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Fabrizio Tavernelli – “Agente Provocatore”: Elettro-Pop contro il presente

Satira, fiati e campionamenti in un’opera che mette a fuoco le contraddizioni della società contemporanea

Il 24 ottobre l’agente provocatore ha iniziato la sua azione di disturbo. “Agente Provocatore” (Lo Scafandro, ZdB) è infatti il nuovo album, l’ottavo da solista, di Fabrizio Tavernelli, musicista, autore, cantautore e sperimentatore emiliano che, da anni, si caratterizza come voce unica quanto rara nel panorama della musica colta italiana. Il nuovo disco nasce da una campagna estiva di crowdfunding che ha visto oltre 170 persone sostenere il nuovo lavoro di Tavernelli, pubblicato dopo l’ottima prova di “Resa incondizionata”. “Agente Provocatore” è un album ricco di sonorità, con sconfinamenti in vari generi; un’opera non del tutto inattesa, ma che di certo ci regala un Tavernelli in splendida forma, come ai tempi dell’ottimo “Nomade Psichico” (io ve lo dico, album da riascoltare e da avere in casa). Soprattutto sul fronte dei testi, graffianti e sempre attenti a quello che accade nel nostro presente.

Che la musica italiana sia ormai lontana dall’accadere quotidiano è cosa nota. Che solo in certi circuiti si riesca ancora a raccontare il nostro presente è altrettanto risaputo. Che in questi ambienti, però, ci siano artisti colti e desiderosi di resistere al nulla imperante, non è cosa così scontata. In molti si rifugiano nell’amore, cantato ormai in tutte le salse o condito in vario modo. Altri si gettano nel canto che diventa strumento, e così si ha l’alibi per non dire nulla e restare comunque a guardare, al posto di prendere posizione. Per carità, è pur sempre una modalità d’azione che anche Umberto Eco, negli ultimi anni delle sue riflessioni, prediligeva: in sintesi, quando tutto è in decadenza non resta che attendere che finisca il crollo e poi essere pronti a ricostruire. Lo diceva Eco, lo ha teorizzato Badiou, e lo si sosteneva in tanti nei tristi giorni della pandemia.

Tavernelli, invece, decide di non arrendersi del tutto, come già ci aveva detto nel lavoro precedente, e di dare vita a questo personaggio concettuale (di deleuziana memoria) che ha il compito di muoversi fra ironia, denuncia e schiettezza nel mondo di oggi. L’agente provocatore, dunque, dichiara lo stesso Tavernelli nella presentazione del disco, è un infiltrato attento, scaltro e pronto a scoprire le leggi del nemico. “Mi sono infiltrato per provocare, per spingere a un atto di ribellione, fosse anche solo un attimo di presa di coscienza, uno svelamento fugace. Non è un crimine, anche se può istigare a urlare, a cercare una via di uscita dalle gabbie, a rompere schemi, abbattere muri, oltrepassare barriere. Colto in flagranza di espressione, mentre esco allo scoperto, buttando fuori senza restrizioni e limiti. Mi sono infiltrato e confuso con il nemico, ma sono esente da pena perché ho agito in adempimento del dovere di smascherare i meccanismi, gli intrighi delle organizzazioni segrete che ci tarpano le ali. La mia condotta è finalizzata ad acquisire elementi di prova in ordine ai delitti dell’arte e della cultura e a scoprire la provenienza illecita di musiche, testi e attività criminali legate al linguaggio”, scrive Tavernelli.

Ed ecco che la title track diventa il manifesto di questo progetto, con una base elettro-pop che rimanda, per assonanza, ai generi di abusato consumo che dominano le classifiche mainstream. Ma qui c’è, invece, un agente provocatore che si muove in un mondo falso e rivendica una propria identità fra le false apparenze, smascherandole con quel tono tipico dei maître à penser nati, fatti e finiti solo nel mondo del social. Come, d’altronde, “La sindrome di sticazzi”, che racconta il senso dell’essere artista oggi, con grande precisione di analisi in una società che, direbbe Walter Benjamin, non sa più fare esperienza. “Gentrificato”, uno dei testi più riusciti del disco, sembra scritto in queste ore, nei giorni in cui la salvaguardia delle vetrine appare l’unico vero problema che attanaglia questo Paese. “Rimasugli”, che chiude l’album, è un brano che rimanda all’ottimo “Energumeni” – anche se la title track di quel lavoro (la nostra recensione) potrebbe benissimo trovare posto in questa raccolta come ghost track – e ci ricorda, in modo molto efficace, che “persino nelle peggiori prigioni / ricordano le canzoni con cui sono torturati / svegliati da un sonno che non è mai profondo / siamo rimasugli di canzoni andate a male”.

Fra suoni elettronici, sax (bellissimi) e fiati, synth e campionamenti, “Agente Provocatore” è un disco profondamente connesso con il presente. Non è un lavoro nostalgico, ma una denuncia dell’oggi, accompagnata da una buona dose di ironia alla Pirandello. Un’opera capace di colpire come solo la satira e come soltanto le persone intelligenti sanno fare. “Agente Provocatore” non è uno dei tanti dischi, ma un progetto che si inserisce, a pieno titolo, in quel filone minoritario che già, in passato, abbiamo provato a descrivere. Allora l’elenco si fermava a tre titoli, e cioè “Canzoni da spiaggia deturpata” (Luci della centrale elettrica), “Il mondo nuovo” (Teatro degli orrori), “Pericolo giallo” (Giorgio Canali). A questo sparuto elenco, che però costituisce un trittico capace di raccontare bene il presente di quegli anni, si aggiunge “Agente Provocatore”, un lavoro che profuma di presente, senza l’odore stantio del passato, e che, con grande intelligenza – già questo basterebbe a smontare quello che ci viene somministrato ogni giorno come una droga – riesce a smascherare i meccanismi di una falsa società democratica che impone e sostiene il mercato e le sue esigenze contro l’esperienza umana e la sua natura vitale. Tavernelli colpisce nel segno, perché è vero: senza la capacità di denunciare e dunque restando complici, “siamo rimasugli di canzoni andate a male”.

Articolo di Luca Cremonesi

Track list “Agente Provocatore”

  1. Agent Provocateur
  2. La sindrome di sticazzi
  3. Tu che te ne intendi
  4. Antroponosi
  5. Gentrificato
  6. Reflusso di coscienza
  7. Pavidi
  8. Monitorato
  9. Cagare pagati
  10. Eroi per pochi M2
  11. Rimasugli 

Line up Fabrizio Tavernelli: voce, synth, chitarra, campionamenti, drum programming, percussioni, batteria / Alessandro De Nito synth, rhodes / Marco Tirelli basso / Antonio Denti chitarra / Simone Copellini tromba / Simone Valla sax / Marco Parmiggiani lap steel guitar / Maria Stefancu viola / Manitù Rossi clarino / Fabio Ferraboschi basso, bouzouki / e un personaggio misterioso agli strumenti etnici sotto vari alter ego

Fabrizio Tavernelli online:
Instagram: https://www.instagram.com/fabrizio.tavernelli/
Facebook: https://www.facebook.com/fabrizio.tavernelli
YouTube: https://www.youtube.com/user/taver65


Quando è stato pubblicato e da chi è stato prodotto il disco “Agente Provocatore”?
L’album è stato pubblicato il 24 ottobre per le etichette Lo Scafandro e ZdB, nascendo grazie al sostegno di oltre 170 persone attraverso una campagna estiva di crowdfunding.

Chi è l’autore dell’album e qual è il suo percorso artistico?
L’opera è l’ottavo album da solista di Fabrizio Tavernelli, musicista, autore, cantautore e sperimentatore emiliano, riconosciuto come una voce rara della musica colta italiana e arrivato a questo lavoro dopo il disco “Resa incondizionata”.

Quali sono le caratteristiche musicali e le sonorità del disco?
L’opera si caratterizza per una grande ricchezza di sonorità e sconfinamenti di genere, unendo basi di Elettro-pop a suoni elettronici, synth, campionamenti e una ricca sezione di fiati con spiccati interventi di sax.

Qual è il concetto e il tema centrale dell’opera?
L’album ruota attorno alla figura concettuale dell’agente provocatore, un infiltrato ideale che usa l’ironia, la satira e la denuncia per smascherare i meccanismi della società contemporanea, del mercato e dei social, ponendosi in forte contrasto con l’omologazione culturale.

A quali altre opere del panorama musicale italiano viene accostato questo progetto?
Il disco viene inserito in un filone minoritario di denuncia del presente insieme a lavori iconici del cantautorato e del rock alternativo italiano quali “Canzoni da spiaggia deturpata” di Le luci della centrale elettrica, “Il mondo nuovo” de Il Teatro degli Orrori e “Pericolo giallo” di Giorgio Canali.

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