Per l’album “In Fatti Ostili RMX” dei Delta V (la nostra recensione) Livio Magnini ha remixato “Provincia meccanica”. Nell’intervista scopriamo la sua visione del brano: la provincia italiana sospesa tra Dancefloor e incursioni Industrial, in uno sviluppo dissonante che tesse una maglia claustrofobica intorno al cantato, che descrive un panorama emotivo attraversato da ansia e isolamento. Marti, però, non smette di correre. Oltre alla militanza nei Bluvertigo, Livio Magnini vanta collaborazioni eccellenti a vari livelli come produttore, sound engineer e direttore tecnico. Tra i nomi più rilevanti, Giorgia, The Bloody Beetroots, Caparezza, Cristina Donà, Franco Battiato e molti altri. Insegna Sound Design presso SAE Milano.
La prima domanda riguarda una possibile connessione storica e stilistica tra i Delta V e i Bluvertigo: entrambi hanno contribuito a ridefinire il rapporto tra Rock, Pop ed Elettronica. La tua rilettura di “Provincia meccanica” è partita con un obiettivo sonoro preciso o hai concepito il remix dandoti carta bianca?
Sicuramente Delta V e Bluvertigo hanno sempre avuto un legame stilistico e di pensiero, e per questo remix, dopo aver riascoltato la versione a cappella del brano, ho immaginato uno sviluppo in crescendo e ho cercato di lavorare sulla sensazione più che sulla sonorità.
Il titolo e il testo evocano paesaggi industriali e una routine “meccanica”. Nel tuo remix si percepisce un’ulteriore tensione emotiva rispetto all’originale, come l’hai concretizzata?
Sono partito esattamente dai paesaggi che hai definito tu e da lì ho cercato di dare uno stato d’animo, forse proprio perché questa provincia meccanica è stata anche la mia provincia, un po’ la mia culla. Da quello ho trasferito la mia emozione, passando dallo “spazio” tra aria e spazio vuoto.
La tua esperienza come sound designer ti ha portato a concepire questo lavoro più in stile dancefloor-club o guardavi verso atmosfere industrial-noise?
Sono passato da entrambe, ma credo senza intenzionalità, volevo provare a dare alla traccia la mia sensazione di “città”, un cuore pulsante di rumori, di ritmo e di assenza.
Oggi siamo dominati da algoritmi musicali velocissimi. Che significato ha per te un’operazione di remix con colleghi che provengono dalla stessa scena di riferimento?
Non mi curo degli algoritmi, se non per trarne vantaggio, il che vuole dire che come esiste il MIDI esiste l’AI, che al momento mi annoia. Qualsiasi operazione in cui si fa musica, ci si confronta e si usa un po’ di onestà intellettuale e poche menate è di mio interesse, e poter collaborare con amici e persone che stimo è solo una bella esperienza!
Articolo di Alessandro Casula
Foto di Francesca Cecconi
