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Radura – “Acque”: la maturità onirica e la resistenza etica del gruppo milanese

Il collettivo abbandona le urla screamo per una narrazione stilnovista tra chitarre d’impatto e poesia rurale

Ce li ricordavamo come uno degli ensemble screamo più rilevanti della scena italiana, ma col nuovo album, fuori il 10 luglio, ci hanno sorpresi. I Radura hanno partorito “Acque”, collage di Post-Rock onirico che rappresenta un balzo creativo racchiuso in un concept album.

Formula simile, risultato diverso

Le urla si sono trasformate in sospiri, e se il topos liquido rimane un cavo portante, sembra che rispetto alla burrasca di otto anni fa, o ancora rispetto all’ultimo lp, pubblicato nel 2021, dal titolo “Effetto veduta d’insieme” (dopo aver ascoltato questo, rinfrescatevi la memoria), la band meneghina abbia trovato un rio stilnovista. È la frustrazione di un affetto impossibile, un’immagine bucolica ma destinata a corrompersi. Cadenzato da animismi e ossimori, le chitarre shoegaze e i riverberi sulla batteria dipingono un mondo fertile anche se cosparso di serafini mortali. Le tracce sono sette, della durata di poco meno di quaranta minuti. Comincia con “Desiderare”, intro lunga, voce sussurrata, una poesia lenta e carezzevole, per concretizzarsi in un breakdown che fa venire l’acquolina (scusando il gioco di parole) per i loro prossimi live, anche perché già sul disco ha una lunghezza di sei minuti e mezzo. “Angeli e Lei”, non si tradisce, si dimostra esperienza maturata nel tempo.

Mescolare le correnti

Il tono sprigionato è quello, in effetti abbiamo in mano un disco che ha senso di essere ascoltato tutto di seguito, per potersi immergere nella sua dimensione aperta.  Tocca alla commovente “Tempesta”, coi suoi arpeggi, i piatti delicati. Segue la trilogia di “Incanto” e termina “Corpotrasforma”, la fine dell’idillio, anche nei suoi tratti traumatici, in un risveglio di coscienza, nell’impressione che lungi dal poter mettere un punto fermo, sia un finale aperto. A suonare nella formazione attuale sono Luca, Mario, Giacomo e Andrea, con interventi di Matteo Bennici al violoncello, le voci di Francesco Venturini, Jacopo Lietti e Carlo Boscacci a dare sostegno e corpo ai brani. Ci hanno messo quasi tre anni, tra scrittura e registrazione, per tornare sfornare un nuovo disco, e sarà curioso osservare la risonanza dei live.

Dire di no

L’album sulle piattaforme più celebri è introvabile, come invero tutta la loro musica da quasi un anno a questa parte. Il gruppo di Milano ha pubblicamente dichiarato di aver fatto una scelta etica coraggiosa: levare i propri lavori dai siti di streaming più inflazionati, che meno premiano il lavoro indipendente, costringendo gli artisti ad adattarsi alla società dei consumi, e finanziando direttamente e indirettamente i fronti bellici del mondo. Si tratta di un atteggiamento di controtendenza encomiabile, quello di restare fedeli a se stessi e ai propri ideali, spingendo sul fisico e sui siti che ancora danno voce adeguata a chi rifiuta di piegarsi. D’altronde questa è una di quelle band che vi fanno emozionare davvero quando siete sotto il palco a tre passi da loro, ancor più che in cuffia. E di occasioni ce ne saranno.

Articolo di Gabriele Tocchio

Track List “Acque”

  1. Desiderare
  2. Angeli e Lei
  3. Tempesta
  4. Incanto pt. I
  5. Incanto pt. II
  6. Incanto pt. III
  7. Corpotrasforma
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