“Cerebro Mundi” è il nono album di Ottodix, nome d’arte di Alessandro Zannier, in uscita il 10 aprile per Gelo Dischi. Annunciato dal singolo “Amigdala” e dal relativo sorprendente video, il nuovo lavoro è coerente con la linea che ha caratterizzato la carriera musicale dell’artista visivo e multimediale trevigiano per oltre venti anni: si tratta di un concept album che analizza una tematica importante per i nostri tempi come la relazione tra le intelligenze naturali e i sistemi complessi.
Nell’arco di un percorso artistico di tutto rispetto, Ottodix ci ha abituato ad album che affrontano in forma concettuale temi scientifici che spesso impattano sull’ambito sociale e politico. Un approccio affascinante e impegnativo, non facile da tradurre in musica fruibile al di fuori della ristretta cerchia delle opere sperimentali. È affascinante anche l’evoluzione progressiva che ha caratterizzato il linguaggio di Ottodix, affrancatosi nel tempo da alcuni stilemi che, a inizio carriera, rimandavano al sound dei Depeche Mode e a certe sonorità care al Trip Hop. Nel 2026 si è ormai consumato il distacco da armonie troppo scontate, così come da linee melodiche orecchiabili che non risulterebbero del tutto credibili in un contesto come quello proposto. Non è una scelta scontata, in tempi in cui la musica sembra essere diventata un bene di puro consumo e il vocabolario (non solo musicale) si è contratto in maniera paurosa.
Complice e curatore insieme a Ottodix della produzione artistica è Flavio Ferri, noto non solo per la sua militanza nei Delta V, di recente tornati alla ribalta con l’eccellente “In fatti ostili”, ma anche per la sua attività di produttore indipendente e fuori dagli schemi nei generi musicali più disparati. La mano di Flavio, per chi lo conosce, si sente distintamente, soprattutto nei passaggi che più si distaccano dai canoni della musica cosiddetta “leggera”.
L’album è nettamente diviso in due: dei dodici brani, i primi sei riguardano il cervello umano, gli ultimi sei l’interessante concetto di cervello planetario. Nel mezzo, un interludio che supera di poco il minuto, il cui titolo “Habitat Mundi” dà un senso preciso a ciò che seguirà. La domanda alla quale Ottodix cerca di rispondere riguarda i motivi che stanno portando la nostra civiltà a un’autodistruzione che, nella sua ottica, appare pressoché certa. La risposta, per l’artista, risiede nel nostro cervello: in particolare, nell’amigdala, un agglomerato di nuclei nervosi che presiede alle pulsioni più intense e negative. A frenarla, non senza fatica, la corteccia prefrontale, che regola invece le funzioni cognitive superiori e controlla gli impulsi. Il discorso è complesso, ma non è affatto fuori luogo, perché il problema nasce nel momento in cui si passa dall’individuale al globale: è lì che gli istinti più bassi diventano collettivi e generano violenza, guerra e prevaricazione, senza alcun rispetto per il cervello planetario, immenso ma delicatissimo, che è il sistema in cui siamo immersi.
Il tema della connessione, e spesso dell’iper-connessione, è un filo rosso che attraversa tutta l’opera di Ottodix, non solo nella musica ma anche nell’ambito delle installazioni che l’artista ha ideato e realizzato nel corso degli anni. Non solo, la sua ricerca approfondisce anche il rapporto tra micro e macrocosmo, nel tentativo di comprendere ciò che più influenza i comportamenti umani, spesso apparentemente irrazionali. Un approccio simile non può essere minimalista, per definizione, anche se abbiamo assistito in passato a prove musicali, specialmente dal vivo, che denudano i brani rimuovendo ogni sovrastruttura e presentandone lo scheletro. “Cerebro Mundi”, nella sua forma, è un album massimalista, perché mette in campo una quantità enorme di materiali culturali, testuali e musicali. Anche per questo è difficile incasellarlo in un genere: somiglia a un album quantistico, se vogliamo forzare l’interpretazione del termine, perché cambia forma a seconda di ciò che l’osservatore guarda. In questo, oltre che nel grande sforzo compositivo e produttivo, risiede probabilmente il suo pregio più importante, che lo differenzia dalla media degli album che ascoltiamo oggi. È anche un album ad alto tasso di stimolazione: chi ascolta non si deve aspettare solo suoni elettronici: incontrerà lungo il percorso distorsioni assai acide affiancate a spunti orchestrali di ampio respiro, grazie anche alla preziosa partecipazione di Nicola Manzan dei Bologna Violenta agli archi.
Come da tradizione, uno o più progetti artistici paralleli accompagnano l’uscita di ogni album (oppure, quantisticamente, possiamo pensare l’esatto opposto: un album accompagna un progetto già concepito). In questo caso, l’idea primigenia si è manifestata nel 2025 con l’installazione “Escalation<>Involution”, allestita al Museo M9 del ‘900 di Venezia. L’album concretizza un segnale di allarme nei confronti dello stato del mondo che ci circonda, e fa appello alla conoscenza condivisa come antidoto al “marciume cerebrale” evocato dal brano “Brain Rot”, ovvero al cibo principale propinatoci dal mondo digitale.
Questa recensione non esamina i brani uno per uno, soprattutto in un album in cui ogni capitolo (il termine “canzone” pare riduttivo) è necessariamente connesso con ogni altro. L’ascolto non è lineare, e la fruizione richiede attenzione: ai testi, in primis, non sempre immediati, e al sottotesto evocato dalla musica, che in molti momenti riesce a essere estremamente visionaria. Se però si dovesse menzionare una traccia che riassuma in sé l’intero messaggio dell’opera, si tratterebbe a nostro parere di “Escalation”, concepita in origine come accompagnamento strumentale nell’installazione citata, e divenuta in seguito un’invettiva verso il crollo verticale dell’Occidente, ben visibile anche negli effetti delle catastrofiche crisi climatiche e ambientali a cui assistiamo ormai sempre più di frequente.
Un lavoro coraggioso e “contro”, quello di Ottodix, che con coerenza percorre la strada tracciata con determinazione e forza di volontà nell’arco di due decenni. Un album che certamente merita un ascolto e una successiva meditazione, e che è in grado di ripagare generosamente del tempo necessario per penetrare nei meandri delle liriche e dei suoni. Soprattutto, un lavoro che sarà interessante ascoltare dal vivo, vista l’attitudine dell’artista a creare spettacoli immersivi, in cui i sensi sono stimolati non solo dalla musica ma anche da visual e scenografie sorprendenti.
Articolo di Marco Olivotto
Track list “Cerebro Mundi”
1. Micropsiche
2. Cerebro_Mundi
3. Brain_Rot
4. Amigdala
5. Artificio_Naturale>
6. Feniletilamina
7. Habitat_Mundi
8. Satellite_Control
9. Il_Ciclo_Dell’acqua
10. Wood_Wide_Web
11. Cammina_Cammina
12. Escalation
13. Cosmopsiche
Line up Ottodix: Alessandro Zannier voce, tutti gli strumenti / Giovanni Landolina interventi chitarra Trk 11, 12 / Nicola Manzan Violini, viole, celli Trk 1, 6, 9
Ottodix online:
Web: https://www.ottodix.it
Instagram: https://www.instagram.com/ottodixmusic
Youtube: https://www.youtube.com/@videodix
Tour (date in aggiornamento)
– 11/04 CASTELFRANCO (TV) Improve Music Place – Ottodix band + Madaski open set: VETTORI
– 15/04 PARMA – Università: short talk+video – Cerebro_Mundi
– 16/04 GENOVA “Global Synapses” MAIIIM (art exhibition)
– 17/04 CARUGATE (MI) – Arci Area: Ottodix + Luisenzaltro
– 18/04 GENOVA – MAIIIM minimal set electro duo
– 12/05 PARMA – Università: – short showcase Ottodix
– 21/05 LECCO – “Escalation” – bipersonale d’arte + performance Ottodix/Afran
– 28/05 MILANO Fabbrica del Vapore – Mostra Arte Etica
– 30/05 PADOVA – Cinema Fronte del Porto Ottodix band + Ombrette
– 13/06 BERLINO – Lab Der Musik – electro set synth/piano
– 02/10 ottobre VENEZIA – Teatro Ca’Foscari – Ottodix full Ensemble
