Il 20 marzo a Firenze nuovo appuntamento di Musicus Concentus: stavolta è andato in scena un episodio dell’ “Indieretta Show”, format ideato e condotto da Francesco “Maestro” Pellegrini degli Zen Circus.

Con lui sul palco Davide Toffolo, fumettista, cantautore e frontman dei Tre Allegri Ragazzi Morti, artista trasversale che ha costruito un immaginario in cui musica, fumetto e performance si intrecciano, stasera insieme per uno spettacolo in cui suono, disegno e narrazione hanno dialogato dal vivo.
Indieretta Show

L’ “Indieretta Show” è un vero e proprio salotto musicale ideato e condotto dal Maestro Pellegrini, un format itinerante che unisce racconto e musica, dialogo e performance, un’alternanza di conversazione e canzoni che crea uno spazio di confronto diretto tra artista e pubblico, che può intervenire e porre domande, in un’atmosfera intima e raccolta. A Firenze ha trovato la sua perfetta collocazione nella Sala Vanni all’interno del complesso monumentale della Basilica di Santa Maria del Carmine, nell’omonima piazza fiorentina. La Sala Vanni si apre nel chiostro e nel cortile seicentesco del convento da cui si accede alla Cappella Brancacci, che custodisce i celebri affreschi di Masaccio e Masolino; originariamente secondo refettorio del convento, è attualmente un auditorium di 192 posti e la dimensione raccolta assicura un contatto diretto con la musica e gli artisti, rendendola un punto di riferimento per gli appassionati delle nuove musiche.

Toffolo è una delle figure più originali della scena culturale italiana. Nato a Pordenone e formatosi artisticamente a Bologna, ha fondato i Tre Allegri Ragazzi Morti, band di riferimento dell’Indie italiano, diventando riconoscibile anche per l’iconica maschera a forma di teschio. Parallelamente all’attività musicale, Toffolo è protagonista del rinnovamento del fumetto italiano dagli anni Novanta, collaborando con riviste come Dinamite, Fandango e Mondo Naif. Ha pubblicato numerosi graphic novel, tra cui Carnera, Pasolini e Il Re Bianco, oltre alle autobiografie performative Graphic Novel Is Dead e Graphic Novel Is Back, accompagnate da spettacoli portati sui palchi di tutta Italia. Per questa attività ha ricevuto nel 2025 il Premio Ciampi (il nostro articolo). Ha inoltre ideato la serie Cinque Allegri Ragazzi Morti ed è autore di progetti narrativi e musicali come Il cammino della cumbia, viaggio alla ricerca delle origini dell’omonima musica. E stasera Toffolo, incalzato dall’amico Pellegrini, ha riunito tutta la sua vita artistica in una performance unica e godibile. Una sala piena di pubblico adulto ma non solo, in religioso silenzio – siamo in un luogo dove ogni mosca può esser sentita volare – ha accolto il maestro Pellegrini, che senza proferir parola, ha lasciato prima cantare e suonare la sua chitarra, la stessa fedele compagna dei live degli Zen Circus.
Pellegrini + Toffolo


Introduce poi il suo format “Indieretta Show” e fa salire sul palco Davide Toffolo: Stasera c’è un ospite con il quale ho già fatto un paio di appuntamenti e che ho avuto modo di conoscere meglio perché dal punto di vista artistico per me è sempre stato un gigante. Diciamo che la sua importanza nei miei confronti deriva proprio dal fatto che se faccio questo lavoro in buona parte è anche perché quando ero piccolo guardavo i videoclip su The Box – Music Television You Control e iniziavo a suonare la chitarra.

C’erano una serie di gruppi che non mi piacevano e poi c’era il video che passava spesso di una band che aveva le maschere. Io me ne innamorai perdutamente perché arrivava qualcosa di vero ma soprattutto di diverso da tutto quello che si vedeva e che aveva visibilità in quel periodo. Il loro video era in rotazione continua, io l’ho proprio visto 200 volte, penso. Capii che mi piaceva non solo la musica, perché nella mia famiglia la musica c’è sempre stata, ma mi piaceva poter dire qualcosa di mio con la musica di mio ma anche che raccontasse le storie dei miei amici e quello che mi stava accadendo e loro lo facevano.Lui ormai è un mio amico e è sicuramente una persona speciale anche perché ha due superpoteri, non soltanto uno e per questo lo invidio molto perché io non so proprio disegnare niente. Per questo è per me è l’ospite più importante della rassegna.

Toffolo imbraccia subito la sua acustica, e la serata proseguirà così, con un’alternanza di parole, musica a due, con brani iconici del repertorio dei Tre Allegri Ragazzi Morti ri-arrangiati.

Graphic novel(s)
Ma la peculiarità dell’evento è stato rappresentato dalla presentazione della carriera di fumettista di Toffolo, che dopo essersi calato i pantaloni perché io disegno in mutande – si è seduto al tavolo con lavagna luminosa, sfogliando molti dei suoi volumi, scegliendo o cercando di scegliere le scene secondo lui più divertenti (alcune non capite da pubblico in sala, oppure lontane dall’umorismo toscano?), ma anche raccontando da dove è nata l’ispirazione dei testi più impegnati, in particolare delle sue due autobiografie. Non ha negato nemmeno l’invidia per Zerocalcare, ma non per il successo, piuttosto per la sua genialità.


Tassidermia, collettivo, Australia

Molto interessante la parte di intervista fatta dal maestro Pellegrini relativa alla nascita di Toffolo come fumettista e poi, solo poi, come musicista, e come sia nata l’amicizia con gli Zen Circus.
Ti sei diplomato in disegno anatomico all’università di Bologna, quanti anni avevi?
Mi sono diplomato il più presto possibile, anzi sembra che abbiano addirittura cambiato le regole dopo la mia laurea breve perché avevo finito in un tempo troppo breve, ma perché avevo voglia di uscire da quella istituzione e vivere la mia vita e quindi l’ho fatta brevissima, ho fatto una tesi sulla carcinogenesi di origine virale, una cosa abbastanza complicata, complessa, ero intelligentissimo quando ero ragazzino, poi sono passati gli anni quindi è andata in altro modo.
Ma la passione del disegno com’è nata?
No, io ero piccolissimo e avevo questa passione del disegno, stavo sempre sveglio fino a tardi a disegnare, disegnavo tanto e ho avuto la fortuna che i miei genitori hanno preso questa cosa come un dono di natura, e quindi ho preso anche tutto il bello che viene da questa visione dei genitori che nel disegno mi hanno sempre supportato, hanno detto ok questa è la tua strada, tu disegni da quando sei piccolo quindi hai bisogno del sostegno anche nostro. Quell’amore che mi hanno dato i genitori da piccolo mi ha regalato la sbruffonaggine che ho adesso, non ho avuto paura di niente da subito, ma solo grazie al loro amore.
Senti ma che bambino eri? A parte il disegno, c’erano altre cose che ti piacevano? Eri introverso oppure eri un casinista?
Ero introverso, un bambino serio per quanto può essere serio un bambino, con delle passioni precise, mi piaceva la storia naturale e poi l’altra cosa importante avevo un fratello che è nato nel mio stesso anno quindi abbiamo vissuto come due gemelli, io ero più grande, sono nato a gennaio e lui è nato a dicembre, quindi abbiamo fatto le scuole insieme. Poi io vengo da una famiglia, una volta si diceva della classe operaia, adesso tutti sono dimenticati che cos’è un’identità fatta di gente che lavora, insomma in quel periodo lì i miei genitori facevano gli operai, quindi mio padre appena siamo nati mi ha detto guarda era previsto un bambino solo quindi adesso siete due tutte le cose che avete dovete dividerle quindi una bustina di figurine, un giocattolo, insomma dovevamo dividere qualsiasi cosa e quindi è stato anche divertente.
Senti avevi altre passioni o era il disegno il tuo futuro, lo immaginavi già?
No, io volevo fare il veterinario prima quando ero piccolo, poi dopo ho capito che avrei voluto fare l’etologo, cioè quello che studia il comportamento degli animali; poi alla fine sono diventato uno che studia il comportamento delle persone, che più o meno non è molto diverso da fare l’etologo, perciò la mia vera passione era quella lì andare a cercare animali, capire cove erano fatti, capire la diversità che avevano. Sono diventato un discreto esperto di coleotteri perciò un entomologo, ed ero molto molto appassionato di funghi ma non per mangiarli quanto per capire tutte le diversità, è un mondo bellissimo e molto affascinante, anche da disegnare.
Non sapevo che il disegno fosse una passione nata già durante la tua infanzia …
Sì, è stata una passione divorante, lo è stata per tutta la mia vita, io sono, mi ritengo tuttora un disegnatore che è anche una rockstar, però principalmente io sono un disegnatore e faccio le canzoni con un occhio da disegnatore
Senti, ma la musica quando è arrivata invece?
Ah, la musica è arrivata più tardi, fino ai 13/14 anni la musica per me era abbastanza noiosa. Nella mia famiglia c’era un certo gusto per la musica, per esempio si ascoltava alcuni grandi artisti italiani come De André, c’era una cassetta nell’850 di mio padre, che però era anche un grandissimo fan di Little Richard, mi diceva ascolta e capisci che cos’è il Rock’n’Roll. Però la musica che si sentiva in quel periodo lì non mi accendeva, non mi accendeva per niente. Poi invece c’è stato un anno, nel ’78, avevo 13 anni, che sono andato a fare l’assistente tassidermista in un museo di storia naturale che c’è a Pordenone, e in quel periodo i ragazzi erano un po’ più grandi di me, che avevano 5, 7, 8 anni più di me e che avrebbero dovuto fare la leva militari, non la facevano fuori città, ma facevano il servizio civile nella caserma dei Pompieri, perché qualche anno prima, nel ‘76, c’era stato il terribile terremoto nel Friuli, quindi tutta la generazione dei ragazzi nati diciamo dal ‘58 fino al ‘63 non fecero il militare fuori città ma rimasero. Allora io penso che il fatto di avere tutti i ragazzi contemporaneamente presenti in città ha mosso qualcosa per la quale a Pordenone è nato un gruppo, un collettivo di ragazzi speciali. Uno di questi ragazzi speciali l’ho conosciuto proprio durante facendo l’assistente tassidermista ed era Miss Xox, il cantante dei HitlerSS, uno dei primi gruppi punk italiani, e lui sotto il cappello aveva un ciuffo gigantesco. Mi ha portato a casa sua, mi ha fatto vedere quello che faceva, i registratori che aveva, queste cassette che gli arrivavano da tutte le parti d’Europa. Mi ha fatto capire che la musica non era solo una cosa che tu potevi subire, ma era una cosa che tu potevi anche fare, e questo insegnamento del fare l’ho imparato da loro, da questo collettivo The Great Complotto ho imparato tutto quello che ancora oggi sto sviluppando. Quindi comunque anche fare il tassidermista può aiutare a diventare una rockstar!
I Futuritmi è stata la prima band che hai avuto, avete vinto dei premi importanti, un disco prodotto da Nick Griffiths, dove c’era questo ragazzo che suonava la batteria con te, Gian Maria Accusani … Era bravo?
Era bravissimo, l’abbiamo preso perché era bravissimo, era un po’ più piccolo, aveva 13 anni; noi avevamo perso il batterista, mi dissero guarda che c’è un batterista giovanissimo che fa le prove sotto un palazzo, sono andato a vederlo ed effettivamente questo ragazzino era bravissimo. Il percorso dell’adolescenza l’abbiamo fatto insieme, abbiamo vissuto per tanto tempo vicini, e anche adesso siamo molto amici.
Posso chiederti come hai conosciuto gli Zen Circus?
Allora, li ho conosciuti all’inizio degli anni 2000, abbiamo fatto un disco in una città che si chiama Ferrara, nel Natural HeadQuarter Studio, prodotti da questo amico nostro, Manuele Fusaroli. A un certo punto Manuele mi dice guarda che ci sono questi tre ragazzi di Pisa, bravissimi, mi piacerebbe che suonassero prima di voi. Gli rispondo va bene, falli suonare prima di noi. Han suonato prima di noi e quando han finito lo spostamento degli strumenti è stato molto lento Quindi, io così, per ridere un po’, ad alta voce, gli ho detto Ma scusa, questi qui sono pratici? Lo sanno fare o non lo sanno fare di spostarsi gli strumenti? Così, tanto per conoscersi, no? Poi sono passati tanti anni, abbiamo fatto tanti concerti insieme. A un certo punto loro hanno fatto un disco con un grandissimo musicista, Brian Ritchie, bassista dei Violent Femmes, che poi mi ha invitato insieme a loro in Australia per dei concerti. Lui mi aveva visto fare queste performance di live dal vivo con fumetti e musica, quindi mi ha detto mi piacerebbe mettere insieme tu che disegni con gli Zen Circus, venite qui da me, state qui un mese.
Gli Zen Circus in quel periodo lì avevano letto in modo molto approfondito la biografia di un gruppo che si chiama The Who, doce raccontavano di essere nemici fra di loro, di fare a gara a chi era più bravo, e loro riproducevano un po’ questa cosa, cioè si scazzavano sempre fra di loro, il che rendeva difficile una partenza per l’Australia assieme. Gli chiedevo quando e da dove partire, ma non mi rispondevano mai. A un certo punto, cercando fra le mail di Appino, ne ho trovata una datata nel periodo di quella scena che vi ho raccontato prima, dove c’era un pippone grosso così con scritto Tu non sai chi siamo noi. Non hai capito niente di noi. Quel giorno mi hai offeso in modo profondo Quindi poi gli ho scritto Andrea, ma veramente? Non hai capito quell’umorismo? Boh, non l’aveva capito… E insomma ci siamo conosciuti così. E poi ci siamo amati. Ci siamo amati così tanto che quando siamo andati in Australia loro non facevano praticamente canzoni in italiano, e quando siamo tornati hanno fatto i dischi in italiano, bellissimi.
Articolo e foto di Francesca Cecconi

