13/01/2026

PFM – Premiata Forneria Marconi, Milano

13/01/2026

Ex-Otago, Genova

13/01/2026

Gatti Mézzi, Firenze

15/01/2026

Ex-Otago, Milano

15/01/2026

Ilaria Graziano, Sant’Agata Bolognese (BO)

16/01/2026

Ex-Otago, Bologna

16/01/2026

Kety Fusco, Roma

16/01/2026

Violenti, Napoli

16/01/2026

Luca ‘O Zulù Persico e Caterina Bianco, Napoli

16/01/2026

Fabbrica del nulla, Bagno a Ripoli (FI)

17/01/2026

Mille, Bologna

17/01/2026

Little Pieces Of Marmelade, Roma

Agenda

scopri tutti

Lit Up Fuse “Trigger”

Electro Punk pulito fino all’osso e scolpito con cura

“Trigger” è il primo lavoro dei Lit Up Fuse, uscito il 17 ottobre, e non si presenta come un terremoto risonante, ma piuttosto come un progetto che pretende attenzione per il messaggio più che per l’immagine. Il trio con la voce ruvida e tagliente di Alice Bosco e le produzioni di Bruno Cama ed Emo nasce in provincia, con radici solide in Puglia e lo sguardo puntato lontano. Non perché rincorra un’estetica “internazionale”, ma perché vuole ricordare che la protesta non è una faccenda esotica né un vezzo regionale.

Il sound è elettronico, pulito fino all’osso e scolpito con cura. Dentro ci trovi drum’n’bass, techno, gabber, echi hip-hop. Tutto suona preciso, calibrato ed è proprio questa pulizia a generare una tensione interessante, quasi un paradosso. Si definiscono Electro Punk, ma quel Punk fatto di caos e urgenza, di bordi taglienti e imperfezioni rivendicate, qui non c’è. Niente suoni sporchi o lo-fi rabbioso. Ma non è un difetto: è una scelta. L’urgenza qui prende altre forme, più contenute, ma non meno intense. Vale la pena dirlo, perché certi termini come “Punk” rischiano di diventare etichette comode, soprattutto quando la produzione è così levigata.

La forza di “Trigger” non sta nel rumore, ma nel contenuto: transfemminismo, antifascismo, disuguaglianze di classe e di genere, argomenti spesso ridotti a slogan vuoti, qui vengono affrontati in modo diretto e senza sconti. Questo disco non cerca di essere “contro” per posa, non gioca al ribelle: porta avanti un’attitudine autentica forse anche scomoda. L’Elettronica non è un travestimento, è lo strumento per andare a fondo e i beat non servono per far muovere i piedi, ma per creare tensione e concentrazione.

A livello musicale c’è una ricerca evidente, anche se non rivoluzionaria. “Trigger” non rompe i confini dei generi né inventa nuovi linguaggi. E va bene così. È un lavoro solido, coerente, che si regge in piedi grazie a una produzione che sa il fatto suo. E allora viene naturale chiedersi: basta questo? Nel panorama del 2025, sì. Perché oggi non mancano mezzi o tecniche: mancano visioni e soprattutto mancano progetti che prendano una posizione chiara. In questo senso, “Trigger” compie un gesto semplice ma potente: dice ciò che pensa, senza rumore di fondo e senza farsi passare per qualcosa che non è. La copertina firmata da Giuseppe Spagnuolo mostra una miccia accesa su sfondo bianco. Non lo scoppio, ma l’attimo prima. Ed è proprio qui che vive “Trigger”: non fa saltare in aria tutto, ma ti costringe a fissare quella scintilla e a chiederti se sei pronto ad accenderla davvero.

Questo no, non è un disco che io accosterei al Punk ma forse oggi il Punk non si misura più in distorsioni o amplificatori rotti. Forse, il gesto più Punk che ci resta è ricordare che la musica può ancora dire qualcosa, e in un’epoca così anestetizzata, anche solo questo è già una piccola, necessaria deflagrazione.

Articolo di Silvia Ravenda

Track list “Trigger”

  1. Baton Strikes
  2. Girl Spreading
  3. Privilege
  4. Collapse
  5. Hyperstition
  6. Hate
  7. Trigger

Lit Up Fuse online:
Instagram: https://www.instagram.com/lit.up.fuse/

© Riproduzione vietata

Iscriviti alla newsletter

Condividi il post!