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Intervista a Eugene: la rilettura di “Nazisti dell’Illinois” dei Delta V

Il producer romano analizza il lavoro a quattro mani con Luca Urbani tra ricerca ritmica ed esigenze di ricomposizione

Per l’album “In Fatti Ostili RMX” dei Delta V (la nostra recensione) Eugene & Luca Urbani hanno remixato “Nazisti dell’Illinois”. Nell’intervista esclusiva a Eugene scopriamo come sono arrivati al progetto e l’approccio con il quale lo hanno realizzato: un remix a quattro mani in stile Club, in cui una vena ritmica spiccata pulsa su un’armonia immaginifica. L’ironia triste del brano riceve così nuova linfa bene riassunta dal termine IndieNoise.

Eugene è musicista, produttore e performer. La sua ricerca attraversa songwriting e musica elettronica. Ha pubblicato per Wall of Sound UK, Kronos e Discipline e collaborato con artisti italiani e internazionali, dalla musica alle arti visive (Andy Bluvertigo, Garbo, Gary Hill, M.E. Giovanardi, Claudio Simonetti). Luca Urbani è musicista, produttore e compositore, cofondatore dei Soerba. Attivo nella scena italiana dagli anni ’90, ha sviluppato uno stile che unisce Pop, Elettronica e sperimentazione, sia nei suoi progetti solisti e nelle numerose collaborazioni tra cui Alice, Bluvertigo, Garbo, Fluon, Mao, Lele Battista.

Come è nata l’idea di unire le vostre forze su “Nazisti dell’Illinois”, qual è stato il punto di incontro tra i vostri due diversi mondi sonori e come ci avete lavorato?
Una volta ricevuto l’invito dai Delta V, Luca ha avuto subito le idee chiare: lui conosce bene la mia attitudine, spesso aggressiva, sui suoni ritmici, perciò mi ha affidato le parti di batteria elettronica e di basso, mentre lui si sarebbe concentrato sulle parti armoniche. La cosa bella è che dopo la prima fase di azione i nostri ruoli sono andati via via a sfumare l’uno nell’altro. Entrambi ci siamo ritrovati spontaneamente in questa nuova direzione. È stato un processo molto naturale e piacevole, direi. La cosa fondamentale è stata non avere mai paura di alterarne la forma e di giocare con la struttura, avendo chiaro l’intento di restituire il messaggio del brano intatto seppure inquadrato da un altro punto di vista. Un remix, per noi, non dovrebbe essere una semplice versione alternativa: deve avere una sua personalità. Per questo abbiamo lasciato che alcuni elementi dell’originale emergessero e altri venissero drammaticamente trasformati.

Quali sono i dettagli del remix che un ascoltatore attento non dovrebbe perdere e che lo farebbero emozionare?
È una domanda a cui, secondo me, è impossibile rispondere. Mi interessa piuttosto che ognuno possa trovare nel remix il proprio punto di accesso al brano, o addirittura un varco spazio-tempo tutto suo. Si tratta di un viaggio aperto a tutti i livelli di percezione.

Nel video dei Delta V c’è la visione caleidoscopica con la divisione che si è mantenuta anche nel vostro: le immagini partono insieme, poi cambiano velocità e vengono proposte in rewind. Il senso è quello di riavvolgere la storia e ricostruirla, come per un remix?
Trovo interessante proprio l’idea della frammentazione e della ricomposizione. Un remix lavora in qualche modo sullo stesso principio: prende qualcosa che esiste già, ne altera la prospettiva, ne modifica la velocità, le relazioni interne tra suoni e parole. Nel video dei Delta V l’effetto è quasi psichedelico mentre in quello del remix, a cura di Luca, l’immagine è divisa in due settori e la distorsione della linea temporale è ancora più netta, osservando le azioni che avvengono in parallelo. Anche qui non credo sia necessario dare una chiave di lettura univoca, anche se il nostro video in alcuni passaggi è abbastanza rivelatore!

Articolo di Alessandro Casula

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