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Lili Refrain “NAGALITE”

Suite divisa in quattro movimenti, quattro stati alchemici di una metamorfosi che attraversa mente e corpo

Fuori il 27 marzo il nuovo lavoro di Lili Refrain, prodotto da Subsound Records e intitolato “NAGALITE”: una suite divisa in quattro movimenti, quattro stati alchemici di una metamorfosi che attraversa mente e corpo, come un rettile che lascia dietro di sé la sua vecchia pelle per affrontare con una nuova consapevolezza le sfide del presente. Non è una metafora casuale: il titolo dell’album è infatti una parola composta da naga – termine sanscrito che indica il serpente custode della conoscenza – e lite, dal greco antico lithos, la roccia che perdura oltre lo spazio e il tempo.

Digitalizzazione analogica

Fin dall’esordio “Lili Refrain” del 2007, la compositrice, polistrumentista e performer con base a Roma propone un innovativo mix in cui le suggestioni operistiche si fondono naturalmente con trame di matrice psichedelica, il mood malinconico del Blues e del Folk viene accartocciato da martellanti sonorità quasi metal, mentre le linee melodiche del cantato rifiutano un linguaggio verbale semantico, abbattendo ogni barriera linguistica e geografica per affidare la comunicazione del messaggio alla sola potenza della musica. In un contesto musicale in cui l’impianto elettronico è spesso e volentieri frutto di campioni e basi preregistrate, riprodotte allo scopo di riempire ogni singolo buco del panorama sonoro, Lili Refrain decide di affidarsi a una tecnologia il più possibile analogica, utilizzando in maniera intensiva la loop station per sovrapporre, uno dopo l’altro, strati su strati di materia musicale ribollente che si ripetono con l’intensità di un rito sciamanico, una tecnica che risulta essere efficace sia in fase compositiva che nella trasposizione live dei brani.

Il Serpente di Pietra

“NAGALITE” tratteggia un mondo rarefatto, in cui canti antichi come la civiltà vengono accompagnati da suoni sintetici e alieni senza per questo risultare fuori posto, anzi invitati a esibirsi in una danza rituale tra passato e futuro dalla quale si sprigiona la potenza cinematografica della musica incisa sui solchi del disco (o tra i bit del vostro player preferito, vedete voi). L’opener “Exuvia” ci introduce con delicatezza ultraterrena a queste atmosfere: un duetto emozionante tra la morbida armonia dei synth e la melodia struggente di Lili, che prodigandosi in virtuosismi svolazzanti con la sua voce cristallina da soprano, irretisce chi ascolta come la Dama del Lago avrebbe fatto con un cavaliere di Camelot indegno di ottenere la spada magica da lei gelosamente custodita.

La successiva “Nagal”, già uscita come singolo il 16 gennaio, sembra essere invece caratterizzata da una vibe diametralmente opposta: è qui evidente l’utilizzo della già citata loop station per sovrapporre strati elementari, allo scopo di creare un arrangiamento denso dove la voce – qui simile al canto di un muezzin cibernetico, grazie all’intenso utilizzo di intervalli microtonali – fa salire la sua preghiera al cielo contrapponendosi al tema malinconico della chitarra; a metà brano le distorsioni rovesciano come un calzino il mood schiantandosi come uno tsunami sul pentagramma, mentre un riff ossessionante sul registro alto della sei corde elettrica prende il sopravvento, intrecciandosi prima con i suoi stessi fraseggi a fare da contrappunto e, in un secondo momento, con il tema vocale che chiude il brano.

Un bordone ronzante fa da ossatura al terzo atto, “Coil”, accompagnandone con pazienza il dispiegarsi tra grappoli di note sintetiche ripetute all’infinito con l’ossessività di un mantra e gli accordi delle tastiere, pulsanti come le pareti di un freddo utero elettronico fatto di reticoli di silicio, fino alla parte centrale, dove la voce richiama a sé l’ascoltatore con il magnetismo sovrannaturale di un Jinn che appare d’improvviso tra le dune del deserto. Nel movimento conclusivo, “Lithos”, ritroviamo il tema musicale che ha caratterizzato il primo brano “Exuvia”, una circolarità che richiama nuovamente la simbologia del Serpente, più precisamente l’Uroboro delle tradizioni esoteriche impegnato a mangiarsi la coda: in questo caso, però, l’armonia viene espansa per accogliere l’invocazione del cantato, qui protagonista assoluto fino al solo di chitarra spettrale che ha il compito di chiudere la porta, salutando chi ascolta con il sibilo lacerante del feedback.

Outro

Con “NAGALITE”, Lili Refrain ha costruito un ponte tra l’arcaico e il futuribile, filmando scenari musicali che colpiscono con forza sia lo stomaco che l’intelletto. La scelta di privilegiare la stratificazione organica dei loop analogici rispetto alla staticità dei campioni digitali rende questo lavoro un organismo vivo, pulsante e imprevedibile, in grado di confermare la posizione della Refrain tra le figure più coraggiose e di rottura del panorama musicale nostrano.

Articolo di Alberto Pani

Track list “NAGALITE”

  1. Exuvia
  2. Nagal
  3. Coil
  4. Lithos

Line up:  Lili Refrain voce, chitarra, basso, synth, floor tom, bass drum, drum machine

Lili Refrain online:
Instagram: https://www.instagram.com/lilirefrain
Youtube: https://youtube.com/@lilirefrain

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