C’è qualcosa di quasi caramellato nel suono dei Vacations: melodie catchy, chitarre morbide, ritornelli che sembrano scivolare via con leggerezza, ma che ti rimangono appiccicati addosso con una sensazione di nostalgia. È un Indie Rock fatto per accompagnare un viaggio, mentre ci si lascia trasportare senza una destinazione precisa. Il nuovo album “Pursuit of Anything”, fuori il 2 ottobre per Nettwerk Music Group, è il viaggio in cui i Vacations mostrano una maggiore consapevolezza sonora: un percorso in cui ci si accorge di essere alla continua ricerca di qualcosa, di continuare a inseguire una meta, un obiettivo che sembra spostarsi sempre un po’ più avanti. Intorno, intanto, tutto cambia, cresce e si trasforma: le persone, le relazioni, i luoghi e, inevitabilmente, anche noi. Sotto questa superficie luminosa, “Pursuit of Anything” racconta proprio questo: il momento in cui iniziamo a prendere coscienza del tempo che passa e di quanto sia difficile restare fermi mentre la vita continua a muoversi.
Campbell Burns ha raccontato di aver voluto dare a “Pursuit of Anything” una linea sonora più coerente dall’inizio alla fine, superando la varietà di direzioni del disco precedente. Il risultato è un lavoro più stratificato, costruito attraverso armonie vocali, pianoforti, batterie e una produzione ampia, quasi da Wall of Sound, senza però perdere l’identità dei Vacations. Burns ha cercato di realizzare il disco che avrebbe voluto essere capace di scrivere quando aveva vent’anni, ma che allora non aveva ancora le competenze tecniche e l’esperienza necessarie. La maggiore consapevolezza si sente soprattutto negli arrangiamenti: il suono resta immediato e melodico, ma gli strumenti occupano uno spazio più ricco e definito.
“Congratulations” ci introduce alle sonorità del disco, mentre “Holy Grail” ne mette a fuoco il cuore concettuale: la felicità diventa un Santo Graal, una ricerca che continua per tutta la vita, fino alla vecchiaia. Il traguardo sembra avvicinarsi e contemporaneamente allontanarsi, trasformando la ricerca stessa in una condizione permanente. “Yesterday” riflette sul proprio passato e sul cambiamento attraverso melodie lo-fi, con una divertente amalgama di basso e batteria a sostenere in maniera impeccabile i riff di synth e chitarra. È uno sguardo indietro che non cerca di idealizzare ciò che è stato, ma di riconoscere quanto il passato continui a vivere nel presente.
Correre per non rimanere indietro
“Last Call” è un energico inno generazionale sulla paura di rimanere indietro, di perdersi qualcosa, di vivere in una condizione di FOMO costante e ritrovarsi un giorno, in tarda età, seduti sul divano a fare i conti con i rimpianti del passato. La musica sembra trasformare questa inquietudine in una corsa: il movimento non nasce dalla voglia di arrivare, ma dalla paura di non riuscire a stare al passo. A braccetto arriva “Fooling You”, dove la corsa diventa rincorsa e fuga contemporaneamente. Si cerca qualcosa, ma soprattutto si cerca di scappare da qualcosa che non si vuole affrontare.
You can always go back / But it won’t ever be the same È una frase emblematica del disco: puoi anche tornare indietro, ma il tempo trascorso ha trasformato tutto. Le due canzoni sembrano quindi due facce della stessa inquietudine: in “Last Call” si corre per non essere lasciati indietro, in “Fooling You” si corre per sfuggire a ciò che ci sta raggiungendo. “Punchline” prosegue questo movimento mantenendo il disco in equilibrio tra immediatezza pop e una tensione più riflessiva. La ricerca di qualcosa di nuovo si accompagna così alla consapevolezza che ogni scelta comporta una perdita e che crescere significa anche accettare di non poter vivere tutte le possibilità. Anche qui la melodia del basso la fa da padrona, incastrandosi perfettamente con la voce rilassata di Campbell.
Fermare il tempo
La ballata acustica “So Suddenly” rallenta il tempo e si volta all’indietro: How could I forget every moment that I’ve spent with you? Dopo il movimento e l’energia delle tracce precedenti, i Vacations sembrano fermarsi per un momento e osservare ciò che è stato. È un ricordo attraversato dalla dolcezza, quasi il tentativo di trattenere per un attimo ciò che inevitabilmente sta cambiando. Se altrove l’album racconta la corsa verso qualcosa, qui quella corsa si interrompe per guardare ciò che ci si è lasciati alle spalle.
La riflessione sulla crescita assume una dimensione familiare con “I See Myself In You”, il cui video musicale racconta Campbell Burns alle prese con una partita a scacchi tra il suo io bambino e il suo io adulto. Osservando suo padre, Burns ha raccontato di essersi reso conto di quanto, con il passare del tempo, si riconosca sempre di più nei propri genitori. Invecchiare diventa così anche una questione di eredità familiare e identità, di ciò che riceviamo da chi ci ha preceduto e di ciò che potremmo trasmettere a nostra volta.
Una felicità da condividere
I matrimoni del bassista Jake Johnson e del batterista Joseph Van Lier hanno ispirato la scrittura di “Lucky, Forever”, una canzone d’amore molto diretta che celebra la felicità del matrimonio, di una relazione adulta e dell’aspirazione verso di essa. Burns ha raccontato di aver scritto il brano dal punto di vista dei suoi compagni, proprio perché raramente si cimenta con le canzoni d’amore. Una rara e bellissima prova di empatia da parte di Burns. È un brano che chiude un cerchio: non tutti stanno andando nella stessa direzione, ma questo non significa necessariamente che ci si stia perdendo. È come se, per una volta, ciò che si è sempre inseguito non fosse più qualcosa da raggiungere, ma qualcosa da condividere, con allegria, assieme ai compagni di viaggio della propria vita.
“Pursuit of Anything” è un album profondamente riflessivo, sulla difficoltà di capire se si è davvero pronti ad affrontare la vita adulta, tenuto insieme da un filo narrativo preciso e da una sonorità indie pop ben delineata. Non cerca necessariamente l’originalità a tutti i costi, ma costruisce un mondo sonoro coerente e godibile, capace di accompagnare l’ascoltatore dentro ricordi, inquietudini e desideri. È un viaggio che parte dalla leggerezza e arriva alla consapevolezza: continuiamo a muoverci mentre tutto cambia intorno a noi, fino a capire che forse non esiste una destinazione definitiva. E che, qualche volta, ciò che stavamo inseguendo era già accanto a noi.
Articolo di Roberto Vezzoli
Track list “Pursuit of Anything”
- Congratulations
- Yesterday
- Holy Grail
- Ready or Not
- Last Call
- Fooling You
- Punchline
- So Suddenly
- I See Myself In You
- Lucky, Forever
Line up Vacations: Campbell Burns voce / Jake Johnson basso / Nate Delizzotti chitarra / Joseph Van Lier batteria
Vacations online:
Web: https://www.vacationsband.com/
Instagram: https://www.instagram.com/vacationsband_/
YouTube: https://www.youtube.com/@vacationsband
Quando esce e per quale etichetta è pubblicato l’album “Pursuit of Anything” dei Vacations?
L’album “Pursuit of Anything” della band australiana Vacations esce il 2 ottobre per l’etichetta Nettwerk.
Qual è il genere musicale e lo stile sonoro di “Pursuit of Anything”?
L’album si inserisce nel solco dell’Indie Rock e dell’Indie Pop. Propone sonorità caratterizzate da chitarre morbide, melodie immediate, riff di synth, pianoforti e un’impostazione produttiva ricca e stratificata vicina allo stile Wall of Sound.
Quali sono i temi principali affrontati nell’album dai Vacations?
Il disco affronta il passaggio all’età adulta, lo scorrere del tempo, la paura di rimanere indietro (FOMO), le relazioni interpersonali e la ricerca continua della felicità. La narrazione spazia dal confronto con il proprio passato fino a brani d’amore e di empatia legati al matrimonio e ai legami familiari.
