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Sick Tamburo live Torino

Il battito di quel tamburo malato continua a mostrarci che non c’è ferita o disperazione che non possa essere trasformata in una splendida canzone di rivolta

Il 5 febbraio i Sick Tamburo tornano a suonare a Torino dopo tre anni di assenza, con un’esibizione in cui l’attitudine feroce del Punk risulta essere l’insospettabile cavallo di Troia con cui la band friulana punta a colpire dritto al cuore i tanti appassionati presenti all’Hiroshima Mon Amour.

È una serata fredda e piovosa, e davanti alla biglietteria una variegata umanità sta affrontando pazientemente il maltempo, nella speranza di poter varcare il prima possibile la soglia del locale. C’è chi sta maledicendo l’apertura malfunzionante del proprio ombrello, osservando con malcelata invidia chi, più previdente, è riuscito a trovare un minimo di sollievo dalle intemperie grazie al cappuccio del parka, mentre qualcun altro, affidatosi alla propria buona stella e confidando in un colpo di fortuna, si allontana sotto la pioggia battente per dirigersi mesto verso casa, deluso dal non essere riuscito a trovare in cassa un biglietto per il concerto, sold out ormai da giorni.

Il popolo dei Sick Tamburo è quanto di più eterogeneo si possa immaginare: a fare la parte del leone è ovviamente la generazione dei Millennials, cresciuti a pane e Prozac+ negli anni della scuola e accompagnati poi nell’età adulta dalla poetica furiosa della musica firmata da Gian Maria Accusani ed Elisabetta Imelio; non mancano però gruppetti di post-adolescenti scalmanati con pettinature stravaganti e la bocca piena di piercing, così come fan un po’ più attempati, ma ancora alla ricerca di quell’energia elettrica che fa rizzare i capelli sulla nuca, caratteristica di ogni buon concerto rock.

La luce viola diffusa dalle teste mobili fa brillare il proscenio come una nuvola di gas interstellare, mentre i tecnici sono indaffarati a sistemare gli ultimi dettagli prima dell’inizio dello show; dietro alla batteria troneggia un’enorme riproduzione in bianco e nero dell’illustrazione che Davide Toffolo ha realizzato per la copertina dell’ultimo lavoro della band, “Dementia” (la nostra recensione), spigolosa come un fotogramma di un film espressionista. Nel frattempo, la sala si sta gradualmente riempiendo di gente, e inizia a esserci movimento dietro la tenda nera a lato dello stage che nasconde l’ingresso per gli artisti. Sono da poco passate le 22:00. Si comincia.

Sulle note del tema di “Attenti a quei due”, avvolti dalla luce rossa che inonda il palco, i Sick Tamburo fanno finalmente il loro ingresso in scena, i visi coperti dagli iconici passamontagna: al quattro della batteria, “Quando bevo” esplode come una molotov, e con essa il pubblico torinese, che inizia a muoversi, compatto come uno sciame di calabroni, al ritmo della musica del quartetto. Il suono della chitarra di Accusani è folgorante come la scossa di un’anguilla elettrica, mentre quello della solista Alice è più rotondo, rifinito ma senza perdere un hertz di potenza sonora, come dimostrato nella successiva “Forse è l’amore”.

“Ho perso i sogni”, primo brano della serata tratto da “Dementia”, riempie la sala di un’atmosfera opprimente – complice il suono cupo del tema di contrabbasso  – che ben si sposa con un testo che racconta della guerra e della devastazione da essa portata, fino almeno al cambio di marcia portato dal ritornello, dove la batteria raddoppia il tempo e il mood si fa gioiosamente aggressivo; “Mi gira sempre la testa” è invece una botta di energia che fa ballare tutta la platea, con Alice e la bassista Elettra che ricordano due Sfingi sadomaso di guardia a una piramide, mentre macinano riff granitici ai lati opposti del palco.

Suoni gravi e metallici, minacciosi come il ruggito disarticolato di qualche creatura infernale, sono un’introduzione particolarmente azzeccata per “Sei il mio demone”, dove l’atmosfera sullo stage si fa sulfurea, velenosa, mentre Accusani confessa al microfono la sua ossessione bruciante; il band leader preferisce la musica alle chiacchiere per quasi tutto il concerto, ma ringrazia spesso e volentieri il pubblico nei pochi secondi di pausa tra i brani, con i suoi Grazie Torino! moltiplicati all’infinito dal delay, che rimbalzano da un angolo all’altro dell’Hiroshima, come a voler andare a comunicare personalmente la propria gratitudine a ogni singolo partecipante alla serata. Il riffing quasi stoner del brano seguente, “Qualche volta anch’io sorrido”, è pesante come un macigno, addolcito solo un po’ dal suono avvolgente dei pad, con buona parte del pubblico impegnato a scatenarsi in un headbanging degno di un concerto metal.

“La fine della chemio” è qui resa dal gruppo in una versione decisamente più aggressiva rispetto a quella da studio, che oltre a innescare un pogo sì scatenato, ma mai violento, riempie gli occhi di buona parte dei presenti di luccicanti lacrimoni di commozione, mentre in quello che è uno dei brani più emozionanti del nuovo album, “Immagina se”, Accusani è illuminato dalla luce gialla delle teste mobili come un angelo in un dipinto rinascimentale, impegnato a cantare il dramma della perdita dei propri ricordi più preziosi.

Siamo agli sgoccioli, o almeno così sembrerebbe, visto che, dopo una sentita interpretazione de “La mia mano sola”, i Sick Tamburo abbandonano il palco, con le note di “Dementia” che cominciano a venire diffuse dall’impianto: dopo pochi minuti, però, è il batterista Carlo Bonazza il primo a fare capolino per riprendere possesso del suo strumento, seguito a ruota da Alice, Elettra e Gian Maria, che imbracciano di nuovo le chitarre per regalare ai presenti una lunga sezione bis, inaugurata da “Sangue e libertà”.

Siete pronti a saltare come dei matti? E anche a cantare, tutto sommato … dice Accusani rivolgendosi al pubblico, che non appena sente partire il riff di “Betty tossica” non se lo fa ripetere due volte e inizia a pogare e a intonare all’unisono con il cantante il testo della canzone; “Andrea” e “Il fiore per te” sono due colpi bassi per il cuoricino tenero di chi è in platea, già provato da una serata carica di quasi insostenibile elettricità emotiva, mentre “A.I.U.T.O.” – un’invocazione che non è qui un grido di angoscia, bensì un rito catartico di liberazione collettiva – conclude la serata tra gli applausi.

Vi devo dire la verità: stasera è stato bellissimo, siete fighissimi, è una delle serate più belle che ci sia mai capitato di passare qui a Torino, confessa alla sala Gian Maria Accusani, visibilmente toccato. Vi ringrazio, è solo grazie a voi se, dopo tanti anni, abbiamo ancora la possibilità di suonare su questi palchi. Cari Sick Tamburo, siamo noi a dover ringraziare voi: ascoltare il battito di quel tamburo malato continua a rappresentare il momento in cui il passamontagna finalmente si solleva, mostrandoci che non c’è ferita o disperazione che non possa essere trasformata in una splendida canzone di rivolta.

Articolo di Alberto Pani, foto di Silvia Sangregorio

Set list Sick Tamburo Torino 5 febbraio 2026

  1. Quando bevo
  2. Forse è l’amore
  3. Agnese non ci sta dentro
  4. Ho perso i sogni
  5. Mi gira sempre la testa
  6. Meno male che ci sei tu
  7. Sei il mio demone
  8. Qualche volta anch’io sorrido
  9. E so che sai che un giorno
  10. Ho bisogno di parlarti
  11. Non c’è pace
  12. Il colore si perde
  13. La fine della chemio
  14. Silvia corre sola
  15. Un giorno nuovo
  16. Immagina se
  17. Fino a farcela
  18. La mia mano sola
  19. Sangue e libertà
  20. Betty tossica (Prozac+ cover)
  21. Andrea
  22. Il fiore per te
  23. A.I.U.T.O.
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