Il nuovo album di Graziano Romani, “Looking Ahead”, uscito il 27 maggio per Route 61 Music, è una piacevole conferma del buon Rock, Folk e Blues che il Nostro, da decenni, porta avanti con grande convinzione. Un ritrovarsi a casa, come i grandi rocker emiliani sanno fare. Un disco che prosegue nell’ottimo solco creativo avviato con l’album precedente, ovvero “Still Rocking” (la nostra recensione), uscito nel 2023, e caratterizzato da un’ispirazione forte e potente, e da una band ben oliata.
Non bisogna commettere l’errore di giudicare questo “Looking Ahead” come una copia ben fatta del lavoro precedente. Certo, anche in questo caso gli arrangiamenti sono del sassofonista Max Marmiroli, fedelissimo di Romani, anima creativa vivace e coerente, ma Romani non è qui per stupirci con effetti speciali. Non svende e non vende la sua natura, anzi. Rilancia e mette avanti il suo talento in un mondo musicale dove genuinità e passione sono ormai merce rara. E così, anche in questo lavoro, si prosegue con l’ottimo periodo creativo, che, forse, è figlio in parte anche di quelle session del 2023, o comunque di uno stato di grazia che da allora permane nel Nostro.
Per il traccia per traccia rimando al sito dell’etichetta che mette a disposizione di tutti i materiali utili per leggere la genesi del disco, con un file con tutte le canzoni spiegate dallo stesso Romani. A noi interessa far cogliere la bella genuinità e l’ottima fattura di questo lavoro, che è un ottimo compagno di viaggio.
La varietà, come già in “Still Rocking”, la fa da padrona, con ballad e brani rock come l’apertura del disco con “Middlejune”, singolo che ha lanciato il nuovo lavoro, oppure “Bright Side of the River”, la canzone decisamente più alla Springsteen di questo lavoro. Chiaro, il Boss risuona sempre in questi ultimi lavori, e ci mancherebbe, dato che Romani ci ha regalato, nel recente passato, due splendidi album di reinterpretazioni di Springsteen. Ma in questo ultimo lavoro Romani è più figlio dell’Emilia che degli USA. Se dopo i primi due ascolti, vi avventurate a de-costruire il disco, allora scoprirete quella che, per chi scrive, è la canzone dalla quale partire per rileggere questo lavoro. In questo modo, scoprirete la vena rockemilia di questo lavoro. Lo ascolterete così in modo diverso, ma molto piacevole.
“Unafraid”, infatti, profuma dei migliori Nomadi di Carletti – Sacco, dei The Gang pre-svolta acustica, e di molta Emilia sudata, caciarona e capace allo stesso tempo di essere terra di festa, quanto di riflessione e impegno. Woody Guthrie aveva un’arma, era una sgangherata chitarra acustica. Saltava sui treni, diretto alla gloria, un vagone merci arrugginito, senza paura. Su quelle sei corde d’argento, tu mettici un po’ di verità, di sogni e di vero amore, ti porteranno lontano… Che tu possa sempre essere senza paura, coraggioso e impavido. Senza paura, scrive Romani di questa sua bella ballad. Vengono alla mente le immagini di Augusto Daolio in barca sul Po, e allo stesso tempo le scene iniziali di “A Complete Unknown”. Insomma, un brano destinato a diventare un classico per chi non si arrende alla musica commerciale. Una composizione da cantare insieme, e Romani saprà valorizzarla nei suoi live. La fisarmonica dà quel tocco di Rock emiliano che ha saputo, un tempo, raccontare storie, rendendole sempre universali. Un pezzo splendido.
Come d’altronde “Universal Law”, altro brano che rimanda alla miglior tradizione rock emiliana, dai Rocking Chairs dello stesso Romani fino ai conterranei Clan Destino degli album solisti. Un brano di solide chitarre, dove la classica formazione rock regala un ottimo sound, mentre la voce di Romani modula parti basse e intensi crescendo, senza dimenticare l’ottima parte di sax di Marmiroli. Una canzone da live, come molte d’altronde di questo ultimo lavoro. Ed è un bene, perché l’habitat migliore di Romani è e resta il palco.
In questo viaggio rimescolato in modo randomico rispetto all’ordine delle canzoni dato dall’artista, non può mancare, dunque, la title track, canzone con un quasi recitato iniziale di ottima fattura. Una ballad di grande impatto emotivo, dove, scrive Romani, un padre parla al figlio adolescente. Parla senza molti rimpianti, della vita vissuta, delle gioie ma anche delle fatiche, degli sbagli e delle trappole. E gli consiglia di lasciare sempre che la vita ci porti dove vuole lei, e che ci prenda quando vuole lei. Di guardare indietro, ma per poi guardare avanti. Sì, guardare avanti… Suona tutto perfettamente, e qui le grandi lezioni nostrane e Oltre Atlantico si fondono insieme in maniera perfetta, con tappeti di chitarre e di tastiere, alla maniera dei migliori songwriter statunitensi.
Romani, insomma, non sbaglia il colpo. Propone un disco in linea con quanto fatto fino a ora, ma che riparte dalle esperienze di omaggi fatti negli ultimi anni, e da queste distilla il meglio, arricchito sempre da fedeli collaboratori che, da Marmiroli a Brown, sono garanzia di suoni familiari nei quali ritrovarsi con il piacere di stare tra amici, attorno al fuoco, in spiaggia o in una cantina, ad aspettare che i tempi non buoni possano finalmente passare. Investite in questo disco, se amate la musica ben fatta, che non vuole stravolgere, ma fornire certezze e conferme, senza furbizia alcuna, a chi ascolta. Non ve ne pentirete.
Articolo di Luca Cremonesi
Track list “Looking Ahead”
- Middlejune
- Singing About Nothing
- Lay Down These Arms
- This Kind of Spark
- Bright Side of the River
- Unafraid
- Universal Law
- In a Just World
- From This Moment On
- Back Alley Beauty
- Looking Ahead
- Last Jukebox on Earth
Line up Graziano Romani: voce, chitarra acustica, chitarra elettrica, chitarra 12 corde, cori, armonica a bocca / Max Marmiroli sax, percussioni, flauto, cori / Franco Borghi pianoforte, organo / Nick Bertolani batteria / Follon Brown chitarra elettrica / Lele Cavalli basso, chitarra 12 corde
