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Paolo Benvegnù “È inutile parlare d’amore”

Capacità di lettura del presente e voglia di non diventare per forza il megafono di qualche generazione

Benvegnù non scrive affatto canzoni brutte. Tanto meno in questo nuovo lavoro, dal titolo “È inutile parlare d’amore”, uscito il 12 gennaio in digitale e che uscirà il 19 in cd e in vinile, per una delle case discografiche più interessanti per la promozione della musica d’autore contemporanea, e cioè Woodworm.

Il perché dell’incipit del pezzo è presto detto: la traccia 8, il primo singolo uscito, s’intitola proprio “Canzoni brutte”, ed è un brano che suona bene per le radio, oltre a richiamare, in alcune parti, i migliori Bluvertigo de “Il mio mal di testa” (… “Però Giove ha cagato fuori Minerva da un’emicrania”…). Sembra una chiara indicazione, un manifesto dell’ironia che caratterizza Benvegnù che, ascoltato dal vivo, è solito giocare e scherzare sulla sua forza – vera – di autore profondo e attento al senso della parola. Ha ragione Bubola che, nei suoi live, ricorda come questi sono concerti diversi; io metto al centro la parola, perché la canzone è parola e musica. Stessa cosa per il cantautore milanese, che con questo nuovo lavoro regala anche alcune autentiche perle. In particolar modo tre testi. Il primo è senza dubbio la traccia che apre l’album, “Tecnica e simbolica”, canzone dove la capacità di analisi della realtà attuale tocca vertici alti.

Lo scostamento. La differenza. La diffidenza. La difficoltà di mescolarsi, si legge nella presentazione. Tutto vero, ma va aggiunta anche la crudeltà dei tempi che stiamo vivendo. Una canzone che ricorda le atmosfere del film “Dogman” di Besson, pellicola che senza dubbio non può aver ispirato il testo. Questo semmai è il primo caso di corrispondenze.

Il cane migliore amico dell’uomo, ma anche simbolo di una crudeltà che, spesso, pur se non propria dell’animale, per questo motivo spaventa chiunque ne entri in contatto. Stessa cosa per l’uomo, inteso come essere umano che dovrebbe usare la propria intelligenza per andare oltre. E invece, resta ancorato alla dimensione animalesca della quotidianità che, piaccia o no, è parte della sua esistenza. Benvegnù, in questo testo, riesce a descrivere bene tutta questa ambiguità.

Altro testo davvero notevole è “Pescatori di perle”, senza dubbio una canzone destinata a diventare un classico della sua produzione. Anche in questo caso le note di presentazione aiutano a trovare la strada. Il vero proposito è il Risveglio. Per i funamboli, per i poeti, per i mistici. Ma dovrebbe esserlo per tutti. Un Risveglio del sentire, una nuova educazione sentimentale, si legge nelle note. Non si può che concordare, ma c’è un altro richiamo importante. Non so quanto sia voluto, ma se anche non lo fosse (ma Benvegnù è autore attento e profondo, credo dunque che ci sia un chiaro rimando), è meraviglioso comunque constatare una seconda corrispondenza. Il pescatore di perle, infatti, è l’immagine con la quale si descrive Walter Benjamin, filosofo ebreo perseguitato che, con la sua opera discontinua, ha cercato di risvegliare le coscienze di un’Europa schiacciata dal peso della crudeltà. Il testo, che richiede molto ascolto, ha questo obiettivo, e si ricollega alla prima traccia, dove c’è una dimensione di crudeltà che apre il racconto di Benvegnù che, già nella terza traccia sembra trovare la via della redenzione: cercare un senso, profondo, che ci chiama in causa.

Quanto è difficile immaginare
L’amore a volte sopravanza il sole, non lo riuscite a sentire Non vi piacciono i sogni, forse vi piace naufragare
Senza nessuna dignità
E vi nutrite di paure, e di banalità Diventate incoscienti come onde del mare
E noi saremo come il vento, impossibili da decifrare
Ma quando sarà il tempo, vi insegneremo nuovamente a respirare E i pescatori di perle saranno liberi di volare
Fino a toccare le stelle

Terzo brano molto bello e interessante è “Marlene Dietrich”, canzone con un ottimo ritmo, con giochi di parole che rimandano quasi al mondo del rap, senza concedere posizioni però al genere più commerciale che esista, in questo momento, in Italia. Credo in una Rivoluzione al femminile, dove eventualmente si possa ipotizzare una liberazione anche decisa dal giogo dominante. Attraverso la Grazia, la Forza e l’Immaginazione delle Madri. Il gioco di rimandi è davvero interessante, e così si chiude questo trittico di canzoni che aprono l’album facendoci capire che Benvegnù scherzerà pure, ma sa guardare in faccia, con attenzione e non in modo banale, il mondo che che ci circonda.

Io sono invisibile, irriducibile da lunghi anni e dopo lunghi anni
Tu sei terra fertile, irraggiungibile da lunghi anni e dopo lunghi anni Lascia che io bruci per te, che io consumi per te
L’indelicata poesia dell’equo canone.
Come Marlene Dietrich potrai liberarti, oppure vendicarti. Cosa puoi donarmi di te?

La seconda parte del lavoro è più melodica, meno impegnata, se non fosse per le due tracce finali, davvero notevoli, sia nel ritmo che nei contenuti, e cioè “L’origine del mondo”, brano che ci fa tornare nell’officina milanese degli anni ’90, fra Giovanardi e Agnelli, per capirci. Mentre “Alla disobbedienza” è un altro piccolo manifesto, messo in chiusura.

E se stessimo immaginando tutto? E se ciò che vediamo non avesse forma? Oppure avesse una forma diversa da ciò che percepiamo? E se ogni atto che prendiamo fosse inutile? E se non esistesse nulla di utile? E se non esistesse nulla, proprio nulla? E se davvero ogni vita fosse solo una illusione? Allora anche la rabbia che stiamo vivendo, che rimanda ai cani che hanno aperto il lavoro, potrebbe essere una pura illusione. Il cerchio così si chiude e, citando il titolo dell’album, forse non è davvero inutile, oggi, parlare d’amore.

Ecco, i brani d’amore sono forse quelli che meno restano attaccati. Non si tratta, tenendo fede all’incipit del nostro racconto di questo disco, di canzoni brutte, ma di certo non hanno la presa di quelle che di fatto compongono l’ossatura del disco. Sono testi più immediati, più da sottofondo, meno elaborati. Non si tocca mai la banalità, come non si tratta affatto di canzoni buone per Festival. Sono solo brani meno incisivi. Come d’altronde, non me ne voglia nessuno, “L’oceano”, primo dei due duetti di questo lavoro, che vede Benvegnù cantare con Brunori Sas. Si tratta di una canzone alla Baricco, per rendere omaggio ad un altro pilastro della nostra contemporaneità, dove tutto è solo evocativo, e non incide, non traccia alcun cammino. Le due voci, però, funzionano a meraviglia (l’esperimento merita un seguito…). Diversa la situazione con “27/12”, canzone che vede Benvegnù duettare con l’attore Neri Marcorè, che dimostra di essere a suo agio nei panni del cantante. Anche in questo caso non si tratta di un testo che cattura, ma si lascia ascoltare con piacere.

Nel complesso, il nuovo lavoro di Benvegnù conferma la sua capacità di lettura del presente e la sua voglia di non diventare per forza il megafono di qualche generazione. Si evince chiaramente anche nella nostra intervista esclusiva. Dimostra di essere una voce che va ascoltata perché, pur se minoritaria, sa leggere con particolare attenzione e sensibilità il mondo che ci circonda.

Articolo di Luca Cremonesi

Track list “È inutile parlare damore”

  1. Tecnica e simbolica
  2. L’oceano (feat. Brunori Sas)
  3. Pescatori di perle
  4. Marlene Dietrich
  5. Il nostro amore indifferente
  6. 27/12 (feat. Neri Marcorè)
  7. Our love song 
  8. Canzoni brutte
  9. In der nicht sein
  10. Libero
  11. L’origine del mondo
  12. Alla disobbedienza

Collettivo Benvegnù: Luca Baldini basso, pianoforte, chitarra acustica / Paolo Benvegnù voce, chitarra acustica, sintetizzatori / Daniele Berioli batteria / Gabriele Berioli chitarre elettriche e acustiche / Saverio Zacchei fiati / Tazio Aprile, pianoforte, Fender Rhodes, dulcimer, Hammond / Con la partecipazione di Neri Marcorè in 27/12 /Dario Brunori in L’Oceano / Marco Romanelli, vocal sound machines e Francesco Ponticelli contrabbasso in 27/12

Le prime date annunciate del tour, biglietti già in prevendita:

  • Sabato 20 gennaio 2024 – Glue, Firenze
  • Giovedì 8 febbraio 2024 – Hiroshima Mon Amour, Torino
  • Venerdì 9 febbraio 2024 – Latteria Molloy, Brescia
  • Giovedì 22 febbraio – Monk, Roma
  • Venerdì 23 febbraio – Arci Kalinka Dude, Soliera (MO)

Paolo Benvegnù online:
Instagram https://www.instagram.com/paolo_benvegnu/
Facebook https://www.facebook.com/paolobenvegnu

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