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David Prudhomme “Rebetiko (La mala erba)”

Il graphic novel di Prudhomme svela la repressione del Rebetiko sotto Metaxas e la forza culturale di una musica meticcia e ribelle

Nella Grecia del dittatore Metaxas, il Rebetiko è messo al bando. Così, quella musica popolare e passionale si fa clandestina: i rebetes la suonano e la ballano di nascosto nei caffè, ma sono costretti a fughe e risse notturne. Questo, in estrema sintesi, è il sunto del volume “Rebetiko (La mala erba)” (Coconino Press, 23 euro), uscito nel febbraio 2026. Il graphic novel è realizzato da David Prudhomme, autore di fumetti francese conosciuto per essere un artista prolifico e, allo stesso tempo, mai banale.

L’opera racconta, come si legge nella nota al termine del volume, uno spaccato della storia del tentativo di repressione della musica rebetika durante i primi decenni del ’900, in Grecia. Metaxas negava la possibilità che questo genere musicale potesse proliferare per un semplice motivo: era una musica meticcia, nata cioè dalla contaminazione fra tradizione turca e greca. Due mondi, parafrasando “Mediterraneo”, che hanno una faccia e sono una razza. Un adagio popolare per dire che si tratta di tradizioni nate sui confini, dove le differenze si assottigliano e dove il mescolarsi è la vera matrice del mondo.

Prudhomme realizza un graphic novel che condensa, in una notte e in una mattina, la storia di un mondo. Taverne, persone ai margini, artisti del popolo, fumo e alcol, storie di periferia, uomini (soprattutto in questo primo volume) e donne: un mix che mostra i luoghi dove questa musica ha preso vita, e dove ha saputo resistere. Un suono che oggi rappresenta soprattutto la Grecia e che racconta la tristezza e la gioia di chi resta ai margini della vita.

In Italia la storia del Rebetiko è nota, in tempi recentissimi, grazie a Vinicio Capossela (il libro “Tefteri” e il suo album “Rebetiko Gymnastas”), mentre, in tempi meno recenti, grazie al lavoro di De André e Pagani. Il blues dei poveri, o meglio il blues del Mediterraneo, dato che il Rebetiko condivide con il Blues d’oltreoceano proprio la natura di musica delle classi meno agiate. La felice dittatura della musica del Mississippi ci ha fatto dimenticare le radici della musica europea e così il Rebetiko, come tanti generi e sottogeneri nati attorno al mare chiuso fra Africa ed Europa, è diventato musica etnica.

David Prudhomme, con un ottimo tratto francese, fatto di precisione, morbidezza delle linee e colori mediterranei, riporta a galla la storia di questa musica, e ci porta nel cuore della macro-storia europea — i tempi dei dittatori — e nella microstoria delle popolazioni greche. Nelle taverne, nelle fumerie d’oppio, nei vicoli delle strade di Atene e delle isole, i suonatori di Rebetiko — reali, pur se la storia è del tutto originale — devono fare i conti con un’intolleranza tipica di ogni regime. Come in Cile, dove la musica venne estirpata con la presa del potere di Pinochet, così in Grecia la repressione aveva il compito di impedire il racconto delle storie della vita quotidiana. Anche il ballo doveva essere eliminato, perché ogni dittatura ha un compito: controllare i corpi. Tutto il potere è da sempre bio-potere, cioè controllo e repressione della vita. La notte raccontata da Prudhomme, dunque, è il contro altare delle tenebre della dittatura. La taverna, il luogo dove la musica di contaminazione continuava a vivere, è l’incipit di una rivoluzione che lotta contro l’omologazione. La vita ai margini di questi musicisti rappresenta la rottura del rigore e dell’ordine proposti e imposti dai dittatori.

Nel primo volume tutto questo viene raccontato dal punto di vista dei musicisti uomini, mentre nel secondo tomo si parla del ruolo delle donne. I rebetes da un lato e le rebetisse dall’altro — protagoniste della seconda storia, spostata avanti nel tempo di quindici anni, dal titolo “Rebetisse. L’Antidoto” (Coconino Press, 23 euro) — sono dunque al centro di una storia di resistenza, nella quale l’arte popolare ha avuto il compito di salvaguardare un’identità dal tentativo di omologazione. La musica, ancora una volta, come antidoto alla persecuzione, esattamente come accadeva nei campi di cotone della lontana America del Nord.

Due volumi intensi, che dimostrano come il linguaggio del fumetto sappia sempre cogliere sfumature che sfuggono alla parola scritta e che sono insite nel colore della musica.

Articolo di Luca Cremonesi

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