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MISSIO – “Love and Heartbreak”: la catarsi alt-rock tra cicatrici sentimentali e oscurità sintetica

Il duo texano esplora le spaccature dell’anima con una produzione ruvida e consapevole, sospesa tra echi industrial e introspezione

Fuori il 3 luglio con Nettwerk Music Group, i MISSIO ritornano sulla scena musicale, assieme a un nuovo, degno lavoro. L’album “Love and Heartbreak”costituisce il sesto lp del duo texano: sicuramente una tappa importante per una band che vanta, tra il successo della critica, un decennio di pubblicazioni, due dischi d’oro, nonché oltre un miliardo e mezzo di streaming.

“Love and Heartbreak” implode di umanismo emotivo e vulnerabilità, nel reiterante affronto della passione primaria: l’amore. Prima fra tutte, ovviamente, l’universalissima dualità, perfettamente rappresentata sin dalla cover in copertina, del concetto primitivo di dicotomia: bianco e nero, ragione e sentimento, bene e male, e via dicendo. Nato dalla penna di Matthew Brue e il sounddi David Butler, restituisce senza filtri o edulcoranti l’ultima esperienza sentimentale del frontman. Anzi: possiede il pregio di riuscire a trasmettere quell’ambivalenza viscerale presente nelle relazioni, senza rinunciare a dar spazio a fragilità, domande o realtà di fatto. Quelle di Brue e Butler non sono altro che tracce esperienziali, certamente crude; senza dubbio un rifugio per chiunque cerchi conforto nell’arte del rock.

L’apertura è affidata a “Dreams”, brano sicuramente godibile, ma che non rende piena giustizia alle reali capacità della band, lodevole di pezzi iconici pizzicabili nel corso degli anni, come “Bottom Of The Deep Blue Sea” (Loner, 2017), o “Sing To Me” (singolo, 2019), o ancora “Villain” (Villain, 2022). A ogni modo, un incisivo legame stilistico con l’album di debutto (“Loner”, 2017), che si protrae nel resto delle tracce come un leitmotiv fondante e imprescindibile. Il sapore di Industrial Rock compare nella successiva “Diggers”: grandissima prova musicale, con una piacevole linea grave del synth e un testo che riesce ad armonizzare sentori di aggressività ed erotismo, restituendo un pezzo degno dei Nine Inch Nails. “Dopamine Kisses”, paragonata dallo stesso Brue a un’infatuazione amorosa dal sapore di un trip di LSD, è sicuramente più sobria, ma impertinente il giusto da renderla evasiva e interessante. Mantenendo la tipica atmosfera cinematografica, si vela di un’allure di passione intensa, così come di quella componente umana su cui sorge ogni nostra vulnerabilità: Take you from a frown to a smile, I’m your medicine […] Think I’m a hero, What do I know? I’ve got issues, trauma to show. I’d save myself, but I’d prefer that you grow.

Segue il brano forse più pop, “I Remember When”, che a suo modo rivitalizza, senza cadere nella nostalgia, una melodia quasi dance. La coppia “Self Deprecation”e “With a Cigarette” incupisce un’atmosfera fragile, sfiorando quell’apice di psuedo romanticismo grunge, necessario in una prova artistica come questa. Se nella prima traccia arrangiamenti tetri e reverse elettronici si ricollegano a “Daggers”, rincalzando negli echi sporchi di un synth gestito divinamente, lo sperimentalismo della seconda regala una chicca. Arrangiamenti minimali preferiscono la ricerca di atmosfera, cauterizzando quel senso di paranoia descritto con insistenza: Hit it real slow, sense it in your body. Oper up your mind and let it consume you. Feel it like the ocean, flowing in slow motion.

Con un climax in crescendo maturo e consapevole, chiudono l’album “Superpower”, “Going My Way”, “I Keep Running”e “The Moment”. Calibrando sublimemente l’Alt-Gothic Rock, con un ibridismo cercato negli effetti eterei di un sound ambientale, la quart’ultima traccia è una brezza, un lieve sospiro che sa di coscienza e sconfitta. L’essenza umana domina, in ogni sua forma di relazione con l’altro, concedendo alle fragili esperienze delle connessioni umane, fallimentari, di affrontare il presente in tutta la sua bellezza e mortalità; come se questo potesse essere il solo e unico superpotere in grado di mantenerci vivi. Il fallimento è inestricabile, ma la perfezione di un’esistenza effimera pure.Why spare a sinner When hell is to gain? […] Do not forget to go outside and smell some flowers. Il senso di sconfitta trasmesso da “Going My Way”, più calda e melodica, apre il testamento d’addio definitivo, che si stratifica con “I Keep Running”, ispirata ai Radiohead.

“Love and Heartbreaks” si chiude, direi magistralmente, con la vagamente perfetta “The Moment”, ammicco introspettivo ai Nothing but Thieves, che scava verso una ricerca catartica direi eccelsa. Una nota di merito va al giro di chitarra e al basso, nonostante l’armonia dolceamara, che assembla i suoni naturali espletati, regga uno dei loro testi migliori. La chiusura è completa: insieme si congiungono album e destino della relazione, con una maturità artistica che poteva realizzarsi solo dopo qualche anno di esperienza. I MISSIO dimostrano una duttilità non indifferente, così come la capacità di tornare alle proprie radici senza smettere di evolversi e cercare.

I 14 pezzi, in fondo, non sono che questo: la testimonianza sincera di una parte di vita di tutti, delle nostre fragilità e vulnerabilità. L’esperienza di un amore diventa l’esperienza di un vissuto comune, fuso in un alt-rock che assorbe, in un soundelettrico che coinvolge e in testi che non possono fare a meno di travolgere.

Articolo di Nina Altoni

Track list “Love and Heartbreak”

  1. Dreams
  2. Daggers
  3. Bleed
  4. Dopamine Kisses
  5. I Remember When
  6. Self Deprecation
  7. You Are My Love
  8. Gotta Let Me Know
  9. With a Cigarette
  10. Where’d You Go?
  11. Superpower
  12. Going My Way
  13. I Keep Running
  14. The Moment

Line up MISSIO: Matthew Brue voce, autore, produttore / David Butler co-produttore, co-autore, ingegnere del suono

MISSIO online:
Website: https://www.missiomusic.com/
YouTube: https://www.youtube.com/missiomusic
Instagram: https://www.instagram.com/missiomusic

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