Per l’album “In Fatti Ostili RMX” dei Delta V (la nostra recensione) Madaski ha remixato “Laika e l’America”. Nell’intervista scopriamo come è arrivato al progetto e l’approccio con il quale lo ha realizzato: un remix giocato intorno a un pianoforte sommesso che si contrappone a un ritmo di matrice Dub, senza trascurare pennellate elettroniche che conferiscono al brano un sapore cosmico, perfettamente adatto al tema della canzone. Madaski, al secolo Francesco Caudullo, è noto soprattutto per il suo ruolo centrale negli Africa Unite, di cui fu membro fondatore nel 1981. La sua carriera comprende però anche numerosi progetti solisti, collaborazioni e produzioni con nomi come Diaframma, Persiana Jones, Mau Mau, e diverse formazioni dell’area Dub. Ha collaborato con Antonella Ruggiero, Franco Battiato e Jovanotti.
La canzone “Laika e l’America” sembra descrivere il dualismo della conquista dello spazio. Qual è stata la prima cosa che hai pensato di fare quando hai iniziato a lavorare al remix?
Sinceramente ho pensato molto al mio cane, morto pochi giorni prima, e ho scritto per lui. Me lo immaginavo alla conquista dello spazio, anche se mi rendo conto di quanto fosse inumano questo tipo di sperimentazione. Questa immagine mi ha emozionato fortemente e non ho dato molto peso al tema centrale… diciamo che me ne sono creato uno mio.
C’è un elemento nel remix, per esempio un synth, un effetto o un timbro di basso, che consideri la “firma Madaski”?
Certamente il pianoforte: tutto il remix ruota intorno a una reinterpretazione pianistica del brano. È una componente assolutamente parallela al mio suono attuale, anche se poi una bassline dub decisamente madaskiana è presente nel ritornello.
Nel Dub la voce spesso diventa un elemento quasi astratto: in questo caso la voce di Marti ti ha fatto cambiare approccio?
La voce e il testo mi sono piaciuti molto. L’ho tenuta per intero, non spezzettandola come nelle dub version, ma piuttosto evidenziandola e incastrandoci armonizzazioni pianistiche un po’ diverse dalla versione originale.
La partenza relativamente cupa della tua versione si apre progressivamente verso sonorità più serene, e in coda i suoni hanno uno sviluppo etereo. Che significato ha questa evoluzione sonora nel corso del brano?
L’evoluzione strumentale di un brano è fondamentale per la riuscita del brano stesso. Non parto mai con idee precise, ho usato molte tracce della versione originale che erano in parte nascoste nel mix e ho riprodotto un crescendo che allude a una sorta di libertà… finale. Mi riferisco alla stessa libertà che Laika conquista diventando parte integrante dello spazio che la circonda.
Visto da fuori sembra quasi che questo album remix ritragga una grande e strana famiglia, poco canonica ma reale. Ti riconosci almeno in parte in questa immagine?
Penso che ci abbiano lavorato persone con stili e approcci differenti ma con una familiarità sonora e una passione musicale simile. Cosa non così scontata da trovare nel quotidiano, poco musicale e poco appassionato!
Articolo di Alessandro Casula
