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Roberto Molle – “Volevo solo scrivere di musica”: la critica oltre il mainstream

Un libro sul valore della critica musicale indipendente, tra competenza, libertà di giudizio e cultura dell’ascolto

Il 15 maggio 2026 è uscito il ponderoso volume di Roberto Molle, “Volevo solo scrivere di musica” (Giorgiani Editore, 20 euro), un testo che è un balsamo per chi scrive e si dedica al mondo delle sette note senza essere parte di un sistema sempre più chiuso, ermetico e inavvicinabile. Il lavoro dell’iconico giornalista pugliese, curatore da anni di un’ottima rubrica sulla testata leccecronaca.it, è un volume che rincuora chi scrive di musica e chi, in generale, forte di una passione e di alcune competenze e conoscenze, vuol condividere idee e impressioni su dischi, live, libri, quadri, mostre, film e così via. Il punto di partenza è tanto semplice quanto non scontato. Ed è ben spiegato nella prefazione di Federico Guglielmi, uno dei più importanti giornalisti musicali del nostro Paese, e nella breve presentazione che lo stesso Molle firma in apertura del saggio. In estrema sintesi, il concetto è volevo solo scrivere di musica e, alla fine, è quello che Molle è riuscito a fare. L’attenzione va posta su quel “solo”. La chiave di volta di queste 400 pagine è tutta lì. E credetemi, non è poca cosa.

Il mondo è evoluto e la digitalizzazione ha portato tutti e tutte a essere esperti ed esperte di qualsiasi cosa. C’è chi è primario del proprio studio, c’è chi è fotografo sul proprio Instagram, c’è chi è scrittore e narratore grazie ai post dei suoi canali social, c’è chi è regista dei suoi video su YouTube e così via. Tutta questa rivoluzione, che ovviamente apre a una democratizzazione che nessuno nega, anzi, ci mancherebbe, è il centro del fiume, di questo continuo scorrere. Tuttavia, conoscenze e competenze sono passate in secondo piano. Certo, Baricco ne I barbari lo aveva detto e, prima di lui, in modo splendido, Walter Benjamin: la nostra capacità di fare esperienza è cambiata, anzi mutata. Ben venga che non ci siano più, per dirla in modo colto, “Un musico fallito, un pio, un teorete / Un Bertoncelli o un prete a sparare cazzate”. Questo, però, non ha portato a un aumento della qualità, ma semmai alla standardizzazione dei comunicati stampa imperanti. Si trovano ovunque e sostituiscono chi, capace, competente e con conoscenze, un tempo aveva uno spazio – pur se nel recinto chiamato riviste – dove poter raccontare, spiegare, discutere, recensire o stroncare. Era parte del gioco ed era giusto che fosse così, ma ne era legittimato proprio da quel recinto, perché una recensione nobilita e, anche se tumula, consente sempre, dopo tre giorni, di resuscitare. Gli esempi non si contano più, dal Vasco tossico di Sanremo agli strappi delle viti per l’uscita di Pop degli U2, solo per citarne alcuni. Che fare, dunque?

Un caso emblematico è quello di Roberto Molle. Si è preso uno spazio, in provincia, nel Sud del Sud dei Santi, come diceva un suo illustre conterraneo che non amava i critici, e ha ripreso a fare quello che si è sempre fatto. Con passione, con conoscenze e con competenze. Alcune proprie, alcune acquisite sul campo, altre apprese cammino facendo. Il tutto spinto da quel “solo”, e cioè scrivere per far conoscere, nel suo caso, un disco, un genere, un live o un artista, uomo o donna che sia, giovane o anziano, italiano o di altri Paesi. La formula magica, anzi, per stare sempre nel rimando delle citazioni, “la parola magica deve essere semplice”: onestà. La passione non basta, lo dice bene Guglielmi e lo conferma Molle: serve poi la capacità di comunicare ciò che un disco, un live, un genere, un artista ti ha trasmesso.

Allo stesso tempo, la libertà di questi tempi, ben lontana dall’essere fatta di spazi infiniti da riempire sempre e solo con gli stessi testi, permette di spaziare in varie direzioni e di scegliere di raccontare ciò che è sotterraneo, ben nascosto e si muove su circuiti diversi. Ed ecco che il testo di Molle non solo rappacifica, ma diventa parte di quelle corrispondenze descritte da Charles Baudelaire. Perché anche noi, nel nostro piccolo, questo facciamo. Solo che, prima del libro di Molle, c’era il sospetto di essere evanescenti, inutili e insignificanti. Poi scopri che c’è chi, nel Sud del Sud dei Santi, da anni resiste con grande stile, parlando di Tupamaros tanto quanto di Peter Gabriel (la nostra recensione), di Fabrizio Tavernelli (la nostra recensione) come di IOSONOUNCANE (nostra recensione), di Daniela Pes (la nostra recensione), di Marcello Consolo, di Maria Mazzotta (la nostra recensione), di Cerfeda, di Mardi Grass, di Le Violente Lune Elettriche e di tanti altri album che animano ciò che si muove sotto lo strato, spesso melmoso, del mainstream. 

Poi i live, e anche qui affinità, come per Cristiano Godano (la nostra recensione), Diaframma (la nostra recensione), Glen Hansard (la nostra recensione), Giro di Banda, Cesare dell’Anna, e poi divergenze: Creedence Clearwater Revived, La Notte della Taranta, Andrea Sabatino e Vince Abbraccio, e altri ancora. La terza parte è dedicata alle storie, con Lucio Battisti, Ian Curtis, Franco Battiato, Moondog, Marco Ancona, Lee Fardon e così via. Infine, spazio alle interviste – Federico Guglielmi, Umberto Palazzo, Ugo Sbisà, Fabrizio Tavernelli – e a tre bonus track, come ci si aspetta nei live seri.

Oltre a far spendere un mucchio di soldi – tutti ben spesi, sia chiaro – per arricchire la propria collezione, il libro di Molle è un’ottima guida per orientarsi nel mondo del poco noto e scoprire lavori e progetti molto interessanti. Allo stesso tempo, è un saggio che riconcilia, ti permette di respirare e aiuta a capire che, alla fine, quello che conta è raccontare perché un disco piace, emoziona e ci fa stare bene. Saranno pure cose banali, ma sentirle dire da chi, in questo modo, è diventato una vera autorità fa del bene, incoraggia e permette di proseguire su questa strada che è tutto fuorché linda, liscia e serena.

Articolo di Luca Cremonesi 


Quando è stato pubblicato il saggio di Roberto Molle e per quale casa editrice?
Il volume è uscito il 15 maggio 2026 al prezzo di 20 euro per la casa editrice Giorgiani Editore.

Chi ha firmato la prefazione del libro e qual è il suo ruolo nel panorama critico?
La prefazione è stata curata da Federico Guglielmi, riconosciuto come uno dei più importanti giornalisti musicali italiani.

Chi è l’autore del saggio e qual è il suo percorso nel giornalismo culturale?
L’opera è scritta da Roberto Molle, iconico giornalista pugliese che da anni cura una rubrica sulla testata leccecronaca.it.

Quali temi e argomenti vengono trattati all’interno delle quattrocento pagine del volume?
Il lavoro esplora la critica e la saggistica musicale nell’era digitale, affrontando recensioni discografiche, report di concerti live, narrazioni di storie di artisti, interviste a protagonisti della cultura e consigli di ascolto legati sia al panorama indipendente sia alla Musica d’autore e al Folk

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