15/02/2026

MGK, Bologna

15/02/2026

Edoardo Bennato, Bologna

15/02/2026

Fatur, Milano

15/02/2026

Ghostwoman, Torino

16/02/2026

Giovanni Lindo Ferretti, Roma

16/02/2026

Wu Lyf, Segrate (MI)

17/02/2026

Amy Macdonald, Milano

17/02/2026

Statuto, Torino

17/02/2026

DINìCHE, Milano

17/02/2026

Wu Lyf, Segrate (MI)

18/02/2026

A.A. Williams, Milano

18/02/2026

Grandson, Milano

Agenda

scopri tutti

Sick Tamburo “Dementia”

Ogni brano è un frammento di esistenza di una generazione irrisolta

È un pomeriggio di inizio estate. L’anno scolastico si è appena concluso, e i liceali italiani possono nuovamente assaporare il gusto dolce della libertà. Qualcuno decide di passare la giornata all’aperto, per godere della luce dorata con cui il sole di giugno inonda le vie cittadine; qualcun’altro, per sua sfortuna, è ancora indaffarato con gli studi, in vista dell’imminente esame di maturità; tanti, invece, optano per trascorrere il primo pomeriggio nella propria cameretta, sdraiati pigramente sul letto sfatto, con Kurt Cobain a osservare in silenzio la scena dal poster appeso al muro, la piccola televisione a tubo catodico in un angolo della stanza, simile a un monolite retrofuturista, sintonizzata come di consueto su MTV. Improvvisamente, i microscopici altoparlanti della TV iniziano a gracchiare con tutta la loro forza: la voce trasmessa sembra scossa, agitata, anche un po’ nervosa, mentre in sottofondo la band si scatena in un Punk esplosivo e un videoclip frenetico e colorato quasi straborda dai quattordici pollici dello schermo. È il giugno del 1998, e “Acida” dei Prozac+ è il biglietto da visita con cui molti ragazzi scoprono la musica di Gian Maria Accusani ed Elisabetta Imelio, che di lì a qualche tempo avrebbero cambiato pelle per trasformarsi nei Sick Tamburo. Sono passati quasi ventotto anni da quel pomeriggio estivo: Elisabetta non c’è più, ma il suo spirito indomito continua a vivere nell’opera dei Sick Tamburo, che tornano nel 2026 con il loro lavoro più recente, “Dementia”, pubblicato il 16 gennaio da La Tempesta Dischi, con un’illustrazione malinconicamente sgargiante di Davide Toffolo – recentemente premiato al Ciampi proprio per l’importanza del suo lavoro nel campo delle arti visive – a campeggiare sulla copertina.

Un’ancora di salvezza

Quest’ultimo tassello nella storia della band friulana non ha lo scopo di portare chissà quale innovazione al panorama musicale italico, bensì si inserisce perfettamente nel solco ormai profondo tracciato dai precedenti sette album: non è assolutamente una critica da parte di chi scrive, ma la constatazione di quanto la ruvida sincerità che contraddistingue da sempre la produzione dei Sick Tamburo sia un’ancora di salvezza a cui aggrapparsi ancora una volta, per non affondare in un mondo che sta perdendo contatto con la sua essenza più intima, mentre anche i sentimenti diventano solo trend da seguire sui social per provare a sé stessi la propria umanità. “Dementia” agisce su coordinate diametralmente opposte rispetto ai tanti contenuti di plastica dai quali veniamo quotidianamente assediati: è un inno alla bellezza delle proprie fragilità, un abbraccio affettuoso dato a chi si sente a disagio nella sua stessa pelle, un invito a trovare nuove strade per chi sente l’impulso di fuggire e, allo stesso tempo, a fermarsi per godere di quei momenti nella vita in cui il cielo sembra possa rimanere azzurro per sempre.

“Dementia”

“Mi gira sempre la testa” è un’attenta analisi, da parte di Accusani, del proprio senso di spaesamento, di vertigine esistenziale, che prova nel momento in cui è chiamato a rapportarsi con un mondo che è andato avanti di cento anni nel giro di un paio di decenni, lasciandoci a guardare mentre le nostre esistenze ci scappano come sabbia tra le dita. Il groove punk della batteria è implacabile nel trascinare in avanti il tempo, sul quale i riff angolari di un’elettrica slabbrata guidano il cantato attraverso i cambi di dinamica che caratterizzano le varie sezioni del brano.

Il suono tagliente della chitarra affonda nelle frequenze come un coltello affilato in “Silvia corre sola”, mentre la voce fotografa con precisione l’immagine di una donna che, allo spaesamento, non vuole proprio arrendersi, a costo di risultare emarginata da una società che ha perso la capacità di essere libera. Si tratta di una figura malinconica, unica abitante di un suo mondo privato in cui le regole comuni non valgono, spinta dal bisogno primordiale di non farsi intrappolare e per questo motivo condannata a camminare, o meglio a correre, a un passo diverso da quello degli altri. Il desiderio di fuga dal quotidiano è il tema centrale anche di “Mexican”, una lettera d’addio commovente, indirizzata a qualcuno che potrebbe essere stato una parte importante del vissuto del narratore; la musica tratteggia con pennellate impressioniste un mondo più semplice, fatto di film in Technicolor guardati la domenica pomeriggio in un cinema all’aperto, istantanea sbiadita di un passato che non smette di essere rimpianto.

Il suono spettrale del contrabbasso di Giovanni Ludovisi è invece centrale nella successiva “Ho perso i sogni”, primo singolo tratto da “Dementia”. Qui il protagonista è un tredicenne, le cui speranze per il futuro sono state cancellate dal boato sordo delle bombe, mentre cercando riparo tra le macerie si domanda, quasi con rassegnazione, chissà se vedrò il sole ancora un’altra volta; di seguito troviamo “Non c’è pace”, brano definito da un riff di chitarra tremolante, dal sound quasi surf, a contrasto con un testo amaro che sembra descrivere lo stato d’animo di chi si sta lasciando andare all’oblio dopo una lunga sofferenza.

Se “Fuori” è guidata dal ritmo epilettico della batteria, che pulsa come le tempie di chi si risveglia dopo una nottata viziosa, in “Immagina se” la penna ispirata di Accusani racconta, con toni delicati, la drammatica presa di coscienza di chi è affetto da una malattia neurodegenerativa, il rendersi conto improvviso che una progressiva entropia sarà in grado di cancellare la lavagna della memoria, portandone via in poco tempo anche il ricordo più prezioso. La musica è solenne, con le note del contrabbasso impegnate a danzare con grazia intorno alle strofe cantate da una voce che si chiede, con cupa compostezza, E se non ricordassi i volti e le emozioni, i figli e i loro nomi, quel giorno che farò? “Chiudi quella porta” è uno spiraglio di luce in mezzo alle tenebre, un invito a liberarsi dai pesi che si portano sul cuore per lasciare brillare di nuovo il sole dentro di sé; un synth oscuro striscia come un serpente attraverso questi quattro minuti di musica, accecato solo per un attimo da un ritornello che squarcia l’arrangiamento con lampi di rifulgente bellezza.

Siamo quasi alla fine: in “Sangue e libertà”, una batteria tribale fa da tappeto sonoro a una linea melodica che risulta quasi ossessionante nel suo ripetersi sempre uguale a se stessa, come un mantra atto ad irretire l’attenzione dell’ascoltatore; ma è la lunga title track a porre il sigillo su “Dementia”, un trip strumentale – o quasi – dalle atmosfere rarefatte, in cui la melodia avvolgente degli archi è inframmezzata dal rombo dei tuoni in lontananza, prima che il pentagramma si incrini con l’entrata in scena di un rullante marziale, mentre il temporale scatena la sua furia e il suono della pioggia si trasforma nel rumore bianco che chiude il disco.

A volto scoperto

In “Dementia”, Gian Maria Accusani si toglie il passamontagna per mettersi ancora una volta a nudo, raccontando con disarmante sincerità la sua confusione, le sue paure e i drammi piccoli e grandi della vita quotidiana a chiunque possa sentire il bisogno di specchiarsi nella musica dei Sick Tamburo. Ogni brano è un frammento di esistenza di una generazione irrisolta, a cui è stata negata la terra promessa e che ora si trova incapace di rapportarsi con un mondo che l’ha trattata come uno scarto, ma che, anche davanti all’evidenza, non perde comunque l’illusione di riuscire finalmente a trovare un posto da poter chiamare casa.

Articolo di Alberto Pani

Track list “Dementia”

  1. Mi gira sempre la testa
  2. Silvia corre sola
  3. Mexican
  4. Ho perso i sogni
  5. Non c’è pace
  6. Fuori
  7. Immagina se
  8. Chiudi quella porta
  9. Sangue e libertà
  10. Dementia

Line up Sick Tamburo: Gian Maria Accusani testi, musica, produzione artistica, registrazione e mix / Giovanni “Joe” Ludovisi contrabbasso su “Ho perso i sogni” e “Immagina se”

Sick Tamburo online:
Instagram: https://www.instagram.com/sicktamburo
Youtube: https://youtube.com/@discgustmusic

© Riproduzione vietata

Iscriviti alla newsletter

Condividi il post!