ma senza evitare qualche atteggiamento e scelta artistica un po’ deludenti. Resta il fatto che è un album che va ascoltato almeno venti volte prima di poterlo giudicare veramente… e va ascoltato senza mai dimenticare che prima di oggi, dodici anni di veemenza musicale sostengono uno dei pochi lirismi, a oggi, unici e inimitabili.
Articolo di Nina Altoni
Track list “Dopamine Chamber”
- Six Shot Morning
- Marianne
- Mimesis
- Happy For You
- Demolition
- Tongue
- One Man
- Where Is Gone?
- You Miss Me
- Japan
- Intimate
Line up Fontaines D.C.: Grian Chatten voce / Conor Curley chitarra / Carlos O’Connel chitarra / Conor Deegan III basso / Tom Coll batteria
Fontaines D.C. online:
Website: https://fontainesdc.com/
Instagram: https://www.instagram.com/fontainesband/
Quando è uscito l’album “Dopamine Chamber” dei Fontaines D.C. e per quale etichetta discografica?
L’album “Dopamine Chamber” dei Fontaines D.C. è stato pubblicato il 16 ottobre 2026 per l’etichetta discografica XL Recordings, rappresentando il quinto disco in studio per la band dublinese.
Quali generi musicali e influenze sonore caratterizzano l’album “Dopamine Chamber”?
Il disco si muove lungo l’evoluzione del Post-Punk con marcate derive electro, innesti di synth e sfumature di Industrial Rock. Si avvertono inoltre influenze di Rave-Electro e atmosfere neon cinematiche.
Chi ha prodotto l’album “Dopamine Chamber” dei Fontaines D.C.?
L’album è stato prodotto da James Ford, celebre produttore noto anche per i suoi lavori con band come Gorillaz e Arctic Monkeys.
Quale collaborazione artistica è presente all’interno del disco?
All’interno del brano “Where Is Gone” è presente una collaborazione con l’artista spagnola ROSALÍA.
