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Tortoise “Touch”

Un ritorno brillante, fresco, a tratti persino divertente

Dopo quasi dieci anni di silenzio, i Tortoise tornano, ma lo fanno con passo leggero. È come se entrassero in una stanza che conoscono a memoria ma con il desiderio di aprire le finestre e far entrare aria nuova. Il loro nuovo album, “Touch”, uscito il 24 ottobre per International Anthem e Nonesuch Records (in streaming dall’11 novembre), non si preoccupa di ritrovare un equilibrio perduto: al contrario, lo mette in discussione con la lucidità e l’ironia di chi adesso si diverte a decostruire il proprio linguaggio. Jeff Parker, Dan Bitney, Douglas McCombs, John Herndon e John McEntire hanno lavorato da lontano, sparpagliati tra Los Angeles, Portland e Chicago. Una rivoluzione rispetto alla loro consueta dinamica da sala prove condivisa: qui non c’è più un luogo fisico, ma una modalità nuova, precisa, fatta di interventi mirati e suoni calibrati. Il risultato? Non una celebrazione nostalgica ma un organismo vivo e in costante trasformazione.

“Touch” è come una memoria che rifiuta la malinconia e scorre fluida, elastica e sempre pronta a mutare forma. Le idee non si dilatano più in suite da dieci minuti, ma si presentano come lampi improvvisi: brevi intuizioni, a volte taglienti, a volte evanescenti. Il pezzo d’apertura, “Vexations”, è un continuo gioco di tensioni: chitarre affilate, ritmi irrequieti, deviazioni improvvise che si aprono e si richiudono come porte in un thriller. Da lì in poi il disco si muove tra suggestioni Western ed escursioni elettroniche, con la stessa serietà ludica di un bambino che costruisce astronavi con i Lego. “Elka” è una cavalcata techno un po’ storta, lucida come neon sull’asfalto bagnato. “Axial Seamount” pulsa con un motorik febbrile quasi ipnotico, mentre “Works and Days” flirta con Funk e Jazz, con quel tocco ironico che sembra ritrarre i Tortoise mentre ridono sotto i baffi prendendosi in giro mentre suonano.

Ma “Touch” ha anche momenti più introspettivi. In “A Title Comes”, tutto rallenta: vibrafono, synth e chitarra si muovono come se camminassero in punta di piedi. La forza più sorprendente di “Touch” sta forse nella sua consapevolezza. I Tortoise, che un tempo sembravano anticipare il futuro, oggi si destreggiano dentro quel futuro diventato presente. Il senso di spaesamento che li ha sempre contraddistinti ora è parte del quotidiano e loro, invece di rincorrerlo, lo rielaborano con intelligenza e un’ironia sottile, da veri veterani. Non c’è alcun bisogno di stupire a tutti i costi. “Touch” non punta all’effetto speciale: è piuttosto un dialogo tra passato e presente, tra ciò che è stato e ciò che preme adesso. Un album maturo, privo dell’ansia di dimostrare qualcosa ed è proprio in questa libertà che trova la sua forza più autentica.

Un ritorno brillante, fresco, a tratti persino divertente. Come se il futuro, ormai, avesse più bisogno di stile che di rivoluzioni, e i Tortoise, diventati grandi da tempo, lo sanno bene: si può scavare a fondo anche giocando. Basta solo saperlo fare.

Articolo di Silvia Ravenda

Track list “Touch”

  1. Vexations
  2. Layered Presence
  3. Works and Days
  4. Elka
  5. Promenade à deux
  6. Axial Seamount
  7. A Title Comes
  8. Rated OG
  9. Oganesson
  10. Night Gang

Tortoise online:
Instagram: https://www.instagram.com/trts/

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