Il 6 febbraio Patrizia Laquidara è tornata con un nuovo progetto discografico dal titolo “Flòrula” (Lunanordesina), proposto in cd e doppio vinile – un’edizione limitata disponibile solo sul sito della cantautrice -. Un lavoro legato al romanzo “Ti ho vista ieri” (Neri Pozza, 19 euro), uscito nel 2023, dove Laquidara mescola racconto e finzione con la propria biografia, dando vita così a una serie di racconti che sono quadri ed episodi del suo vissuto.
Il nuovo disco, proposto sulle piattaforme in versione ep con solo 5 brani – mentre le versioni fisiche presentano tutto il progetto nella sua completezza – è un lavoro che nasce come segmento del libro del 2023. Baricco, ne “I Barbari”, aveva coniato questa espressione per parlare di quei progetti editoriali che si prolungano in vari settori. Personalmente ritengo che, quando una storia funziona, sia corretto provare a darle corpo in modi diversi. “Ti ho vista ieri” è un buon romanzo, senza essere un capolavoro, che si inserisce a pieno titolo nella narrativa Neri Pozza, ed è un libro che fa parte del macro genere delle storie familiari che tanto piacciono ai lettori e alle lettrici del nostro Paese. Senza farla troppo lunga, Laquidara si era messa a nudo – anche se non troppo – mostrando vari episodi della sua vita che, ora, sono diventati il carburante che ha ispirato cinque canzoni (almeno nella versione online).
Seguo Laquidara da alcuni anni grazie alla segnalazione – preziosa – di un caro amico. Ho avuto l’occasione di assistere alla presentazione del romanzo a Brescia, e di sentire dunque la genesi di quelle storie. Se il romanzo, mi pare sia già chiaro, non mi aveva entusiasmato, diversa è la faccenda con questo “Flòrula”. Un disco che, dopo 8 anni, ci restituisce una cantante e cantautrice in splendida forma. Anzi, forse anche qualcosa di più. Perché quel quid che mancava nel romanzo, Laquidara lo ha trovato nel disco. Se poi lo si paragona con l’anonimo “C’è qui qualcosa che ti guarda”, cioè l’album del 2018, sembra proprio che Laquidara abbia ritrovato quell’ispirazione che aveva animato “Indirizzo Portoghese”, lavoro splendido del 2003, e soprattutto “Il canto dell’anguana”, opera in lingua vicentina che è un autentico capolavoro. Con il disco del 2018 Laquidara si era messa nella scia del bel canto e del pop d’autore, panni che però non ha vestito con buoni risultati. Il lavoro peccava di leziosità, ed era troppo artificiale rispetto ai dischi precedenti.
In questi 8 anni Laquidara non è stata ferma. Si è esibita dal vivo, ha proseguito nella sua attività di insegnante di musica, e ha lavorato molto per il teatro, accanto a Marco Paolini. La dimensione del racconto è entrata nel suo Dna e, con questa, anche la voglia di abbandonare il mondo del mainstream, al quale forse si voleva affacciare con “C’è qui qualcosa che ti guarda”, per restare così su terreni meno frequentati dalla massa.
Il risultato è un disco bello, piacevole e che ha corpo, anima e spessore. Un lavoro che si muove fra le sue anguane e gli ultimi lavori di Carmen Consoli, con uno sguardo alla musica in lingua madre che, in questi ultimi anni, ha fatto passi da gigante. Non solo: c’è anche una ricerca di varietà musicale che fa guadagnare punti ai testi, sempre ispirati, e che riescono a raccontare bene ciò che, nel romanzo, risultava in alcuni casi farraginoso. Prodotto artisticamente insieme a Edoardo Piccolo, che ha contribuito in modo decisivo a definire un suono nuovo e vitale, dal punto di vista sonoro “Flòrula” unisce scrittura cantautorale, elettronica e sonorità rituali e corali, e mette al centro la voce come strumento narrativo e collettivo. Un lavoro che guarda avanti senza recidere le radici, confermando Patrizia Laquidara come una cantastorie contemporanea capace di abitare il confine tra tradizione e presente, tra parola e suono.
L’album è attraversato da incontri – Antonio Vargas (Delicatoni), Puccio Castrogiovanni, un coro di voci femminili, percussionisti brasiliani provenienti dalla periferia di Recife che Patrizia ha visitato nei suoi viaggi, il giovane rapper El Coco con cui Laquidara collabora in un brano scritto a quattro mani insieme al campione mondiale di poetry slam, l’amico Lorenzo Maragoni – e trova il suo centro in “Nessuno deve restare di fuori”. Scritto e composto da Patrizia Laquidara, il brano è cantato insieme a Giulia Mei e si configura come un gesto di apertura, condivisione e passaggio di testimone: due voci femminili che si uniscono per dire che il cerchio può sempre allargarsi.
Proprio “Nessuno deve restare di fuori (Ti ho vista ieri)” vale da solo l’acquisto dell’intero album. Il suono iniziale dello scacciapensieri ci porta subito in Sicilia, come la lingua utilizzata dalla stessa autrice (le sue origini, come ben racconta nel romanzo, sono nell’isola…), si fonde con sapienza con una bella base pop elettronica. Il risultato è un brano che si inserisce a pieno titolo nelle migliori produzioni di questi anni. “Anna la ciaccaligna” è il primo cambio di registro, e Laquidara ci porta subito nel terreno a lei noto, quello della canzone d’autore, con un sound però meno classico e tradizionale, derivato direttamente dall’elettronica del primo brano. “La bambina” permette a Laquidara di giocare con la sua splendida voce, usando tutte le competenze acquisite anche nel teatro (soprattutto nella prima parte). Il tutto con un sound che rimanda al suo primo lavoro discografico. “Cunizza (Assabenerica)”, brano già uscito alcuni mesi fa, riporta alle atmosfere de “Il canto dell’anguana”. Si tratta della seconda traccia davvero interessante e inattesa di questo lavoro, che fonde insieme tradizione e innovazione, dando origine a un mood capace di mescolare la musica dei ritmi delle varie aree italiche con i suoni della più evoluta tradizione elettronica. Un pezzo splendido. “Nuova luce” ci porta ancora una volta in un’altra direzione ed è la canzone che più si avvicina all’album del 2018, ma questo arrangiamento vale da solo tutto quell’album, dove non c’era stata alcuna voglia di sperimentare alcunché.
A conti fatti, dunque, queste cinque canzoni sono un toccasana per scoprire un’artista completa che può e sa far vivere la musica italiana senza bisogno di nascondersi nel mare magnum della musica commerciale. Sono scelte, è vero, ma Laquidara ha la stoffa per prendere queste decisioni e investire tutto in questa direzione.
Articolo di Luca Cremonesi
Track list “Flòrula”
- Nessuno deve restare di fuori (Ti ho vista ieri) [con Giulia Mei]
- Anna la ciaccaligna
- La bambina
- Cunizza (Assabenerica)
- Nuova Luce
Line up Patrizia Laquidara voce, cori, palmas / Edoardo Piccolo sintetizzatori, programmazione ritmica, autoharp, philicorda, cori, palmas / Daniele Santimone chitarra elettrica, acustica e classica 7 corde, cori / Stefano Dallaporta basso elettrico / Puccio Castrogiovanni marranzano, cuatro, mandolini, tamburelli / Clécio Santos e Fernando Silva pandeiro, agògò, surdo, caxixi, abà, ganzà, tambor, sanghiba, maracas, repique, recorec, palmas, caixa / Dario Ponara vibrafono / Silvia Girotto, Patrizia Laquidara, Katy Marcante, Elisa Sperotto cori / Massimiliano Tieppo violino primo / Alessia Turri violino secondo / Michele Sguotti viola / Simone Tieppo violoncello
Patrizia Laquidara online:
Youtube: https://www.youtube.com/user/patrizial
Instagram: https://www.instagram.com/patrizia_laquidara
