La diatomea è una microalga unicellulare che possiamo trovare in tutti gli ambienti acquatici, dal fitoplancton oceanico ai letti dei fiumi, rendendo possibile la vita in ecosistemi lontanissimi tra loro, in quanto produttrice di gran parte dell’ossigeno terrestre. Trasportate dal vento in ogni angolo del globo, le diatomee formano una vibrante rete interconnessa, metafora di condivisione e comunità, temi questi che vanno a permeare l’ultimo album di Rossana De Pace, intitolato appunto “Diatomee”, disponibile in digitale dal 30 gennaio, realizzato con il sostegno di MIC e SIAE e distribuito da Universal Music Italia.
Lasciarsi trasportare dal vento
Nata nel 1996 in provincia di Taranto, a Mottola per la precisione, Rossana De Pace è un’artista in grado di miscelare in maniera convincente il cantautorato italiano con moderne sonorità indie-pop e influenze che si rifanno al Folk mediterraneo, senza dimenticare una tecnica vocale solida, dalla personalità molto definita, sviluppatasi nei suoi anni di formazione tra Pescara, Torino e Milano, dove si laurea in canto Pop al Conservatorio “Giuseppe Verdi”.
Nonostante la giovane età, la De Pace può già vantare un curriculum di tutto rispetto: nel 2018 pubblica il suo primo singolo “Senza zucchero”, mentre il brano “Blabla” risale al 2020, anno di nascita anche di GEA Collective, dove collabora come sound designer con la visual artist italo-cubana Isabel Rodriguez Ramos; è fondatrice del collettivo transfemminista “Canta fino a dieci“, insieme a Cheriach Re, Irene Buselli, Anna Castiglia e Francamente, con le quali combatte le discriminazioni di genere al motto di ci contiamo per contare; nel 2023 esce invece il primo ep a suo nome “Fermati mondo”, che la porta in tour in tutta Italia, mentre l’anno successivo canterà le sue canzoni in quattro appuntamenti speciali, dove è accompagnata da un’orchestra di piante (su questo ci torniamo, promesso) oltre che da ospiti come Tormento, Saturnino, Andy Bluvertigo e Cristina Scabbia.
Sempre nel 2024, reinterpreta, insieme ad altri artisti, le canzoni di Pino Daniele in qualità di opening act per i Negramaro nelle date di Milano e Napoli, città dove, nel 2025, viene proclamata vincitrice del “Musicante Award – Premio Pino Daniele” , anno in cui si aggiudica anche il premio “Music for Change“ per il tema migrazioni e popoli, grazie al suo brano “Pelle d’oca”. Arriviamo così a questo inizio di 2026, dove con “Diatomee” Rossana De Pace apre un nuovo capitolo del suo percorso artistico: preceduto dai singoli “Chissà”, “Magna Grecia” e “Madre Padre”, l’album è descritto dall’autrice come diatomee che, come me, hanno viaggiato in diversi habitat naturali, dal mare al cielo alla terra, facendosi contaminare da diverse sonorità che fanno il giro del globo, e temi che ho sviscerato in comunicazione con me stessa, con gli altri e con il mondo.

Diatomee
Rossana ha da sempre un rapporto speciale con la natura, usata nei suoi brani come metafora per stati d’animo universali, ma in “Diatomee” il discorso si va ad ampliare, arrivando a compiere il processo compositivo alla base dell’album in quattro differenti “residenze” naturali – si va dalla Val Pellice, a Torino, fino ai colli parmensi e alla Lunigiana – dove l’artista si è trovata a catturare diversi suoni d’ambiente e, soprattutto, a utilizzare la vegetazione spontanea non più solo come musa ispiratrice, ma come improbabile musicista grazie al sistema PlantsPlay (ve l’avevo promesso ci sarei tornato su): realizzata da Edoardo Taori, questa interfaccia rivoluzionaria permette, tramite l’applicazione di appositi elettrodi sulle foglie o sul fusto, di catturare le sottili fluttuazioni elettriche che attraversano piante e alberi, trasformandole poi in note che possono essere “vestite” con il suono desiderato, che sia quello di un quartetto d’archi, di un pad sintetico o altro. (leggi anche questa Teho Teardo “Plays Twin Peaks and Other Infinitives”).
Spetta alla litania tribale di “Vorrei che fosse voglio” introdurre l’ascoltatore alle atmosfere vibranti ed ancestrali dell’album: in questo primo brano, la De Pace racchiude la propria volontà di liberarsi delle zavorre personali che la trattengono a terra, come una tartaruga che si spoglia del guscio per potersi librare nell’aria, mentre il ritmo ipnotico imposto dalle percussioni fa da testimone a questo rito di autorealizzazione. La successiva “Brava bambina” rappresenta il tentativo di riappacificarsi con la parte più antica di sé per lasciare andare quel senso di colpa in grado, se non tenuto a bada, di condizionare anche e soprattutto le scelte più importanti della vita, mentre la rarefatta “Ci terrà uniti il mare” si rivela un episodio dallo stile cantautorale più classico, dove le note pizzicate della chitarra accompagnano una linea vocale quasi sussurrata, almeno finché la dinamica non cresce e l’invocazione della cantante mottolese travolge il finale del pezzo come le onde del mare in tempesta.
L’incedere della batteria fa di “Rosaria” un movimentato mid-tempo giocato sugli accenti in levare della chitarra, dove l’utilizzo sapiente del riverbero gioca un ruolo fondamentale nel creare profondità nella percezione del panorama sonoro; una linea vocale pesantemente filtrata ci invita invece a lasciarci cullare dal suono cristallino del pianoforte che introduce “Madre Padre”, una lettera d’amore piena di comprensione e affetto dedicata all’umanità dei propri genitori, che non può che colpire profondamente per essere in grado di mettere in musica, con apparente semplicità e l’innocenza propria di chi non ha paura di guardarsi dentro, tutti quei non detti che, nel bene e nel male, fanno parte di ogni rapporto filiale.
“Come noi adesso” è un piccolo gioiellino atmosferico, in cui a una strofa dall’incedere quasi Trip-Hop si contrappone la scintillante apertura in maggiore del ritornello, fino alla lunga sezione conclusiva in cui i vocalizzi della De Pace si fondono senza soluzione di continuità con le fluttuanti architetture sonore della parte strumentale; l’arpeggio della chitarra duetta con Rossana nella successiva “Bambola”, che sorprende per i trabocchetti a base di note sospese di cui è disseminata la linea vocale, mentre il Pop elegante di “Chissà” è una fantasia a tinte pastello, una nuvola di ovatta morbida e calda che sembra voler abbracciare chi ascolta.
Il groove giocoso della sezione ritmica rende trascinante la successiva “Magna Grecia”, in cui i miti del mondo ellenico diventano metafora dell’accettazione di sé; “Stella cometa” è invece caratterizzata dal reprise del tema vocale sentito in apertura al disco, a cui si contrappone stavolta la melodia sinuosa della chitarra a evocare le atmosfere, colorate e chiassose, di qualche megalopoli del subcontinente indiano. “Alternativa” chiude il lavoro con la potenza di un rito magico, un canto primordiale atto a celebrare l’avvenuta metamorfosi della tartaruga appesantita dal suo guscio, ora finalmente pronta a volare libera nel cielo come una farfalla.
Outro
Ascoltare “Diatomee” è come sbirciare nel diario segreto della sua autrice: è la testimonianza di un percorso di crescita, del fare finalmente pace con il proprio sé più autentico per affrontare insieme il mondo, infischiandosene del suo giudizio. Un lavoro ispirato e ispirante, da parte di un’artista che sembra non stancarsi mai di esplorare, sia nella musica che dentro di sé. Leggete anche la Rossana De Pace Intervista a Rossana.
Articolo di Alberto Pani
Track list “Diatomee”
- Vorrei che fosse voglio
- Brava bambina
- Ci terrà uniti il mare
- Rosaria
- Madre Padre
- Come noi adesso
- Bambola
- Chissà
- Magna Grecia
- Stella cometa
- Alternativa
Rossana De Pace online:
Instagram: https://www.instagram.com/pacedeross
Youtube: https://youtube.com/@pacedeross
