Mike Patton a Prato, ed è Mondo Cane

Mike Patton Mondo Cane
Mike Patton in Mondo Cane

Testo di Federico Mazzoncini

Foto di Francesca Cecconi

Come se non fosse sufficiente il caldo torrido di questo ultimo scorcio di estate, il 31 agosto arriva a innalzare ulteriormente la temperatura in Piazza Duomo a Prato il multiforme Mike Patton, singer californiano dai legami profondi e solidi con il Belpaese, accompagnato dai musicisti del suo progetto italo-pop-noise Mondo Cane.

Tom Waits, per citare un’altro freak innamorato di Bella Italia, ama ricordare come la musica in fondo sia soltanto “qualcosa di davvero interessante da fare con l’aria”. E Mike Patton di cose con l’aria che gli esce dai polmoni ne sa fare di bizzarre.

Molto. Ma non (tutte) stasera.

Stasera Mike respira gli anni ‘50 e ‘60 italiani, le frivolezze del boom economico e le sperimentazioni delle contestazioni giovanili, quindi le bizzarrìe vanno limitate, o almeno calibrate.

E lui è un maestro, in questo. Si parte (con quasi un’ora di ritardo rispetto all’orario previsto) con una lisergica Il Cielo in Una Stanza” che ci porta dritti a “Che Notte”di Buscaglione, aperta da una salva di colpi di rivoltella (giocattolo) esplosi dal nostro eroe. E via, avanti nella notte pratese, si salta disinvolti da Edoardo Vianello ai Blackmen (“L’Urlo Negroè un’occasione d’oro per Mike, che urla come un posseduto), da Tenco a Nicola Arigliano in un tripudio di arrangiamenti in bilico fra Morricone e Blixa Bargeld.

Una delle highlights assolute della serata è lo strepitoso eros mambo di “Deep Down” che ci porta dritti su un divano di velluto porpora con Diabolik, il Re del Terrore, e la sua amata Eva Kant. Brividi blu.

In chiusura di tale e tanta cavalcata nella memoria collettiva di un’intera nazione, Mike ritorna ai suoi personalissimi esordi, dando la buonanotte al pubblico con una magica Retrovertigo, dai tempi dei Mr. Bungle, il gruppo con cui tutto è iniziato nel 1985.

Una performance divertente e divertita, con un’ensemble di musicisti elastica e pronta ai capricci del ringmaster Patton che guida la faccenda continuamente in equilibrio fra il tributo e lo sberleffo agli italiani ed ai loro vezzi e costumi, condendo il tutto con una sana dose di turpiloquio, da sempre un piatto forte delle sue performance.

Un monello lasciato libero di pasticciare nella collezione di dischi del vecchio zio italoamericano e di metter su qualsiasi cosa catturi al momento il suo estro.

E ricordatevi di dire allo zio di chiudere BENE l’armadietto dei medicinali.

Setlist

Il cielo in una stanza (Gino Paoli)

Che notte! (Fred Buscaglione)

Ore d’amore (Fred Bongusto)

20 km. al giorno (Nicola Arigliano)

Quello che conta (Luigi Tenco)

L’urlo negro (The Blackmen)

Doce doce (Fred Bongusto)

Deep Down (Christy)

Pinne, fucile ed occhiali (Edoardo Vianello)

Scalinatella (Roberto Murolo)

L’uomo che non sapeva amare (Nico Fidenco)

Canzone (Don Backy)

Ti offro da bere (Gianni Morandi)

Storia d’amore (Adriano Celentano)

Lontano, lontano (Luigi Tenco)

Yeeeeeeh! (The Primitives)

Senza fine (Gino Paoli)

Sole malato (Domenico Modugno)

Dio, come ti amo (Domenico Modugno)

Una sigaretta (Fred Buscaglione)

Retrovertigo (Mr. Bungle)