“Shadowman” è il nome del primo album dell’omonima formazione britannica, prodotto da Nica Records/Republic of Music e in uscita il 4 settembre in formato sia digitale che fisico, su vinile e cd. Dieci tracce dalla sonorità fortemente cinematografica ma allo stesso tempo intima, dove l’atmosfera densa di matrice Post Rock è il filo rosso che collega con naturalezza la furia delle chitarre con le melodie da marcia funebre dei fiati, l’incedere freddo della drum machine con landscape sonori infiniti come il deserto del Nevada.
Alla caccia dell’uomo ombra
Shadowman è un collettivo musicale atipico, nato dall’intuizione del cantautore e polistrumentista inglese John J. Presley. Ispirato dall’acquisto di una vecchia acustica Guild degli anni Settanta, Presley inizia a scrivere le prime bozze che andranno a formare il nucleo dell’album d’esordio con ben chiara in testa una precisa filosofia: concentrarsi non tanto sul sound e la produzione, quanto sulla freschezza del songwriting, con un approccio il più possibile spontaneo alla creazione e arrangiamento del materiale musicale.
Coinvolta insieme a Presley fin dall’inizio troviamo anche sua moglie Danielle Perry, esperta di orchestrazione, speaker radiofonico e figura chiave nel coniugare suono e immagine.
Le prime sessioni di scrittura portano la coppia all’Agricultural Audio, uno studio di registrazione ubicato nella campagna del Sussex. Costruito con balle di paglia all’interno di una fattoria attiva, Agricultural Audio è il regno indiscusso dell’autore, musicista, ma soprattutto produttore e fonico Ben Hillier, un professionista di fama internazionale che può vantare nomi come Blur, Editors e Depeche Mode tra le sue innumerevoli collaborazioni. Hillier si innamora così tanto di quei work in progress da proporsi come parte integrante del progetto, che diventa così un particolarissimo power trio. La sintonia tra i tre si rivela essere l’ingrediente segreto delle session, caratterizzate da un comune approccio “buona la prima” che permette di non snaturare ma, anzi, di mantenere il più possibile fresco il materiale proposto da Presley. Registrata per la maggior parte dal vivo, su nastro da due pollici, insieme all’ingegnere del suono Dan Crook, la musica degli Shadowman è ora coinvolgente e trascinante, ora malinconica e deprimente, in ogni caso sempre contraddistinta da una energia vibrante che colpisce il sistema nervoso dell’ascoltatore con la precisione di un campione olimpico di tiro con l’arco.
“Shadowman”
È evidente fin dall’opener “You Are the Love” che l’obiettivo degli Shadowman non è confezionare un prodotto conforme alle logiche di mercato: la forma canzone cede spesso e volentieri il passo a embrioni sonori circolari e ipnotici, la cui struttura è riconoscibile più per l’alternarsi tra i piano e i forte che per una effettiva volontà di ordinare le idee a uso e consumo di chi ascolta. L’impressione è quella di trovarsi davanti a tre musicisti guidati dal sacro scopo di creare arte divertendosi, ed è proprio questa la forza dirompente che, fin dai primi ascolti, invece di respingere l’ascoltatore lo attira nella tela musicale costruita dalla band. La ballad strumentale “Blonde” è esemplificativa di questo spirito avventuroso, con i potenziometri degli stomp boxes che vengono manipolati a mano, restituendo sonorità al contempo fantascientifiche e psichedeliche. L’atmosfera risulta quasi sempre drammaticamente cupa e oscura, e sono rari i momenti in cui i raggi del sole riescono a filtrare attraverso le nuvole. Uno di questi è il chorus di “Wedding Singer”, dove l’armonia improvvisamente sembra aprirsi alla speranza, con la voce di John Presley a ricordare in qualche modo un Bowie più rauco e stropicciato.
Fondamentale è anche l’utilizzo degli effetti di ambiente, con riverberi e delay a fare la parte del leone sia sugli strumenti armonici che sulle batterie, come in “Flowers”, dove la pulsazione ritmica della cassa risulta talmente lontana all’orecchio da sembrare registrata tra i canyon della Death Valley, per venire poi pugnalata senza preavviso dalle sferzate noise della chitarra. La voce di Presley è un buco nero di frequenze basse, e funziona alla perfezione sia da sola, sia quando duetta con quella cristallina di Danielle Perry: una dinamica che si rispecchia anche sulle loro parti strumentali, con la chitarra del primo a colare lava incandescente sui delicati arpeggi di pianoforte della seconda (“Don’t Assume”, “On Fire”, o la strumentale “Waiting on the Old Songs”). “Summer Sun”, traccia di chiusura, sintetizza al meglio l’intero lavoro: il riff solitario di un’elettrica tremolante dal sapore surf apre e chiude il pezzo, racchiudendo una cavalcata post-punk che sblocca ritornelli polverosi squisitamente Sixties – un curioso ed efficace ibrido tra i Sonny & Cher di “Bang Bang” e i Joy Division.
Outro
È l’istinto, non il calcolo, ad aver guidato le mani di Presley, Perry e Hillier nella realizzazione di “Shadowman”, la cui forza risiede proprio nella quasi totale assenza di sovrastrutture. Un lavoro onesto nella migliore accezione del termine, che vede il terzetto britannico impegnato a inseguire la spontaneità della scintilla creativa più che la levigatezza del prodotto finito, il quale, proprio per questo motivo, sembra dimenarsi tra le frequenze con la forza primordiale di un animale selvatico costretto alla cattività. In un mercato musicale dominato dalla gelida logica degli algoritmi, “Shadowman” ci ricorda che l’arte non si trova mai nelle logiche di profitto, quanto nella passione di chi ha dedicato la vita alla propria Musa.
Articolo di Alberto Pani
Track list “Shadowman”
- You Are the Love
- Don’t Assume
- New York in Spring
- Flowers
- Wedding Singer
- On Fire
- Waiting on the Old Songs
- Look at You Now
- Blonde
- Summer Sun
Shadowman online:
Instagram: https://www.instagram.com/johnjpresley
Youtube: https://youtube.com/@shadowman_band
