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Sons of the East “SONS”

Album che cattura perfettamente l’essenza della band: intimità ed euforia, malinconia e speranza, canzoni che arrivano dritte al cuore

Ci sono album che non hanno bisogno di gridare per farsi sentire. “SONS”, il secondo lavoro in studio dei Sons Of The East, è certamente uno di questi: un disco nato con calma, in un piccolo studio vicino a Sydney, ma capace di risuonare in ogni angolo del mondo. Dopo due anni passati a macinare palchi e a raccogliere sold out dal O2 Shepherd’s Bush Empire di Londra al Troubadour di Los Angeles, il trio australiano formato da Jack Rollins, Nic Johnston e Dan Wallage ha sentito il bisogno di fermarsi un attimo e mettere in musica ciò che aveva vissuto. Il risultato è un album che cattura perfettamente l’essenza della band: intimità ed euforia, malinconia e speranza, sempre con la naturalezza di chi sa scrivere canzoni che arrivano dritte al cuore.

L’album è uscito il 27 giugno per MGM (Metropolitan Groove Merchants) ed è stato anticipato da “Rescue Me”, una delle tracce più potenti del disco. Questa canzone è nata anni fa durante una jam session, racconta Nic Johnston. Il primo memo vocale era un vero caos… ci abbiamo lavorato a lungo, registrando due versioni prima di trovare l’energia giusta. Pur lasciando trasparire il dolore di un cuore spezzato, volevamo che trasmettesse anche un senso di speranza. Il brano cresce da un’intima confessione unplugged a una dichiarazione corale, in cui le armonie tipiche della band esplodono in modo travolgente. È la sintesi perfetta del loro stile, che prende in mano la vulnerabilità di ciascuno di noi per trasformarla in energia condivisa.

Ed è proprio questo il principale elemento distintivo al quale i Sons Of The East hanno abituato gli ascoltatori in questi anni: prendere il folk, il pop-rock, il country e mescolarli con un songwriting elegante e con armonie vocali che fanno da contraltare alle chitarre, al banjo e al mandolino, realizzando canzoni che risultano familiari fin dal primo ascolto. “It’s Alright”, che apre l’album con un semplice e dolce It’s alright / I’ll say it one more time / It’s alright, baby, è un invito a lasciarsi andare, a trovare riparo nelle note di queste ballate solari. “Pour The Wine” ha la leggerezza di un brindisi tra amici, mentre “Head Above The Water” canta la fatica di restare a galla: You try to keep your head above the water / I know it ain’t easy now, ma anche qui con al fondo una nota di speranza e di apertura: So lay down in my arms and let me hold you / It gets better somehow. In ognuna di queste tracce si ritrova la stessa tensione: quella di non negare il dolore, ma trasformarlo in un’occasione di incontro e di aiuto reciproco.

Il disco alterna momenti intimi, come “Wish I Knew”, intriso di rimpianti e domande sospese, ad aperture luminose come “Oh My My”, che vibra di stupore e leggerezza. Non c’è una eccessiva ricerca di effetti, né voglia di stupire a tutti i costi: la produzione è cristallina, costruita intorno alle chitarre acustiche e alle voci, senza mai tradire l’autenticità del suono. È questo che rende “SONS” un album molto fruibile e coeso, che trova la sua forza nella continuità piuttosto che negli effetti speciali.

Con “SONS”, i tre australiani non cambiano certo il volto del folk, ma lo tengono vivo e attuale nel presente. Alcune canzoni sono nate in tour, altre a casa o in studio, ma tutte hanno preso vita in modo unico” spiegano. Ed è proprio questa unicità a trasparire canzone dopo canzone: la capacità di rendere ogni brano un piccolo mondo in cui rifugiarsi. Quando arriva la chiusura con “Hard To Tell”, resta addosso la sensazione di un viaggio che non ti lascia risposte, ma che ti insegna a convivere con le domande stesse: Yeah, it’s hard to tell, yeah, it’s hard to tell / Hard to tell sometimes at all.

Si tratta di un album che rende anche molto bene l’idea dell’energia che i Sons Of The East sono capaci di sprigionare dal vivo, quella che ha già convinto più di 100.000 persone in tutto il mondo e che li ha portati a superare i 700 milioni di streaming. Molti dei brani sembrano scritti appositamente per essere cantati in coro: ci si immagina facilmente platee intere che si lasciano trascinare dai ritornelli, trasformando un concerto in un rito festoso collettivo. Non è un caso che la band sia riuscita a costruire una carriera solida senza compromessi, restando indipendente, ma diventando comunque un fenomeno globale.

Il futuro dei Sons Of The East è già scritto nelle date del loro nuovo tour mondiale, oltre 40 concerti partiti l’8 agosto da Melbourne e che li porteranno anche in Italia, ai Magazzini Generali di Milano il 10 settembre.

Articolo di Pietro Broccanello

Track list “SONS”

1. It’s Alright
2. Sweet Thing
3. Rescue Me
4. Pour The Wine
5. Recognise
6. Ten Days
7. Time Will Tell
8. Wish I Knew
9. Get Even
10. Oh My My
11. Head Above The Water
12. Hard To Tell

Line up Sons of the East: Jack Rollins, Nic Johnston, Dan Wallage

Sons of the East online:
Website: https://www.sonsoftheeast.com/
Instagram: https://www.instagram.com/sonsoftheeast

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