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Laura Misch – “Lithic”: la decompressione neolitica del Nu-Jazz tra litofoni e natura

Il nuovo album esplora il Deep Listening combinando idrofoni, arpe e groove elettronici avvolgenti

Fuori il 5 giugno per One Little Independent Records, “Lithic” è il nuovo lavoro della polistrumentista, vocalist ed esploratrice sonora Laura Misch. Coprodotto e mixato a Berlino dall’autrice insieme a Matt Karmil, “Lithic” si configura come un viaggio a ritroso fino alle origini primordiali del suono, dove avvolgenti atmosfere Ambient, groove elettronici mesmerizzanti e melodie guidate da un sax di stampo nu-jazz tratteggiano un mondo dominato da forze naturali più antiche della Storia stessa.

Chi è Laura Misch

Laura Misch nasce nel 1992 a South London. Lei e il fratellino Tom – che in seguito diventerà un celebre chitarrista e produttore a sua volta – sono immersi tra le note fin dalla più tenera età, anche se, come dichiarerà in seguito, il suo primo vero idolo musicale è stato… Lisa Simpson! La secondogenita della famiglia più celebre della TV americana era infatti, all’epoca, l’unico modello di sassofonista donna a trovare spazio sugli schermi, e la sua influenza convincerà presto la giovanissima Laura a passare dallo studio del pianoforte a quello degli strumenti a fiato. Inizia così a prendere lezioni da Tim Sanders, il quale, oltre a essere il vicino di casa dei Misch, è un leggendario turnista, con a curriculum una impressionante quantità di lavori per le più grandi star degli anni Novanta e Duemila, come Blur, Spice Girls e Kylie Minogue.

Animata da uno spirito iconoclasta che le fa rifiutare a priori ogni genere di formula prevedibile, la talentuosa musicista si fa notare fin dal primo EP “Playground” del 2017, un affascinante, per quanto grezzo, esperimento a cavallo tra Bedroom Pop e Jazz elettronico; nel 2019 torna con il suo secondo lavoro “Lonely City”, le cui sonorità oscure esplorano il senso di disconnessione e isolamento provato da Laura tra le strade della metropoli londinese. Bisognerà però aspettare quattro anni per il primo long playing, “Sample the Sky”, il quale, insieme al suo “gemello” acustico “Sample the Earth” del 2024, viene acclamato dal pubblico degli appassionati e dalla critica specializzata, con “The Guardian” a inserire addirittura quest’ultimo tra i migliori dieci album di musica contemporanea dell’anno.

La ricerca di una strada alternativa a quella, troppo spesso frenetica, dell’industria musicale tradizionale, e soprattutto il burnout sofferto a seguito del massacrante tour atto a promuovere il primo album, hanno portato Laura Misch a ripensare il proprio approccio artistico, andando a sperimentare modalità di composizione e divulgazione della materia sonora più umanamente sostenibili. Ne è un perfetto esempio il “tour lento” portato da Laura lo scorso anno in pochissime, selezionate capitali europee, in cui ogni concerto è seguito da una giornata di workshop ispirati al lavoro della pioniera del Deep Listening Pauline Oliveiros. Questi incontri sono diventati uno spazio comune dove esperti di diverse discipline sviscerano insieme argomenti quali burnout, ascolto collettivo ed equilibrio tra uomo e natura, influenzando il processo creativo che ha portato in seguito Misch a produrre “Lithic”.

“Lithic”

“Lithic” nasce da un intenso periodo di sperimentazione e raccolta di suoni, nel quale foreste, grotte e pareti rocciose della Cornovaglia più selvaggia, così come il vento turbolento del Mar Egeo che circonda l’isola greca di Hydra, diventano protagoniste al pari della voce della Misch e della sua estensione naturale, il sax tenore. Idrofoni, geofoni e microfoni parabolici vengono utilizzati dall’artista per riprendere lo sciabordio delle onde, il respiro delle fronde e la risonanza della pietra, creando così un ensemble orchestrale in cui il suono della natura si fonde naturalmente con quello degli strumenti suonati dai musicisti umani.

Il disco si apre con il breve strumentale “Breathing”, le cui trame si fondono con naturalezza a quelle dell’effettivo primo brano, “Kairos”; l’atmosfera che ne caratterizza il tema principale, gelida e tagliente come il vento del nord, è frutto del campionamento delle Musical Stones of Skiddaw, un raro litofono di pietra risalente a ben 180 anni fa. Il pezzo sembra dividersi in due sezioni distinte: nella prima, protagonista assoluta è la linea vocale interpretata da Laura Misch, che prende per mano l’ascoltatore guidandolo con delicatezza fino al crescendo dinamico della seconda parte, dove le pulsazioni neolitiche ottenute colpendo ritmicamente le pareti di roccia sono il perfetto complemento per il lavoro dei fiati. In chiusura, il canto dolente di un sax solitario colpisce l’ascoltatore non con virtuosismi logorroici, ma grazie a brevi frasi fatte di pochissime note scelte con cura.

“Echoes” è un balletto a tre tra la grancassa in pelle di capra suonata da Matt Davis, il tema del sassofono e la voce flautata della bandleader, mentre in “Siren” quella stessa voce viene sdoppiata e moltiplicata, intersecandosi con sé stessa quasi a voler riprodurre il canto della creatura mitologica protagonista del pezzo. Sono consapevole che evocare i Radiohead sia ormai un riflesso pavloviano fin troppo inflazionato quando si valuta il lavoro delle nuove generazioni, ma nel caso di “Lithic” il paragone è più che pertinente. Il pad atmosferico della sopracitata “Siren”, così come il groove della successiva “Scrolls” – giusto per fare qualche esempio – sono permeati dallo spirito del seminale dittico “Kid A”/“Amnesiac”, avvicinandosi ad alcuni degli episodi più riusciti per il mood avvolgente e la struttura originale delle composizioni. Un paragone da intendere, ovviamente, come un assoluto complimento.

L’arpa eterea di Marysia Osu colpisce con stilettate di pura luce le tessiture melodiche del sax nello strumentale “Fo(r)est”; in “Jealousea”, invece, ad affiancare i vocalizzi di Laura Misch troviamo il pianoforte della guest star Alfa Mist, per un duetto che, in virtù delle sue ricercate armonie jazzy, sembra voler aggiornare al 2026 le atmosfere fumose in stile Cotton Club. “Shell” rappresenta la poetica dell’artista britannica ridotta all’essenziale: accompagnata esclusivamente dalla melodia struggente degli archi, la voce intona il suo canto crudo ma tenero al tempo stesso, un’ode nata tra i paesaggi alieni della piana di Dungeness, dove il brano è stato composto. Chiude il lavoro “Spiral”, in cui l’organo partitivo di Thomas Fournil crea una ragnatela sonora che irretisce l’ascoltatore, permettendo alla linea vocale di iniettare il suo dolce veleno.

Outro

Ascoltare “Lithic” è come perdersi nei meandri di un ecosistema sonoro, allo scopo di riconnettersi con la natura che ci circonda. Rifiutando le logiche della produzione seriale e i ritmi bulimici del mercato odierno, con questo disco Laura Misch traccia una via alternativa per il Nu-Jazz e l’Elettronica contemporanea, a testimoniare come il rallentamento e l’ascolto profondo possano generare gemme preziose, da assaporare con pazienza e cuore spalancato.

Articolo di Alberto Pani

Track list “Lithic”

  1. Breathing
  2. Kairos
  3. Echoes
  4. Siren
  5. Scrolls
  6. Soften
  7. Circle
  8. Fo(r)est
  9. Jealousea
  10. Mythic
  11. Shell
  12. Spiral

Laura Misch online:
Instagram: https://www.instagram.com/lauraemisch
YouTube: https://youtube.com/@lauramisch1327

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