Il 31 luglio è uscito “In Fatti Ostili RMX” dei Delta V, un nuovo viaggio, ispirato al gruppo dall’ascolto di un remix di “San Babila ore 20(25)” a opera di X.N.X. I Delta V lo hanno gradito al punto di decidere di affidare le reinterpretazioni di tutti i brani dell’album a diversi artisti e produttori della scena alternativa. Ecco quindi entrare in scena Arquitectura del Colapso, Bologna Violenta, Eugene & Luca Urbani, Werner Heike, JackF, Lezziero, Madaski, Livio Magnini (Bluvertigo), Mao, Simone Olivotto, e X.N.X. Di tutti gli artisti che si sono dedicati ai remix trovate le nostre interviste esclusive con approfondimenti qui: https://www.rocknation.it/interviews/
Tempo di tirare le somme proprio con Marti.

Insieme agli arrangiamenti, la tua voce è uno degli elementi di continuità del nuovo album. Che cosa hai provato riascoltando le tue esecuzioni con addosso dei vestiti cuciti da altri?
L’ascolto di mondi differenti rispetto agli originali è una modalità che offre angolazioni e prospettive inedite e questa cosa indubbiamente mi attrae. In questi anni poi mi sono abituata lavorando in studio con Carlo e Flavio a continue variazioni armoniche e di arrangiamento prima che un brano prenda la sua forma definitiva e quindi la “propensione” al remix è una costante in casa Delta. Affascinante comunque ascoltare queste versioni alternative…
In questa fase dei Delta V, i testi delle canzoni hanno un peso specifico superiore rispetto al passato. Pensi che i remix siano funzionali al messaggio veicolato dai brani?
Credo che per i Delta V la fase cominciata con Heimat rappresenti un cambiamento significativo rispetto al passato. Una fase dove le parole assumono un’importanza fondamentale nella modalità di scrittura e nel raccontare la nostra visuale. Credo che i remix seguano più un’esigenza e una logica dettata da ritmi, velocità, arrangiamenti e soluzioni armoniche che non di “protezione” del testo originale, e quindi vadano vissuti ed ascoltati proprio per la loro assenza di gabbie e propensione all’emancipazione dall’originale.
Domanda collegata: come ti poni quando sei tu a dover rivisitare i vecchi brani dei Delta V?
Ogni volta che cominciamo a lavorare ad un arrangiamento del primo repertorio dei Delta cerchiamo sempre di renderlo contemporaneo a ciò che il gruppo sente e si sente oggi. E il mio lavoro sulla voce segue lo stesso percorso: semplicemente cerco di immergermi nelle atmosfere segnate dai nuovi arrangiamenti e rendere mio quel testo, con una modalità che sicuramente è differente dall’originale ma che deve essere tale per essere autentica.
Nonostante “In fatti ostili RMX” sia il prodotto di undici teste pensanti assai diverse tra loro, suona sorprendentemente omogeneo.
Forse perché le tracce sono state affidate a musicisti che stimiamo e che, nella loro diversità, hanno delle coordinate che li rendono affini al nostro modo di intendere la musica.
Ci sono dei remix in particolare che ti hanno sorpreso, emozionato, o comunque hai trovato interessanti?
Ogni remix di In fatti ostili ha una sua particolarità, una sua anima che per quanto mi riguarda, lo rende unico e irripetibile. La bossa di Bologna Violenta, le chitarre di Lezziero, quelle di Mao o il pianoforte che s’intreccia col dub di Madaski sono segni inconfondibili. Esattamente come le sonorità dark degli XNX, l’elettronica di Luca Urbani ed Eugene, le atmosfere industriali di Livio dei Bluvertigo, quelle cinematografiche di JackF o i grooves di Simone Olivotto.
Articolo di Alessandro Casula
Foto di Marco Olivotto
