“Reliance” dei Soen, fuori il 16 gennaio via Silver Lining Music, conferma una personale opinione che troverete in altre mie recensioni di album scandinavi: in Svezia i generi e le sfumature sono visti come molto più contaminabili senza remore, rispetto a quanto band di altra nazionalità temono maggiormente di perdere credibilità mescolando per esempio melodie smaccatamente orecchiabili con stili più pesanti e rigorosi. I Soen, in giro dal 2012 e protagonisti di un’evoluzione stilistica non sempre lineare, non smentiscono questa teoria con la loro stessa discografia, e la confermano con questo album, che riapre la porta a sonorità Metal potente ma in brani la cui vocalità sfiora il Pop (ma anche il Dad Rock) e in cui gli assoli potrebbero essere di David Gilmour anche se sotto cocaina.
Dagli inizi forse troppo Tool-oriented che li posizionavano in area Prog, sono passati attraverso incidenti produttivi (“Lykaia”) e riposizionamento Pop Metal (“Imperial”, “Memorial”) che li ha messi però a rischio di appiattimento, e, malgrado l’esplicita ammissione del cantante Joel Ekelöf in recenti interviste di evitare di “annoiare” con il Prog puro, “Reliance” è la dichiarazione del batterista-fondatore Martin Lopez di voler uscire dall’impasse sporcando nuovamente il suono, forse recuperando quella pesantezza sonora organica che un tempo li avvicinava ai primi Opeth, in cui ha militato, o ai Tool, ma filtrata dalla loro maturità. L’album inizia infatti con i cannoni con il singolo “Primal”, brano di critica sociale sulla rinuncia all’individualità causata dai social media: Metal e doppia cassa, batteria potente, con Lopez che ci dice Hey, sono qui! E stavolta, ehm, ho curato i suoni perché sentiate quanto sono cattivo. La canzone si articola però sulla melodia e su ritornelli accattivanti più che sulla complessità compositiva.
Melodicamente “Primal” è fratello del terzo brano “Discordia”, tanto che per non accusarli di auto-plagio già al terzo brano facciamo finta siano due parti di una suite, e saltiamo a “Discordia”, dalla struttura a tensione / rilascio, con pesanti riff alternati a melodie, stavolta per raccontare temi più personali e non sociali. Qui si parla della necessità in controtendenza di affidarsi agli altri, reliance in Inglese, come da titolo dell’album, anziché celebrare l’individualità e il culto dell’ego e la priorità dei bisogni personali che condizionano molta parte della società oggi. Secondo singolo già uscito, vista la semplicità strutturale potrebbe durare la metà del tempo perché arriva al limite della noia. Forse rinunciando a essere “radiofonici” avrebbero potuto davvero fare una suite lunga del primo e del terzo brano. Torniamo indietro al secondo brano, “Mercenary”, dichiaratamente scritto per il live, e chi si rivede, il riff a doppia cassa su una intro militare che ricorda degli Iron Maiden rivisitati. Ma il ritornello è fortemente melodico, ai limiti degli ABBA, confermando la cifra di questa band che intenzionalmente oscilla fra il metallo pesante e la melodia emotiva ed estremamente orecchiabile.
La band, di fatto un super-gruppo, esprime distintamente le cinque personalità, anche grazie alla produzione nitida del giovanissimo Alexander Backlund: lo stile vocale emotivo e alternativamente melodico o tirato di Ekelöf, la batteria rocciosa di Lopez, le tastiere e la chitarra ritmica pulita o Djent di Åhlund nei frequenti unisoni, la chitarra solista limpida e presente di Ford, e il basso dello storico Stefan Stenberg, fondatore e recentemente rientrato dopo la dipartita dopo 5 anni di militanza dell’ucraino Zlatoyar.
“Axis” non risparmia i riff Metal, sempre in un alternarsi dinamico piano e forte. In questo brano la melodia è molto più un tutt’uno col lavoro della ritmica, sempre con doppia cassa protagonista, senza però stavolta indulgere nel Pop e con un assolo Classic Rock che si allontana dal Prog. Se “Primal” è una suite con “Discordia”, questo brano è la controparte epica di “Mercenary”. Anche in “Huntress” non manca l’evidenza della batteria di Lopez, ma stavolta per entrare in un brano malinconico e melodico, che contiene uno degli assoli più virtuosi dell’album insieme forse a quello di “Unbound”, che marcia più o meno come “Mercenary” facendomi suggerire di nuovo una suite epica ideale con questa canzone e “Axis”, perché anche qua la poca fantasia prosodica nell’insistere su un fraseggio che si affida a tutte le possibili parole sdrucciole della lingua inglese fa suonare le strofe ripetitive e un po’ tutte simili fra loro, e simili anche a Sergio Caputo a dire tutta la verità.
“Indifferent” è la ballad, con intro acustica, voce che si richiama al Metal Core nella nasalità, e assolo modale che si intreccia con la base di piano; è melodica senza essere Pop e stacca con il resto dell’album anche se è sempre rigorosamente basata sulla struttura semplice della canzone strofa / ritornello. “Drifter” calca ancora la mano su pesanti riff con le corde abbassate e le rullate di cassa che si alternano a strofe più leggere ma fa fulcro sempre sulla vocalità del ritornello stando ben lontana dalla struttura complessa del Prog. “Draconian” non è diversa, forse la vocalità suona ancora più Dad Rock da sfiorare Chad Kroeger.
Sono canzoni da concerto, da headbangare sui riff e cantare sui ritornelli. L’annunciato tour americano con i Dark Tranquillity può far pensare a una progettualità precisa nella composizione di questo album, come se fosse stato pensato per i live statunitensi. La conclusiva “Vellichor” inizia ecclesiastica e chiude l’album richiamandosi alla tendenza a finire su una nota più melodica alla quale si arriva però a fatica, e se non fosse per gli assoli come sempre curatissimi sarebbe dimenticabile.
In sintesi, i Soen si assicurano che la credibilità Metal sia garantita, ma senza uscire da una orecchiabilità studiata, e senza più avventurarsi in complessità compositiva e ritmica come nel loro primo periodo. Una parola sulla notevole copertina, che non è un lavoro su ordinazione, ma un’opera orgogliosamente italiana del 2023 in acrilico e inchiostro SU CARTA (sì, niente digitale, niente AI) dell’artista Le Nevralgie Costanti (Mirko Rossi), il cui immaginario esplora trasformazioni bio-ingegneristiche di figure che danno vita ad emozioni in una realtà parallela.
Articolo di Nicola Rovetta
Track list “Reliance”
- Primal
- Mercenary
- Discordia
- Axis
- Huntress
- Unbound
- Indifferent
- Drifter
- Draconian
- Vellichor
Line up Soen: Joel Ekelöf voce / Martin Lopez batteria / Lars Enok Åhlund tastiere e chitarra / Cody Ford chitarra solista / Stefan Stenberg basso
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